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Artigiani

Il laboratorio di Velio Grandoli

Una ricerca continua quella di Velio, uno studio inarrestabile, un cammino a due lungo il percorso che unisce indissolubilmente il maestro all’artigiano. Insegnare a essere alabastrai è un compito complesso, ma c’è chi, come Velio, sa farne una gioiosa missione, diventando così anche maestro di vita.

La dimestichezza con le varie tecniche di lavorazione dell’alabastro lo ha aiutato per il lavoro che ha svolto per più di trent’anni come professore all’Istituto Statale d’Arte di Volterra. Una volta in pensione ha continuato la sua carriera di alabastraio e di insegnante privato per chi avesse bisogno di imparare le numerose tecniche di artigiano, ma anche per tramandare il tipico stile di vita che contraddistingue la figura dell’alabastraio.

Il frutto del suo lavoro oggi è possibile vederlo all’interno del suo grande laboratorio; un museo vivente di fotografie, attrezzi del mestiere, pezzi pregiati lavorati nel corso della sua vita. Una occasione unica!

La figura dell’alabastraio

Ricordi e aneddoti di alcuni personaggi volterrani

Quella dell’alabastraio era una bottega che si riconosceva a distanza per la soffice incrostazione di polvere bianca sul muro esterno; la porta d’ingresso era mantenuta generalmente chiusa da un ritaglio di alabastro che scorreva appeso a due carrucole; la finestra invece stava costantemente aperta ed era facile affacciarsi da fuori per guardare dentro o per parlare con gli alabastrai che lavoravano. Uno scenario sempre più raro, al giorno d’oggi.

Di queste botteghe però ne sono rimaste poche da quando è arrivato il motore a fare anche più polvere. Oggi le cose sono un po’ cambiate per l’evoluzione dei tempi. Nuovi locali, più spaziosi, più moderni, più igienici sono stati creati alla periferia della città, ma poche sono le figure caratteristiche di vecchi alabastrai che sopravvivono.

Tuttavia il ricordo ancora fresco ce li rende ancora brillanti ed il raccontino che segue mette in evidenza il carattere e lo spirito dell’Alabastraio nei periodi d’oro.

> Scopri, Alabastrai Buontemponi

Cento anni di esperienza

Una famiglia votata all’alabastro

Con cento anni alle spalle, la famiglia Grandoli ha sondato diverse tecniche di produzione alabastrina. Il babbo di Velio, Emilio, era tornitore e propendeva per la tecnica dello scorollamento, la precisione era tutto. Il fratello maggiore Valdo era forte per scatole e colonnine, per oggetti geometrici predefiniti, più al servizio della funzionalità che all’arte. L’altro fratello Aulo invece aveva uno spirito più creativo ed era opposto a Valdo. La nipote Elisa infine è appassionata alla raffigurazione artistica di nature morte e oggetti finalizzati all’arredamento. Ad ognuno il suo stile, ma il fatto di averli maturati nella solita famiglia ha dato loro un vantaggio nella visione del mercato. Il meritato successo è espresso dal fatto che lavorano costantemente per clienti facoltosi italiani e stranieri.

La passione è di casa, produzioni raffinate e disegni esclusivi. È l’innovazione e la capacità di sperimentare la buona pratica che la famiglia Grandoli ha custodito gelosamente negli anni, arrivando fino ai giorni nostri.

> Scopri, La Bottega di Elisa Grandoli
> Scopri, La Bottega di Aulo Grandoli

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Il laboratorio di Velio Grandoli

Una ricerca continua quella di Velio, uno studio inarrestabile, un cammino a due lungo il percorso che unisce indissolubilmente il maestro all’artigiano. Insegnare a essere alabastrai è un compito complesso, ma c’è chi, come Velio, sa farne una gioiosa missione, diventando così anche maestro di vita.

La dimestichezza con le varie tecniche di lavorazione dell’alabastro lo ha aiutato per il lavoro che ha svolto per più di trent’anni come professore all’Istituto Statale d’Arte di Volterra. Una volta in pensione ha continuato la sua carriera di alabastraio e di insegnante privato per chi avesse bisogno di imparare le numerose tecniche di artigiano, ma anche per tramandare il tipico stile di vita che contraddistingue la figura dell’alabastraio.

Il frutto del suo lavoro oggi è possibile vederlo all’interno del suo grande laboratorio; un museo vivente di fotografie, attrezzi del mestiere, pezzi pregiati lavorati nel corso della sua vita. Una occasione unica!

