Prima di giungere a Villamagna

Villa dei Maffei

Poco prima di giungere a Villamagna provenendo da Volterra si trova il piccolo borgo agricolo di San Donnino con villa, fattoria e chiesa. L’elemento più caratteristico oltre che il vero e proprio fulcro di questo agglomerato rurale è costituito senza dubbio dall’imponente villa cinquecentesca che, situata su una collinetta a Sud della rotabile che collega Villamagna con Mulino d’Era, appare attorniata da un parco lussureggiante e da lunghi viali di cipressi.

La superba costruzione, dovuta all’ingegno del grande Baldassarre Peruzzi, mostra una chiara testimonianza della sua origine rinascimentale e del suo legame con la famiglia Maffei di Volterra, in due lapidi in lingua latina apposte sui muri dell’edificio ove si legge che la villa costruita dall’umanista Mario Maffei fu luogo ospitale per gli amici e rifugio per i poveri quando imperversò il passaggio dei Lanzichenecchi.

La famiglia Maffei di Volterra tenne questa villa per oltre tre secoli.

Una estensione di quattrocento ettari

Un borgo cinquecentesco

Entrando nell’ampio piazzale belvedere pavimentato in pietra, si scorge il prospetto principale della costruzione, interamente in cotto nella scansione centrale a un piano che accoglie il portale d’ingresso, e intonacato nelle porzioni laterali.

La villa ha una pianta a corte, chiusa al primo piano con porticato interno su colonne e capitelli in pietra. La corte si apre al secondo piano formando un ampio terrazzo rivolto al piazzale e al sottostante terrazzamento degradante verso la vallata. Gli interni sono arricchiti da decori rinascimentali e soffitti lignei dipinti; un ambiente al piano nobile è interamente decorato a stucchi con pavimenti in marmo dipinto e scolpito. Anche il piano terra presenta ambienti con volte dipinte e pareti a trompe l’oeil con damaschi e stoffe perfettamente imitati.

Quanto alla fattoria essa aveva un’estensione di quattrocento ettari e constava di quattordici poderi disposti in un paesaggio agrario in cui predominano coltivazioni promiscue a olivi, viti e seminativi.

Vittima di un lento declino

Lo stato attuale

Strutturalmente i maggiori interventi che hanno interessato l’assetto della fattoria risalgono alla seconda metà dell’Ottocento e ai primi decenni del Novecento quando a seguito del manifestarsi di nuove esigenze produttive furono costruiti nuovi edifici a destinazione agricola.

Intorno agli anni Quaranti del secolo scorso la fattoria divenne proprietà di Manlio e Silvana Vannucchi che provvidero a suddividere l’ampio fabbricato in numerosi quartieri d’abitazione; successivamente la proprietà passò ai Vannucchi-Lagorio ai quali si deve il notevole impulso di modernizzazione produttiva impresso alla tradizionale vocazione agricola dell’azienda. Sotto l’aspetto demografico San Donnino contava di numerosi abitanti, tanto che, con uno strappo alla regola, il Comune di Volterra mise alcuni lampioni di illuminazione pubblica, sebbene fosse una proprietà privata. Oggi non è più così, la villa sta subendo, oltre ad un calo demografico importante, uno condizione di grande abbandono, d’altronde una così grande dimora di questi tempi è sempre più difficile da gestire.

In riferimento ad una antica chiesa paleocristiana

Cappella di San Donnino

Il toponimo di San Donnino deriva da una chiesa paleocristiana presente già nel secolo VIII; di questa non vi è più alcuna traccia, ma con lo stesso nome, oltre alla villa, è stato eretto un nuovo luogo di culto. In fondo al grande prato retrostante la villa, infatti, si trova la Cappella di San Donnino.

L’esterno presenta un timpano a rilievo che accompagna la copertura e un ingresso privo di decorazioni, sormontato da una luce centinata. La cappella è decorata all’interno, ha la pianta a croce latina con bracci coperti a botte e una piccola cupola su pennacchi che sovrasta l’altare marmoreo. Una piccola acquasantiera in marmo a valva aperta è ciò che rimane degli arredi della sacrestia.

Questa cappella è anche chiamata dell’Annunziata perché qui si trovava un quadro oggi non più presente, con una Annunciazione, della quale non si hanno tracce. Sebbene chiusa per la maggior parte dei giorni dell’anno, è stata comunque sottoposta ad un restauro e con esso si è ripristinata la festa dell’Annunciazione.