Il museo “Le energie del territorio” di Radicondoli, proseguendo nella valorizzazione del proprio patrimonio ambientale organizzò nel periodo 15/12/2011- 07/01/2012 nella Sala Mostre Sergio Pacini del Palazzo Bizzarrini di Radicondoli una mostra di pittura.
Il museo “Le energie del territorio” di Radicondoli, ha tra i propri obiettivi anche la valorizzazione del patrimonio naturale locale, e a tal fine ha organizzato, nel periodo 15/12/2011 – 07/01/2012 nella Sala Mostre Sergio Pacini del Palazzo Bizzarrini di Radicondoli, una mostra di pittura sul tema “Arte e geotermia”, con il patrocinio della Regione Toscana, del Comune di Radicondoli, della Fondazione Musei senesi, e con la partecipazione di COSVIG (Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche) e di Ges (Geo Energy Services).
Sono state raccolte 24 opere appartenenti a Società, Banche, Associazioni e Privati che le hanno messe a disposizione.
La mostra è stata inserita tra gli eventi realizzati in provincia di Siena per i 150 anni dell’Unità d’Italia poiché proprio nel 1861 era iniziata in quest’area, a cavallo tra le province di Siena e Grosseto, la produzione industriale di acido borico da fonte geotermica.
Infatti la Società Travalese (poi Coppi e Toscanelli) nata nel 1860, l’anno successivo cominciò a produrre e commercializzare, ai lagoni di Travale, acido borico (circa 9000 kg/anno) e fu attiva sino al 1916, quando fu assorbita dalla Società Boracifera di Larderello.
Il paesaggio come musa
Le opere esposte trattano paesaggi e particolari dell’area geotermica toscana. Un territorio che sin dall’antichità ha stimolato la fantasia e le arti.
A partire dagli Etruschi che vedevano in questi territori la dimora degli dei, tanto da impiantarvi stabilimenti termali con templi elevati a gloria delle divinità.
Per arrivare a Dante Alighieri che, nel corso di uno dei suoi numerosi viaggi, ha sicuramente visitato questo territorio che, secondo alcuni storici, era addirittura patria di origine della madre: un ambiente fortemente caratterizzato da fango ribollente, da odori sulfurei e da acqua gorgogliante…. ispirazione per l’Inferno.
E ancora D’Annunzio e altri grandi trassero ispirazione da questi luoghi, tanto che gli artisti moderni protagonisti dell’esposizione possono esser definiti l’ultima impronta in un percorso tracciato da quella che, liberamente, potremmo definire una Musa benevola dal vago aspetto sulfureo.
Sono state esposte 24 opere, dipinte tra il 1818 e il 2005, di 17 autori, diversi per estrazione socio culturale, fama, percorsi artistici e storici, che si sono trovati dinanzi al fenomeno capace di evocare memorie e timori ancestrali; lo hanno filtrato con diverse cromie e tecniche, dal figurativo al surrealista.
Si percepisce il calore di un paesaggio cangiante, mai definitivo e stabile, in perpetuo movimento come i vapori che si sprigionano dalle manifestazioni geotermiche naturali.
L’osservatore è introdotto in una dimensione onirica dove coesistono le centrali e il paesaggio costellato di fumi che liberamente fuoriescono dal terreno; il vapore che si tinge di un rosso e arancio quasi fiammeggiante mentre esce dalle possenti torri dei refrigeranti, quasi a voler esaltare la provenienza di quel calore dal cuore magmatico e pulsante della Terra.
E si viene trasportati in un caleidoscopio di emozioni, tanto che ad un certo punto pare di sentire nelle narici il caratteristico odore di zolfo o, in taluni casi, il latrato del tricefalo Cerbero ad avvertire che ci si sta avvicinando troppo alle porte degli inferi.
Elenco delle opere esposte
(in ordine cronologico di realizzazione)
• Localité de Montecerboli en 1818: dis. E. Chelli, incis. Eug. Cicéri.
• Vue de l’une des localités volcaniques de Larderello: dis. G.Toci, incis. L.Sabatier. 1851
Details de l’industrie boracique: dis E Chelli, incis. JL.Tirpenne. 1851. Tre riproduzioni di litografie dell’album, costituito da 25 opere, fatto stampare nel 1851 da Francesco De Larderel presso la “Imprimerie Lemercier” di Parigi considerata una delle più importanti stamperie dell’ottocento. Da rilevare che i disegni furono realizzati da E.Giorgetti, E. Chelli e G. Toci, buoni pittori livornesi o, come il Toci, originari di altre parti della Toscana (nel caso di Lucca) ma operanti a Livorno. I litografi furono Eug. Ciceri, L. Sabatier e JL. Tirpenne, insieme ad altri 6 artisti che parteciparono alla realizzazione dell’album considerati tra i maggiori specialisti del tempo.
• Giuseppe Cecconi, Lagoni Rossi, 1920.
• Giuseppe Cecconi, San Edoardo, 1918; Travale, 1918. Tre opere di Giuseppe Cecconi, noto per paesaggi della Maremma toscana e laziale, le uniche rimaste di una numerosa serie di vedute delle fabbriche dell’acido Borico, commissionate dal Conte Florestano De Larderel tra il 1910 ed il 1925 ed andate disperse nel corso degli anni.
