Casale Marittimo

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Fonti

Panorami

Monumenti

Dimore

Alloggi

Musei

Rovine

Parcheggi

Un borgo sul colle

Terre di civiltà arcaiche

Casale Marittimo è un piccolo borgo della bassa Valdicecina, dal quale il mare si mostra in tutta la sua bellezza, sospirando sognanti seduti sulle spallette panoramiche del centro storico. Casale si distende lungo il declivio di un colle con la struttura particolare di tre cerchi concentrici posti su più livelli; sulla cima troviamo l’antico castello, mentre sul lato più esterno una moltitudine di villette schierate, moderne rustiche e di lusso. La sua posizione strategica nell’entroterra con un passo verso la villeggiatura balneare, eleva questo luogo a meta perfetta per vivere una vacanza o una intera vita lontano dalla confusione e dall’aria insalubre delle grandi città.

Circa le potenzialità di questo territorio ci avevano visto giusto persino gli etruschi e i romani; antiche civiltà arcaiche e orientalizzanti avevano occupato i poggi più a nord est di Casale, erigendo il primo e originale nucleo della zona sotto il nome di Casalvecchio; ovviamente, non sappiamo molto del suo vero nome, questo gli fu attribuito in epoche successive con il fine ultimo di distinguere i due centri urbani, quello antico da quello attuale: Casalvecchio da Casalnuovo, l’attuale Casale.

I due castelli di Casale

Casalvecchio e Casalnuovo

Casalvecchio si distribuiva sopra un irto colle, smussato poi dalla costante lavorazione agricola. Sulla sommità sorgeva l’acropoli, sulle pendici l’abitato e sui poggi circostanti le necropoli. Testimonianze importanti sono le tombe a tholos di Poggiarella e di Casa Nocera. Sullo spartiacque tra la valle dello Sterza e la piana del Cecina, questa popolazione controllava uno degli snodi stradari più importanti della costa, ottenendo il meglio dal commercio con i centri più vicini. Un agglomerato di case che preservò la sua identità fino al medioevo, quando vi sorse pure un castello.

Casalnuovo invece nacque un poco più in là come proprietà dei Conti delle Gherardesca, a cavallo del secondo millennio dopo Cristo. Nella sua dimensione medievale, di fianco alle dimore di questa antichissima e nobile famiglia, si sviluppò un castello e il borgo del contado ai servizi del castello. Per un breve periodo i due castelli di Casalvecchio e Casalnuovo coesisterono fianco a fianco, ma progressivamente lasciarono il primo per il secondo a causa della sua aria insalubre e poco ventilata.

Ai margini della Valdicecina

I contrasti tra Pisa e Firenze

Nel Duecento i due castelli vennero rilevati dalla Repubblica di Pisa, niente valse il potere autoritario del vescovato di Volterra, che dominava gran parte della Valdicecina con il gomito stretto contro il Comune di Volterra. La Diocesi di Volterra tuttavia deteneva la Pieve di San Giovanni Battista di Casale, posta nella conca tra le due colline; la sua giurisdizione temporale come chiesa madre si estendeva fino a Montescudaio e a Guardistallo a sfavore dell’arcivescovato pisano.

Due secoli dopo, con la caduta di Pisa, battuta dalla Repubblica Fiorentina, Casale entrò nei possedimenti di Firenze, come del resto tutta la Valdicecina. Casalvecchio invece venne completamente rasa al suolo, vittima degli estenuanti scontri tra le due città. Con la sottomissione consenziente Casale ottenne la possibilità di diventare Comune, ma contrariamente a quanto avvenne per Montescudaio e Guardistallo, non poté liberarsi dei Conti della Gherardesca che vi mantennero le proprietà e la giurisdizione.

La crisi di Casale

L’abbandono di un paese

Nel Cinquecento e nel Seicento la popolazione di Casale venne decimata, le cause furono imputate alle continue incursioni dei pirati saraceni e alle malattie malariche che infestavano le piane lungo la costa. A girare il dito nella piaga, scoppiò anche la peste che estinse intere famiglie. Fu un periodo di involuzione culminata con l’acquisizione del borgo da parte dei Ridolfi e poi del Marchesato di Riparbella nel feudo del conte Carlo Ginori, facendone una proprietà della sua tenuta di Cecina.

Le campagne furono sequestrate per farne delle grandissime riserve di caccia private, riducendo così al minimo gli spazi comunitari per la coltivazione e per il pascolo. All’avanzamento dei boschi conseguì il proliferare di cinghiali, lupi, serpenti e di un’aria sempre meno ventilata, che resero Casale pericolosa e poco salubre. Ciò nonostante Casale fu uno castelli più vivibili del Marchesato, a suo favore una fonte d’acqua potabile che i paesi vicini avrebbero pregato per averla.

Importanti modifiche

Una nuova rinascita

Con le riforme leopoldine i feudi caddero e le terre vennero nuovamente distribuite, favorendo altre famiglie. Emersero così i Cancellieri, gli Sparapani, i Mannari e i Marchionneschi che, in seguito, detennero il politico politico di Casale per tutto l’Ottocento, fino alla seconda metà del Novecento. Essi investirono nell’agricoltura, pertanto con il necessario disboscamento non solo venne risolto il problema dell’aria ferma, ma anche quella del calo demografico; la chiamata dei braccianti comportò l’aumento della popolazione e importanti modifiche dell’abitato: con l’esigenza di nuove costruzioni, fu così che vennero distrutte gran parte delle difese del castello.

