Palazzo gentilizio
Chiostre nascoste in pieno centro
Contiguo alla Casa-torre Guidi si trova l’omonimo palazzo, dal bel fronte di forma composita. Palazzo gentilizio, acquistato nella metà del Cinquecento da Iacopo Guidi per la somma di duemila scudi d’oro. Dai caratteri architettonici rinascimentali, il complesso presenta all’interno un bel cortile rinascimentale, semplice e lineare, tamponato per tre lati, che ha un riscontro anche nel Vicolo Guidi con l’originario colonnato. Il carattere composito del palazzo si manifesta anche per l’appartenenza al complesso della unità successiva, compresa tra i nn. 16-22, indipendente che sembra unificare nel fronte tre parti precedenti, di impianto quattrocentesco.
Tanto bello, quanto poco visibile dal viandante che passa veloce per la principale Via Matteotti. Difficilmente le strade del centro storico hanno, fin dalla loro nascita, mantenuto il loro nome originario, ed anche Via Matteotti non sfugge a questa casistica di toponimi che, nel corso dei secoli, l’hanno caratterizzata. E guarda un po’, per i volterrani si chiama Via Guidi.
Contigua a Palazzo Guidi
Casa Torre Marchesi Guidi
Se il palazzo prende possesso di una parte interna di Via Matteotti, ad aprire la via, per chi scende verso Porta Fiorentina, spetta alla casa torre Marchesi Guidi con la sua mole rettangolare, con i filari regolari di pietra panchina, cui fanno quasi da contrasto le eleganti bifore ai piani superiori.
Un tempo la casa torre segnava l’accesso al borgo sottostante di Castello, ovvero al “Prato“. Edificate dai nobili e cittadini, vassalli e feudatari del vescovo, come saldi fortilizi di difesa, le case-torri volterrane, prima della formazione del Comune, raramente, servivano come dimora. Solo in un secondo momento, quando ai loro lati furono eretti altri locali, le torri, con porte e finestre ampliate, furono adoperate come abitazioni.
La diversa funzione tra torri e case torri si rivela anche dalle diverse architetture. Le torri sono alte e cupe e danno l’idea di forza e di difesa con le poche aperture; le case torri, invece, più larghe ed eleganti, hanno in basso botteghe, sono traforate da una serie di monofore, sovrastate da una serie di bifore con l’arco maggiore nervato a tutto sesto e i due inclusi ad ogiva.
I gruppi fortilizi delle consorterie
Sistemi di offesa e di difesa
Questa duplice funzione corrisponde a due diverse fasi storiche di Volterra: l’una, precedente al Duecento e caratterizzata da accese lotte intestine, si distingue per la costruzione di torri di difesa; l’altra, contemporanea alla fioritura comunale e corrispondente allo sviluppo demografico ed urbanistico, si identifica con la edificazione di numerose abitazioni.
Così le famiglie magnatizie, proprietarie delle torri, aggiungono a lato della fabbrica originaria edifici e costruiscono ex novo delle case-torri che, ingentilite da strutture architettoniche come bifore e balconi, assolvevano al duplice compito di abitazioni, e fortilizio.
Questo fermento edilizio nacque quando fu innalzato il Palazzo dei Priori; momento storico in cui si obbligavano i comitatini a comprare e fare case a Volterra, iniziando a concentrare nella città i migliori elementi sociali del contado, a sorvegliare, limitare, volgere a profitto della cittadinanza ogni attività, libertà, risorsa economica della campagna.
Una proliferazione di torri e case torri
Torri mozzate per legge
Ogni gruppo fortilizio, appartenente ad una consorteria, sorgeva in luoghi determinati o strategici e rappresentava un efficace sistema di offesa e di difesa. I più importanti raggruppamenti di torri, residuo della topografia del castrum, sono all’incrociata dei Buomparenti, all’incrociata di Sant’Agnolo e a all’incrociata dei Marchesi, in cui è presente la casa torre Marchesi Guidi.
In seguito ad una proliferazione di torri e case torri, il Comune cercò di dare ordine e regola a questa tipologia edilizia. A riguardo impose che le torri non potessero superare l’altezza di trenta braccia, con la facoltà per il proprietario di costruirvi sopra una copertura sorretta da morali, non più alta di cinque braccia. Queste torri alla maniera cum murellis, diverse da quella cum muro sodo, cioè senza tettoia, sono riconoscibili proprio ai canti dei Buomparenti e dei Marchesi, dove l’altezza stabilita dagli Statuti, viene superata.
La casa torre non è visitabile perchè abitata, a piano terra invece si sviluppa una storica bar gelateria. Per uno sguardo nell’insieme lo scorcio interessante più si trova dalle finestre di Palazzo dei Priori.
BIBLIOGRAFIA
C. GUELFI, Via Giacomo Matteotti, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, Pacini, 1997, pp. 448-455
In territorio di Contrada
Contrada Santa Maria
Questo punto di interesse fa parte della Contrada di Santa Maria. Oggi Contrada di Santa Maria conserva nel suo tessuto urbano l’eredità di quell’antico Borgo Santa Maria che nacque all’ombra del potere episcopale volterrano. Le vie come Ricciarelli, San Lino e Mandorlo mantengono ancora la struttura originaria che si formò tra XIII e XIV secolo, quando le case si espansero attorno al convento francescano e all’area del Mandorlo. La presenza della chiesa di San Francesco continua a essere un riferimento identitario, richiamando il tempo in cui il convento era il più grande della città. Nella vita di contrada, i colori bianco e azzurro evocano il legame storico con il culto mariano, risalente alla simbologia medievale.
Questo territorio, che nel 1992 ha inglobato parti di Piazza e Fornelli, ha sotto di se gran parte del centro storico, ma oggi essendo per lo più di vocazione turistica, la zona non è così popolata come un tempo; si sono preferite zone più moderne, ma chi ancora la abita vive in una impareggiabile estetica, tra mura e scorci suggestivi che furono difesi nei secoli.

