di Volterracity

Luoghi magici e misteriosi



Avventura, Fantasy, Horror

Vi proponiamo una esperienza turistica per comprendere al meglio la città di Volterra; ci focalizziamo dunque su uno dei Comuni della Valdicecina per allungare la vostra checklist delle attività da fare. Sono alcuni consigli di viaggio per gli amanti dell’avventura, alla scoperta degli ambienti più suggestivi e tenebrosi del centro storico; consigli per gli appassionati del fantastico, dove la realtà e la fantasia si amalgamano nella leggenda. Luoghi da vivere e riscoprire con il sesto senso e mezzo.


Volterra ha un profilo perturbante, laddove si abbandonano le convenzionali vie del turismo. Si possono scoprire luoghi davvero fantastici e difficilmente li troverai elencati nelle normali guide turistiche; sono viaggi nel tempo e nello spazio siderale che conducono negli angoli nascosti ai comuni turisti e ai residenti.

Volterra è una città magica e misteriosa, anche se a volte si fa fatica a ricordarlo. Come se la bellezza, ad averla sempre sotto agli occhi, un po’ svanisse. Capitale dell’arte, vanta anche di innumerevoli luoghi storicamente legati ai riti magici, alle leggende e alle particolari vicende di cronaca nera. Le incredibili leggende della Volterra oscura scorrono tra i suoi monumenti mozzafiato, tra i suoi vicoli nascosti, tra le sue piazze affollate.

Percepiamo inquietudine sin dalla sua toponomastica. Vicolo delle Streghe, il Chiasso delle Zingare e il Vicolo degli Abbandonati sono i più curiosi. Delle origini del primo e del secondo nome poco sappiamo, ma sicuramente intuibili come Vicolo degli Abbandonati che era luogo in cui si recavano coloro che non avevano una casa e avevano bisogno di aiuto. Puoi imbatterti anche in Vicolo e Via delle Prigionivicolo Castrati, strada vicinale Podere Smorto, Via Vecchi Ammazzatoi, Via dei Laberinti, Via della Pietraia, Poggio alla Fame, Piazzetta degli Avelli e via Coda Rimessa il cui significato, come suggeriscono alcuni pronunciamenti del clero senese, alludeva, in modo scurrile, luogo di incontri con prostitute. Ogni strada ha una sua storia e dove presente abbiamo rimandato ad articoli per maggiori approfondimenti.

LA DEFENESTRAZIONE

Piazza dei Priori, una delle più belle e affascinanti piazze della Toscana, era stata, un tempo, sede delle pubbliche esecuzioni. Iniziate da qui il percorso, in pieno centro. Se spostate la vista su Palazzo dei Priori dovreste immaginarvi che caduta doveva essere stata quella di Giusto Landini. Dalle finestre del secondo piano quest’uomo fu gettato, pugnalato, per mano dei Priori di Volterra. Giusto Landini aveva indetto una rivolta a nome dei volterrani che nulla volevano sapere di essere sottoposti ai fiorentini, detentori della città; allorchè Giusto, cavaliere di grandi qualità, tentò una mediazione nelle sale del palazzo, ma non trovò altro che la morte.

> Scopri, Palazzo dei Priori


LA CAMPANA MALEDETTA

Di fronte a Palazzo dei Priori, invece puoi osservare la Torre del Porcellino. Facevano raggelare il sangue nelle vene i lugubri rintocchi delle campane, che dall’alto della torre, diffondevano a miglia di distanza il raccapricciante annuncio di una condanna a morte. L’avevano nominata la campana della giustizia, ma nell’ultima esecuzione, la più spietata, la più iniqua, la più abietta, quella perfida campana era rimasta muta: presto detto, fu proprio il batacchio della campana ad uccidere; cadendo rovinosamente nella Piazza sottostante colpì alla testa un ignaro passante.

> Scopri, Torre del Porcellino


IL SANGUE PERMANENTE

Percorrendo lungo Via Turazza da Piazza dei Priori, sulla destra puoi notare la soglia all’uscita secondaria del Duomo preceduta una grande scalinata. Qui, le macchie slavate della pietra, assumono un più accentuato color rossastro quando la pietra bagnata sta per asciugare; altro infatti non sono che le chiazze di sangue del corpo martoriato del vescovo-despota Galgano dei Pannocchieschi, trafitto dal pugnale che fece vendetta della sua tirannia nel 1170. Si dice che dopo quella tragedia Volterra rimase senza vescovo per ben ventinove anni. In quegli anni la città non ottenne più una benedizione.