• Artidoro Dell’Agnello:, Pozzo in esplosione, anni ‘20 del XX secolo. L’autore, originario di Castelnuovo val di Cecina, insegnò dal 1919 al 1935 alla Regia Scuola Tecnica Industriale di Foiano della Chiana dove svolse anche attività di pittore, collaborò alla realizzazione del monumento ai caduti e all’affermazione del Carnevale di Foiano (disegnò gli abiti di Sinfarosa moglie di re Giocondo), successivamente fu Professore e Preside della Regia Scuola Secondaria di Avviamento Professionale a Tipo Industriale di Rosignano Solvay.
• Sezioni geologiche (2 opere) realizzate negli anni ‘50 dalla Sezione Geomineraria della Società Larderello realizzate sulla base del rilievo geologico della “Regione Boracifera” commissionato all’Istituto di Geologia dell’Università di Firenze, diretto dal Prof. Merla e condotto sul terreno dai professori Lo Sacco e Valduga che sarebbero divenuti direttori degli Istituti Geologici delle Università di Modena e Bari.
• Salvatore Pizzarello, Centrali Larderello 2, Larderello 3, 1958. Apprezzato Pittore nato a Sarajevo nel 1906 e trasferitosi a Pisa nel 1923, dove morì nel 1969, che in questo quadro ed in altre opere che hanno per tema l’area geotermica toscana, seppe rendere il calore di un paesaggio cangiante, mai definitivo e stabile, in perpetuo movimento.
• Alfredo Mainardi, Centrale Larderello 2, 1958. Membro del Gruppo Labronico.
• Formiconi, Carbon Rosso, 1960. Il titolo del quadro deriva dalla definizione di Carbone rosso che fino agli anni ’60 del secolo scorso veniva data all’energia geotermica (accanto all’energia idroelettrica definita carbone bianco) nei “sussidiari” delle scuole elementari, l’opera concretizza il vapore che si tinge di rosso e arancio quasi fiammeggiante mentre esce dalle possenti torri dei refrigeranti.
• Wanda de Roses, Panorama di Larderello, 1960.
• M. Petri (1908 – 2000), Notturno, 1960. Membro del Gruppo Labronico. Qui le linee tecnologiche dei vapordotti e dei refrigeranti divengono tratti quasi accennati eppure esaltati dal contrasto tra la notte oscura e la luminosità che si volge ad un’alba gloriosa e tonificante.
• Carlo Bartoli, Turno di notte, 1962. Perito Minerario che ha lavorato per 35 anni alle perforazioni della Larderello spa e di Enel e si dedica tuttora alla pittura.
• Luciano Nesi, Vapordotti 1970 (2 opere); Boccapozzo, 1970; Centrale, 1972. Già collaboratore dell’architetto Michelucci e professore alla Scuola d’arte di Volterra, si dedica oggi anche alla realizzazione scenografica per opere liriche in tutta Italia. Propone soggetti, frutto di un’attenzione ravvicinata, come a centrare meglio l’essenzialità del fenomeno geotermico e della sua utilizzazione, superando la possibile retorica del pur suggestivo ambiente: linee che sembrano tremare come se l’emozione disturbasse la vista ed il cuore di fronte alla ragnatela di impianti, valvole, tubi, vapordotti, trasformatori…..; colori quasi aggressivi per l’intensità dei contrasti, dove predomina il nero cupo e sfumato, da cui sembra emergere il rosso vivo che è luce, a voler superare in una visione positiva quel senso infernale da sempre suggerito dalle manifestazioni; gli sfondi di cielo ora grigio, ora stellato richiamano i cieli turbati, stravolti, del grande Van Gogh; da notare il color rosso dei vapordotti quasi ad evidenziare oltre alla loro temperatura quanto ebbe a dire Michelucci: ”i vapordotti non devono essere nascosti, perché sono come le vene, portano linfa vitale”.
• Divo Morelli, Larderello, 1979. Pittore di Rosignano.
• Giuseppe Ferrini, Refrigeranti, 1979. Di Castelnuovo VC, già ufficiale di anagrafe del comune di Castelnuovo.
• S. Montagnani, Energia Geotermica, 1979. Il vapore è visto come un galoppo sfrenato di cavalli bianchi ed i tralicci sembrano uccelli che vanno a fondersi nell’atmosfera rossastra.
• Sirio Bandini (Piombino 1929 – Cecina 2009), Soffione a Serrazzano, 2001. Operaio della Magona a Piombino, noto in certi ambienti proprio come il pittore operaio.
• Rita Brucalassi, Sognando il futuro, 2005. Nata e vivente a Sasso Pisano proprio nel cuore dell’area geotermica dove ancora si sprigionano le manifestazioni naturali ci dice il bisogno di ritrovare nella “Valle del Diavolo” le energie della terra qual’erano prima che un Uomo (Francesco de Larderel) ci mettesse passione ed intelletto.
PIER DOMENICO BURGASSI, ALESSANDRA BETTINI, ARMANDO BURGASSI, JADER SPINELLI
“Arte e Geotermia, come 17 pittori dal 1818 ad oggi hanno “sentito” la geotermia” in MUSEOLOGIA SCIENTIFICA MEMORIE, n. 14/2015, pp. 24-27
