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Artigiani

La bottega museo di un artigiano volterrano

Se l’Ecomuseo dell’Alabastro si presta utile come vademecum per comprendere la storia della nostra preziosa pietra, la bottega Pagni, acquisita dal Comune di Volterra, si rivela invece espressione tangibile della lavorazione dell’alabastro. Un luogo di lavoro eterno, un viaggio sentimentale nelle tradizioni sociali e culturali della città, un attimo del tempo fermato poco dopo la morte del proprietario. Tutto è rimasto così come lo aveva lasciato: con i banconi impolverati, con i lavori mai finiti, con le opere mai vendute e con tutta la quotidianità della sua generazione.

Bottega Pagni si trova in cima Via Franceschini; ingresso anonimo con un uscio uguale agli altri che lo affiancano. La bottega rimane per la maggior parte dell’anno chiusa, ma quando apre al pubblico è emblema di meraviglia. Immaginarsi i lavoratori scuotersi la polvere dai vestiti con la stessa sincerità delle storie che ci raccontano viene facile e con tale immaginazione emerge prepotentemente l’emblema ideale della figura dell’alabastraio di una volta e i contorni di una categoria libertaria, colta, fantasiosa, rivoluzionaria, capace, intelligente che sfidava la banalità e la mediocrità del tempo.

La figura dell’alabastraio

Ricordi e aneddoti di alcuni personaggi volterrani

Quella dell’alabastraio era una bottega che si riconosceva a distanza per la soffice incrostazione di polvere bianca sul muro esterno; la porta d’ingresso era mantenuta generalmente chiusa da un ritaglio di alabastro che scorreva appeso a due carrucole; la finestra invece stava costantemente aperta ed era facile affacciarsi da fuori per guardare dentro o per parlare con gli alabastrai che lavoravano. Uno scenario sempre più raro, al giorno d’oggi.

Di queste botteghe però ne sono rimaste poche da quando è arrivato il motore a fare anche più polvere. Oggi le cose sono un po’ cambiate per l’evoluzione dei tempi. Nuovi locali, più spaziosi, più moderni, più igienici sono stati creati alla periferia della città, ma poche sono le figure caratteristiche di vecchi alabastrai che sopravvivono.

Tuttavia il ricordo ancora fresco ce li rende ancora brillanti ed il raccontino che segue mette in evidenza il carattere e lo spirito dell’Alabastraio nei periodi d’oro.

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In territorio di Contrada

Contrada Santa Maria

Questo punto di interesse fa parte della Contrada di Santa Maria. Oggi Contrada di Santa Maria conserva nel suo tessuto urbano l’eredità di quell’antico Borgo Santa Maria che nacque all’ombra del potere episcopale volterrano. Le vie come Ricciarelli, San Lino e Mandorlo mantengono ancora la struttura originaria che si formò tra XIII e XIV secolo, quando le case si espansero attorno al convento francescano e all’area del Mandorlo. La presenza della chiesa di San Francesco continua a essere un riferimento identitario, richiamando il tempo in cui il convento era il più grande della città. Nella vita di contrada, i colori bianco e azzurro evocano il legame storico con il culto mariano, risalente alla simbologia medievale.

Questo territorio, che nel 1992 ha inglobato parti di Piazza e Fornelli, ha sotto di se gran parte del centro storico, ma oggi essendo per lo più di vocazione turistica, la zona non è così popolata come un tempo; si sono preferite zone più moderne, ma chi ancora la abita vive in una impareggiabile estetica, tra mura e scorci suggestivi che furono difesi nei secoli.

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