> Scopri, Chiesa Santa Maria Assunta


GLI INCAPPUCCIATI DELLA MISERICORDIA

Più avanti, affacciandosi alla Piazza San Giovanni è presente invece l’oratorio di San Giovanni Decollato. All’interno dell’Oratorio è stato allestito il piccolo museo dell’Arciconfraternita della Misericordia. Uomini dall’animi pia, volontari, volenterosi ed eroi del quotidiano aiutavano i bisognosi, ma sfido a rimanere impassibili agli strumenti e gli accessori presenti di cui facevano uso in passato, come ad esempio il Cannoncino di Volata, l’Egroleva, il Cataletto e la Buffa. Quest’ultima è forse l’elemento più impressionante; devi sapere che una cappa di tela nera, lunga fino al collo del piede, celava gli abiti indossati mentre un cappuccio, detto “buffa”, nascondeva la faccia così da garantire l’assoluto anonimato di chi esercitava l’opera di misericordia. Un aspetto a dir poco invitante.

> Scopri, Museo della Misericordia


IL TOMBINO DEI VOLTURI

Volterra, che lo volesse o meno, è diventata patria di Vampiri per colpa o per merito del successo della saga di Twilight di Stephenie Meyer. Un punto di interesse di un certo fascino è il Tombino dei Volturi situato in Vicolo Mazzoni; infelice vicolo di serie B, poco curato e di gran lunga nauseabondo. Se per i residenti è il Pisciatoio, per la scrittrice internazionale è diventato fonte di ispirazione per le sue storie. Sul muro di fronte al tombino è possibile intravedere una piccola piastrella, dove si scorge un volto dai lunghi canini.

> Scopri, Il Tombino dei Volturi


LA CRIPTA DEL VAMPIRO

Nelle cantine di Palazzo Viti c’è un pozzo etrusco usato per la raccolta di acqua. La mancanza di dati precisi ci impedisce di individuare con esattezza il periodo di costruzione e se l’acqua all’interno fosse di origine piovana o di vena. Un ambiente suggestivo che ha acquisito la nomea di Cripta del Vampiro, per colpa o per merito dell’immaginario collettivo scaturito dai fans della Saga di Twilight. La scrittrice Stephanie Meyer volle Volterra patria dei Volturi e, nei primi anni dall’uscita del bestseller americano, in città furono organizzati numerosi readings e scene teatrali amatoriali che videro riunirsi migliaia di lettori di tutta Italia.

> Scopri, La Cripta del Vampiro

 


LE PORTE DEL MORTO

Si narra che la porta del morto era utilizzata nel medioevo per l’uscita della bara del defunto. A quei tempi si pensava che condividere l’ingresso dell’abitazione, vivi e morti, portasse sfortuna. Il defunto perciò veniva fatto uscire da questa porticina stretta e lunga, posta generalmente ad un piano rialzato, di circa sessanta centimetri rispetto all’ingresso principale. L’uscio veniva poi chiuso per evitare che la morte potesse tornare a fare visita alla casa. Nel centro storico di porte del morto ce ne sono ancora tre.

> Scopri, Le Porte del Morto


I MAGICI BATTIPORTA

Hai mai scoperto l’arte in città che è nascosta nei battenti dei portoni? I battenti o picchiotti sono una delle caratteristiche molto simpatiche di Volterra. Alcuni esemplari sono ispirati all’antico Egitto, ad esempio raffiguravano le sfingi, altri hanno come soggetto leoni, leonesse, meduse, fiori, teste o mani di donna con un prezioso anello al dito. Ad alcuni battenti invece è stata data una funzione magica, a difesa dell’abitazione e di chi in essa dimorava. Ad essi viene attribuito il potere speciale di allontanare e distruggere le influenze negative e maligne: ecco perché in molti battenti si raffiguravano facce umane minacciose o animali feroci.


MURALES AL SOTTOPASSO

Oscenità fuggenti, passi spediti, pensieri silenti. Un luogo lungo qualche decina di metri quello del Sottopasso di San Francesco. Da fuori le mura si accede al centro storico sbucando in Via San Lino. In questa galleria illuminata a neon giorno e notte, ci sono diversi e bellissimi disegni che soffocano nella moltitudine di adesivi e colori liberty cancellati da quella ripulitura muraria che segna la battaglia tra vandalismo e inciviltà. Nell’insieme è un luogo immobile nel tempo, dimenticato dalla cura dell’uomo evoluto. Il Sottopasso risulta inquietante la sera, quando l’eco dei passi aumenta le ansie di una galleria che non sembra mai finire.

