Il Palazzo Pubblico e la nascita della Casa dell’Aquilante

Origini duecentesche e trasformazioni nel tempo

In Via Santa Croce si erge il duecentesco Palazzo Pubblico di Belforte. Originariamente concepito come la dimora del gastaldo, il conte Aldobrandeschi, sovrano del castello, questo edificio ha subito una notevole evoluzione nel corso dei secoli.

Trasformato in Palazzo Pubblico e di Giustizia, ha ospitato una varietà di attività, fungendo tra le altre da edificio scolastico e ufficio postale. Tuttavia, la sua storia è stata segnata da una significativa trasformazione quando è stato chiuso e sottoposto a un attento restauro; da quel momento è divenuto un luogo sacro ai ricordi, noto come la Casa della Memoria l’Aquilante.

La facciata di questo palazzo è ornata da due lapidi, ognuna delle quali racconta un capitolo unico di Belforte. Una di queste è la pietra della memoria, un tributo alla Liberazione e a coloro che hanno sacrificato tanto per la libertà. L’altra lapide commemora la generosità degli abitanti di Belforte, che hanno reso possibile l’apertura dell’Ufficio Postale, dimostrando l’importanza della comunità e della cooperazione nell’evoluzione di questo luogo.

L’orologio pubblico e la memoria della Grande Guerra

Segnatempo civico e commemorazione dei caduti

Uno degli elementi più significativi del Palazzo Pubblico è l’orologio che si erge sulla sua sommità, protetto da una piccola tettoia e collocato sulla facciata in una posizione decisamente strana, posto a metà dell’imposta di una nicchia, al punto da sembrare in parte sospesa.

Dell’orologio si trova menzione per la prima volta alla fine del Cinquecento. Agli inizi del Seicento, a causa del suo degrado, i Quattro Conservatori di Siena decisero di finanziarne la riparazione, riconoscendo il valore di questo segnatempo per la comunità. Nell’Ottocento, il Comune di Radicondoli impiegava un addetto al funzionamento dell’orologio, ma negli anni Trenta del secolo scorso il Potestà ordinò la sua sostituzione a causa dell’usura accumulata.

L’ingranaggio dell’orologio originale è stato conservato e oggi abbellisce la sala più alta dell’Aquilante. Sulla facciata del maestoso Palazzo Pubblico di Belforte emerge con maestosità una Pietra della Memoria in marmo bianco, un commovente tributo alla dedizione e al sacrificio dei valorosi figli di questa terra caduti durante la Grande Guerra.

L’epigrafe e i nomi dei caduti

Testimonianza incisa della memoria collettiva

L’epigrafe nella parte alta della pietra porta con orgoglio l’iscrizione:

“BELFORTE AI SUOI GLORIOSI CADUTI PER LA PATRIA / NELLA GRANDE GUERRA (1915-1918)”.

Al centro di questa solenne testimonianza si trova l’elenco dei caduti, un ricordo toccante dei nomi e dei gradi di quegli eroi che hanno sacrificato le loro vite per la difesa della loro amata patria:

“BACCI AGOSTINO sold. / BACCI GIUSEPPE / CAVICCHIOLI ANGELO / BERSOTTI PRIMO / FERRANDI GIOVANNI / FUSI GASPERO / MONTOMOLI PAOLO / PACCHIEROTTI BRUNO cap.magg. / PECCIANTI ITALO / PIAZZI DOMENICO sold. / RADI CARLO / RADI ANTONIO / ROCCHI FRANCESCO / VAGHEGGINI SESTILIO sold. / VANNONI RAFFAELLO / COLOMBETTI AMEDEO / RADI ANGELO / VAGHEGGINI PAOLO / AGGRAVI LORENZO / BACCANI CARLO / FERRANDI GIUSEPPE serg. / FUNAIOLI ALFREDO sold. / MERLO LEOPOLDO / RADI AMADIO / BERSOTTI ANGELO”.

La nascita della Casa della Memoria

Dalla funzione pubblica al racconto del territorio

Agli inizi del Duemila nacque l’idea di dare nuova vita all’antico Palazzo Pubblico di Belforte. Inizialmente lo vollero trasformare in un museo dedicato agli usi e costumi contadini, ma ben presto emerse che per una comunità come quella di Belforte, piccola e profondamente legata al suo territorio, era più significativo preservare e condividere la memoria del passato, delle persone e dei luoghi che avevano forgiato l’identità della zona. Da questa consapevolezza nacque la “Casa dell’Aquilante” con l’obiettivo di diventare un punto d’incontro tra il passato e il futuro non solo per i cittadini di Belforte ma anche per chiunque desiderasse partecipare.

Il termine “Aquilante” era il nome attribuito dagli abitanti di Belforte a un imponente albero, un ailanto, che rappresentava il loro luogo d’incontro prediletto. Questo maestoso albero, cresciuto lungo le strade del paese, era il centro della vita sociale e un punto di ritrovo per conversazioni, passeggiate, festeggiamenti e incontri romantici. Purtroppo, negli anni Cinquanta del secolo scorso, in una notte di forte vento, l’albero fu abbattuto. Quando gli abitanti di Belforte si accorsero della sua caduta, andarono a prelevare ciascuno un piccolo rametto come ricordo. La caduta dell’Aquilante lasciò un vuoto nel tessuto sociale del paese, e in sua memoria la Casa della Memoria ha adottato il suo nome.

Restauro e allestimento contemporaneo

Tecnologie, memoria visiva e progetto culturale

Il Palazzo Pubblico è stato oggetto di un’importante ristrutturazione e di un allestimento innovativo, pensato non soltanto per recuperare l’edificio sotto il profilo architettonico, ma anche per restituirgli un ruolo vivo all’interno della comunità. Tecniche all’avanguardia sono state utilizzate per riprodurre direttamente sulle pareti vecchie fotografie di Belforte e dei suoi abitanti, trasformando gli ambienti in una sorta di racconto immersivo, dove immagini e spazi dialogano tra loro.

Questo progetto è stato realizzato da tre giovani architetti dello Studio CMT di Siena, Carloni, Mori e Tomasone, che hanno saputo interpretare con sensibilità il rapporto tra conservazione e innovazione, intervenendo con soluzioni rispettose ma allo stesso tempo contemporanee. La supervisione della dottoressa Vannozzi dell’Università di Siena ha garantito un solido riferimento scientifico e culturale, assicurando coerenza storica e qualità nel processo di valorizzazione.

Fondamentale è stato anche il contributo diretto della comunità locale, rappresentata da Ilio Cambi, Marta Liti, Mauro Mazzoni, Silvia Ribechini e dall’Assessore alla Cultura Daniela Brunetti, che hanno partecipato attivamente alla costruzione del progetto. Questo coinvolgimento ha reso la Casa dell’Aquilante non solo uno spazio espositivo, ma un luogo condiviso, nato dalla collaborazione e dal desiderio comune di preservare e trasmettere la memoria di Belforte alle generazioni future.