La figura dell’alabastraio

Ricordi e aneddoti di alcuni personaggi volterrani

Quella dell’alabastraio era una bottega che si riconosceva a distanza per la soffice incrostazione di polvere bianca sul muro esterno; la porta d’ingresso era mantenuta generalmente chiusa da un ritaglio di alabastro che scorreva appeso a due carrucole; la finestra invece stava costantemente aperta ed era facile affacciarsi da fuori per guardare dentro o per parlare con gli alabastrai che lavoravano. Uno scenario sempre più raro, al giorno d’oggi.

Di queste botteghe però ne sono rimaste poche da quando è arrivato il motore a fare anche più polvere. Oggi le cose sono un po’ cambiate per l’evoluzione dei tempi. Nuovi locali, più spaziosi, più moderni, più igienici sono stati creati alla periferia della città, ma poche sono le figure caratteristiche di vecchi alabastrai che sopravvivono.

Tuttavia il ricordo ancora fresco ce li rende ancora brillanti ed il raccontino che segue mette in evidenza il carattere e lo spirito dell’Alabastraio nei periodi d’oro.

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Cento anni di esperienza

Una famiglia votata all’alabastro

Con cento anni alle spalle, la famiglia Grandoli ha sondato diverse tecniche di produzione alabastrina. Il babbo di Velio, Emilio, era tornitore e propendeva per la tecnica dello scorollamento, la precisione era tutto. Il fratello maggiore Valdo era forte per scatole e colonnine, per oggetti geometrici predefiniti, più al servizio della funzionalità che all’arte. L’altro fratello Aulo invece aveva uno spirito più creativo ed era opposto a Valdo. La nipote Elisa infine è appassionata alla raffigurazione artistica di nature morte e oggetti finalizzati all’arredamento. Ad ognuno il suo stile, ma il fatto di averli maturati nella solita famiglia ha dato loro un vantaggio nella visione del mercato. Il meritato successo è espresso dal fatto che lavorano costantemente per clienti facoltosi italiani e stranieri.

La passione è di casa, produzioni raffinate e disegni esclusivi. È l’innovazione e la capacità di sperimentare la buona pratica che la famiglia Grandoli ha custodito gelosamente negli anni, arrivando fino ai giorni nostri.

> Scopri, La Bottega di Elisa Grandoli
> Scopri, La Bottega di Aulo Grandoli

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Il laboratorio di Velio Grandoli

Una ricerca continua quella di Velio, uno studio inarrestabile, un cammino a due lungo il percorso che unisce indissolubilmente il maestro all’artigiano. Insegnare a essere alabastrai è un compito complesso, ma c’è chi, come Velio, sa farne una gioiosa missione, diventando così anche maestro di vita.

La dimestichezza con le varie tecniche di lavorazione dell’alabastro lo ha aiutato per il lavoro che ha svolto per più di trent’anni come professore all’Istituto Statale d’Arte di Volterra. Una volta in pensione ha continuato la sua carriera di alabastraio e di insegnante privato per chi avesse bisogno di imparare le numerose tecniche di artigiano, ma anche per tramandare il tipico stile di vita che contraddistingue la figura dell’alabastraio.

Il frutto del suo lavoro oggi è possibile vederlo all’interno del suo grande laboratorio; un museo vivente di fotografie, attrezzi del mestiere, pezzi pregiati lavorati nel corso della sua vita. Una occasione unica!

La figura dell’alabastraio

Ricordi e aneddoti di alcuni personaggi volterrani

Quella dell’alabastraio era una bottega che si riconosceva a distanza per la soffice incrostazione di polvere bianca sul muro esterno; la porta d’ingresso era mantenuta generalmente chiusa da un ritaglio di alabastro che scorreva appeso a due carrucole; la finestra invece stava costantemente aperta ed era facile affacciarsi da fuori per guardare dentro o per parlare con gli alabastrai che lavoravano. Uno scenario sempre più raro, al giorno d’oggi.

Di queste botteghe però ne sono rimaste poche da quando è arrivato il motore a fare anche più polvere. Oggi le cose sono un po’ cambiate per l’evoluzione dei tempi. Nuovi locali, più spaziosi, più moderni, più igienici sono stati creati alla periferia della città, ma poche sono le figure caratteristiche di vecchi alabastrai che sopravvivono.

Tuttavia il ricordo ancora fresco ce li rende ancora brillanti ed il raccontino che segue mette in evidenza il carattere e lo spirito dell’Alabastraio nei periodi d’oro.