> Scopri, Sottopasso di San Francesco


LE TESTE NERE

Tra le tante porte di accesso alla città, ce n’è una molto suggestiva: Porta all’Arco. Tesi diverse si scontrano da sempre sul mistero e sul significato delle tre teste, consumate dal vento australe e dalla vetustà del tempo apposte sull’arco della porta. Rappresentano i Cabiri o la triade capitolina con Giove, Giunone e Minerva, oppure Giove con i due Dioscuri Castore e Polluce od anche i Lares Viales collocati sopra l’arco per ricevere l’adorazione dei passanti? O non sono forse le teste di tre potenti lucumoni che ressero le sorti della città? O forse son le teste recise di altrettanti nemici, che scrutano perennemente in più direzioni per scorgere in lontananza e scoraggiare altri minacciosi aggressori? A chiunque siano appartenute, le tre teste scolpite nel tufo nero proteggono la porta da sempre.

> Scopri, La Porta all’Arco


LE STREGHE DI MANDRINGA

Spostandoci fuori dal centro storico e giungendo verso Borgo San Giusto, la tradizione si fa ancora più popolare. Al limitare delle Balze è presente un grande masso erratico: il masso di Mandringa. Ai suoi piedi, sotto l’arco duecentesco, sgorga tutt’ora un’acqua limpida e pura, ritenuta in ogni tempo la migliore della città. Nei secoli passati, attorno al masso, di giorno era tutto un via vai di donne e di ragazzi, un continuo ciarlare spensierato che accompagnava la lunga teoria di brocche e di mezzine di rame assetate di quell’acqua fresca e gorgogliante. Ma di notte, il sabato notte, iniziava la vorticosa danza delle streghe.

> Scopri, Il Masso di Mandringa


LE BALZE DEI SUICIDI

Il pianoro delle Balze è di grande suggestione poiché consente di ammirare in tutta la sua grandiosità il maestoso spettacolo delle nostre voragini, dette anche Bocche del Diavolo. Le Balze sono state troppo spesso teatro di drammatici episodi di suicidi; la più popolare fu quella di Neri Maltragi che si gettò giù di rincorsa insieme al suo cavallo. Si dice che l’anima di chi si suicida qui stia in pena per tutti gli anni a venire e si manifesti con un lamento malinconico; le più emblematiche sono le invocazioni di un certo Gigi, un suicida che abitava proprio al limitare delle Balze. Non è un caso se il podere lo chiamano tutt’ora «Le Paure».

> Scopri, Le Balze


DISCESE NEGLI INFERI

Storici e studiosi hanno individuato grandi necropoli intorno l’abitato di Volterra, tuttavia poche tombe sono rimaste aperte al pubblico. A cadenza annuale è possibile vedere la Tomba Inghirami e la Tomba Bianchi, ma puoi accontentarti dei due ipogei presenti in Borgo San Giusto o ai Marmini. Sono luoghi abbandonati dal turismo di massa, ma meritano una visita. Muniti di torce è possibile scendere nelle viscere della terra, per carpire al meglio i misteri dei passaggi per oltretomba.

> Scopri, Tombe del Portone


MUSEO DELLA PSICHIATRIA

A Volterra si cela un patrimonio unico di testimonianze legate al disagio e alla marginalità dell’istituzione dell’ospedale psichiatrico: un luogo di memoria che documenta attraverso fascicoli, fotografie e oggetti del tempo un profilo dettagliato dell’Ex Ospedale Psichiatrico della città. Se sei interessato all’argomento visita gli spazi espositivi della Biblioteca e Centro di Documentazione ‘Lombroso’ dell’Azienda Usl5 di Pisa, ubicati all’interno dell’area ospedaliera di San Lazzero. Emozioni forti assicurate.


IL MANICOMIO

Il manicomio di Volterra era talmente grande che si estendeva in ventisei padiglioni; alcuni di questi sono attualmente utilizzati come strutture ospedaliere dell’ASL e quindi attivi, altri sono inutilizzati e in una condizione incredibilmente fatiscente. Tra i popolari citiamo il Ferri, reparto giudiziario; Charcot, reparto semiagitati maschili; Maragliano, reparto tubercolotici maschili; Chiarugi, reparto minorile misto di malati di mente; Sarteschi, reparto riabilitativo; Livi e Scabia, reparti femminili in cui le donne erano in grado anche di lavorare. Non prendete iniziative personali, gli edifici sono fatiscenti; però potete visitarli con la guida ufficiale.


CIMITERO SANFINOCCHI

Ultima appendice dell’ospedale Psichiatrico è il suo cimiterino; precedentemente conosciuto come il “cimitero dei matti”, rimane e rimarrà l’estrema testimonianza del passaggio terreno di quelle anime afflitte e inquiete dell’Ospedale Psichiatrico volterrano. Ormai caduto in un totale, progressivo e irreversibile stato di abbandono, il cimitero con i suoi sepolcri nell’oblio continuerà a raccontare storie di un’umanità trascurata, maltrattata e misteriosa.

> Scopri, Cimitero di Sanfinocchi