Dante Alighieri non rinnega le proprie origini né i luoghi legati alla sua infanzia, ma li avvolge in un silenzio carico di malinconia, trasfigurandoli poeticamente in scenari universali come Paradiso, Purgatorio e Inferno. In questa dimensione simbolica si riflettono non solo i suoi tormenti spirituali, ma anche il legame profondo con i familiari.
IL GIARDINO DEGLI ABATI
La madre di Dante, Bella degli Abati, proveniva da Montegemoli, così come qui vi risiedevano diversi parenti della famiglia materna. Il poeta ebbe dunque un legame familiare con questo territorio che, pur non esplicitato nelle sue opere, rimane sullo sfondo della sua vicenda biografica. Alle pendici del borgo, a memoria di questa tradizione, le è stato dedicato uno spazio verde; il Giardino degli Abati.
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CASTELLO DI MONTEGEMOLI
La figura paterna di Dante, Alighiero, appare più controversa. Secondo alcune tradizioni locali era di orientamento ghibellino e, per sottrarsi alle tensioni politiche dell’epoca, avrebbe soggiornato per un periodo a Montegemoli, dove conobbe Bella degli Abati. In questo contesto alcuni studiosi hanno ipotizzato che proprio qui possa essere nato Dante nel 1265.
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CHIESA DI SAN BARTOLOMEO
Nel Medioevo era infatti comune che una donna incinta si ritirasse presso la propria famiglia d’origine per il parto, assistita da parenti e levatrici. E in tali casi anche il battesimo veniva celebrato nella pieve o nella chiesa battesimale del luogo di nascita. Secondo una tradizione riportata da don Bocci, Dante sarebbe stato battezzato nella chiesa di San Bartolomeo del borgo.
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PALAZZO DEI PRIORI
Bella degli Abati morì quando Dante aveva circa cinque anni; poco dopo Alighiero si risposò con Lapa del Cialuffi di Montecoloreto e si stabilì a Firenze. Prima del trasferimento definitivo, il padre fu attivo anche nel contesto politico ed economico della fiorente Volterra, dove esercitava attività di prestito anche per il Podestà. Dunque, una relazione speciale con il palazzo comunale e con il suo territorio. Ciò rende plausibile che fosse a conoscenza delle peculiarità naturali dell’area volterrana, estesa fino ai “fumacchi” di Castelnuovo; conoscenze che, direttamente o indirettamente, potrebbero essere giunte anche al giovane Dante.
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LE FUMAROLE
Non è casuale che Dante utilizzi l’immagine concreta di acque spinte verso l’alto dai vapori sotterranei per esprimere la violenza dei sentimenti: secondo la fisica aristotelica medievale, il calore interno della terra genera sorgenti e fenomeni naturali, ma diventa anche metafora della pressione interiore dell’amore. I versi «Versan le vene le fummifere acque / per li vapor che la terra ha nel ventre, / che d’abisso li tira suso in alto», dalla sua canzone Io son venuto al punto de la rota delle Rime petrose, richiamano in modo suggestivo i paesaggi geotermici dell’alta Val di Cecina, con soffioni e fumarole che ancora oggi evocano scenari quasi infernali.
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CASTELLO DI SASSO PISANO
La parte alta della Valdicecina è conosciuta anche come la Valle del Diavolo, con i suoi soffioni ruggenti, le fumarole, i vapori sulfurei e la terra bruciata che ribolle dal sottosuolo. Sebbene niente documenti connessioni d’ispirazione, offriamo certamente uno dei paesaggi più vicini all’immaginario infernale descritto da Dante. Qui la natura sembra violata da forze invisibili, tra fiumi bollenti, piogge di calore e distese aride senza vita.
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CASTELLO DI MONTECERBOLI
L’inferno è di casa nostra. I fumi, le nebbie e l’odore sulfureo, talvolta nauseabondo, hanno ispirato nel tempo numerose leggende sul diavolo e sui suoi sottoposti. La più conosciuta racconta che, in certe notti, l’odore di zolfo si faccia ancora più intenso: sarebbero le porte dell’Inferno ad aprirsi, accompagnate da latrati sinistri. È Cerbero, narrato anche da Dante, che ritorna dagli abissi, ai piedi della montagna di Montecerboli, il cui nome, per suggestione, viene spesso collegato al mitico cane infernale.
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