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Una famiglia votata all’alabastro

Con cento anni alle spalle, la famiglia Grandoli ha sondato diverse tecniche di produzione alabastrina. Il babbo di Velio, Emilio, era tornitore e propendeva per la tecnica dello scorollamento, la precisione era tutto. Il fratello maggiore Valdo era forte per scatole e colonnine, per oggetti geometrici predefiniti, più al servizio della funzionalità che all’arte. L’altro fratello Aulo invece aveva uno spirito più creativo ed era opposto a Valdo. La nipote Elisa infine è appassionata alla raffigurazione artistica di nature morte e oggetti finalizzati all’arredamento. Ad ognuno il suo stile, ma il fatto di averli maturati nella solita famiglia ha dato loro un vantaggio nella visione del mercato. Il meritato successo è espresso dal fatto che lavorano costantemente per clienti facoltosi italiani e stranieri.

La passione è di casa, produzioni raffinate e disegni esclusivi. È l’innovazione e la capacità di sperimentare la buona pratica che la famiglia Grandoli ha custodito gelosamente negli anni, arrivando fino ai giorni nostri.

> Scopri, La Bottega di Elisa Grandoli
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Il laboratorio di Velio Grandoli

Una ricerca continua quella di Velio, uno studio inarrestabile, un cammino a due lungo il percorso che unisce indissolubilmente il maestro all’artigiano. Insegnare a essere alabastrai è un compito complesso, ma c’è chi, come Velio, sa farne una gioiosa missione, diventando così anche maestro di vita.

La dimestichezza con le varie tecniche di lavorazione dell’alabastro lo ha aiutato per il lavoro che ha svolto per più di trent’anni come professore all’Istituto Statale d’Arte di Volterra. Una volta in pensione ha continuato la sua carriera di alabastraio e di insegnante privato per chi avesse bisogno di imparare le numerose tecniche di artigiano, ma anche per tramandare il tipico stile di vita che contraddistingue la figura dell’alabastraio.

Il frutto del suo lavoro oggi è possibile vederlo all’interno del suo grande laboratorio; un museo vivente di fotografie, attrezzi del mestiere, pezzi pregiati lavorati nel corso della sua vita. Una occasione unica!

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Ricordi e aneddoti di alcuni personaggi volterrani

Quella dell’alabastraio era una bottega che si riconosceva a distanza per la soffice incrostazione di polvere bianca sul muro esterno; la porta d’ingresso era mantenuta generalmente chiusa da un ritaglio di alabastro che scorreva appeso a due carrucole; la finestra invece stava costantemente aperta ed era facile affacciarsi da fuori per guardare dentro o per parlare con gli alabastrai che lavoravano. Uno scenario sempre più raro, al giorno d’oggi.

Di queste botteghe però ne sono rimaste poche da quando è arrivato il motore a fare anche più polvere. Oggi le cose sono un po’ cambiate per l’evoluzione dei tempi. Nuovi locali, più spaziosi, più moderni, più igienici sono stati creati alla periferia della città, ma poche sono le figure caratteristiche di vecchi alabastrai che sopravvivono.

Tuttavia il ricordo ancora fresco ce li rende ancora brillanti ed il raccontino che segue mette in evidenza il carattere e lo spirito dell’Alabastraio nei periodi d’oro.

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Con cento anni alle spalle, la famiglia Grandoli ha sondato diverse tecniche di produzione alabastrina. Il babbo di Velio, Emilio, era tornitore e propendeva per la tecnica dello scorollamento, la precisione era tutto. Il fratello maggiore Valdo era forte per scatole e colonnine, per oggetti geometrici predefiniti, più al servizio della funzionalità che all’arte. L’altro fratello Aulo invece aveva uno spirito più creativo ed era opposto a Valdo. La nipote Elisa infine è appassionata alla raffigurazione artistica di nature morte e oggetti finalizzati all’arredamento. Ad ognuno il suo stile, ma il fatto di averli maturati nella solita famiglia ha dato loro un vantaggio nella visione del mercato. Il meritato successo è espresso dal fatto che lavorano costantemente per clienti facoltosi italiani e stranieri.

La passione è di casa, produzioni raffinate e disegni esclusivi. È l’innovazione e la capacità di sperimentare la buona pratica che la famiglia Grandoli ha custodito gelosamente negli anni, arrivando fino ai giorni nostri.

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