L’aspetto del paese medievale è tuttavia ben conservato e la sensibilizzazione per i valori storici ha fatto sì che alcuni ammodernamenti siano stati rimossi; oggi, votata al turismo i comfort raggiungono standard molto alti e con la nomea di un luogo dove si produce dell’ottimo olio e dell’eccellente vino, come lo stereotipo della toscanità vorrebbe, ha reso Casale un gioiellino dove vivere alternativo, alla scoperta della campagna, dei borghi storici e delle prelibatezze dei prodotti tipici.

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Un borgo sul colle

Terre di civiltà arcaiche

Casale Marittimo è un piccolo borgo della bassa Valdicecina, dal quale il mare si mostra in tutta la sua bellezza, sospirando sognanti seduti sulle spallette panoramiche del centro storico. Casale si distende lungo il declivio di un colle con la struttura particolare di tre cerchi concentrici posti su più livelli; sulla cima troviamo l’antico castello, mentre sul lato più esterno una moltitudine di villette schierate, moderne rustiche e di lusso. La sua posizione strategica nell’entroterra con un passo verso la villeggiatura balneare, eleva questo luogo a meta perfetta per vivere una vacanza o una intera vita lontano dalla confusione e dall’aria insalubre delle grandi città.

Circa le potenzialità di questo territorio ci avevano visto giusto persino gli etruschi e i romani; antiche civiltà arcaiche e orientalizzanti avevano occupato i poggi più a nord est di Casale, erigendo il primo e originale nucleo della zona sotto il nome di Casalvecchio; ovviamente, non sappiamo molto del suo vero nome, questo gli fu attribuito in epoche successive con il fine ultimo di distinguere i due centri urbani, quello antico da quello attuale: Casalvecchio da Casalnuovo, l’attuale Casale.

I due castelli di Casale

Casalvecchio e Casalnuovo

Casalvecchio si distribuiva sopra un irto colle, smussato poi dalla costante lavorazione agricola. Sulla sommità sorgeva l’acropoli, sulle pendici l’abitato e sui poggi circostanti le necropoli. Testimonianze importanti sono le tombe a tholos di Poggiarella e di Casa Nocera. Sullo spartiacque tra la valle dello Sterza e la piana del Cecina, questa popolazione controllava uno degli snodi stradari più importanti della costa, ottenendo il meglio dal commercio con i centri più vicini. Un agglomerato di case che preservò la sua identità fino al medioevo, quando vi sorse pure un castello.

Casalnuovo invece nacque un poco più in là come proprietà dei Conti delle Gherardesca, a cavallo del secondo millennio dopo Cristo. Nella sua dimensione medievale, di fianco alle dimore di questa antichissima e nobile famiglia, si sviluppò un castello e il borgo del contado ai servizi del castello. Per un breve periodo i due castelli di Casalvecchio e Casalnuovo coesisterono fianco a fianco, ma progressivamente lasciarono il primo per il secondo a causa della sua aria insalubre e poco ventilata.

Ai margini della Valdicecina

I contrasti tra Pisa e Firenze

Nel Duecento i due castelli vennero rilevati dalla Repubblica di Pisa, niente valse il potere autoritario del vescovato di Volterra, che dominava gran parte della Valdicecina con il gomito stretto contro il Comune di Volterra. La Diocesi di Volterra tuttavia deteneva la Pieve di San Giovanni Battista di Casale, posta nella conca tra le due colline; la sua giurisdizione temporale come chiesa madre si estendeva fino a Montescudaio e a Guardistallo a sfavore dell’arcivescovato pisano.

Due secoli dopo, con la caduta di Pisa, battuta dalla Repubblica Fiorentina, Casale entrò nei possedimenti di Firenze, come del resto tutta la Valdicecina. Casalvecchio invece venne completamente rasa al suolo, vittima degli estenuanti scontri tra le due città. Con la sottomissione consenziente Casale ottenne la possibilità di diventare Comune, ma contrariamente a quanto avvenne per Montescudaio e Guardistallo, non poté liberarsi dei Conti della Gherardesca che vi mantennero le proprietà e la giurisdizione.

La crisi di Casale

L’abbandono di un paese

Nel Cinquecento e nel Seicento la popolazione di Casale venne decimata, le cause furono imputate alle continue incursioni dei pirati saraceni e alle malattie malariche che infestavano le piane lungo la costa. A girare il dito nella piaga, scoppiò anche la peste che estinse intere famiglie. Fu un periodo di involuzione culminata con l’acquisizione del borgo da parte dei Ridolfi e poi del Marchesato di Riparbella nel feudo del conte Carlo Ginori, facendone una proprietà della sua tenuta di Cecina.

Le campagne furono sequestrate per farne delle grandissime riserve di caccia private, riducendo così al minimo gli spazi comunitari per la coltivazione e per il pascolo. All’avanzamento dei boschi conseguì il proliferare di cinghiali, lupi, serpenti e di un’aria sempre meno ventilata, che resero Casale pericolosa e poco salubre. Ciò nonostante Casale fu uno castelli più vivibili del Marchesato, a suo favore una fonte d’acqua potabile che i paesi vicini avrebbero pregato per averla.

Importanti modifiche

Una nuova rinascita

Con le riforme leopoldine i feudi caddero e le terre vennero nuovamente distribuite, favorendo altre famiglie. Emersero così i Cancellieri, gli Sparapani, i Mannari e i Marchionneschi che, in seguito, detennero il politico politico di Casale per tutto l’Ottocento, fino alla seconda metà del Novecento. Essi investirono nell’agricoltura, pertanto con il necessario disboscamento non solo venne risolto il problema dell’aria ferma, ma anche quella del calo demografico; la chiamata dei braccianti comportò l’aumento della popolazione e importanti modifiche dell’abitato: con l’esigenza di nuove costruzioni, fu così che vennero distrutte gran parte delle difese del castello.

L’aspetto del paese medievale è tuttavia ben conservato e la sensibilizzazione per i valori storici ha fatto sì che alcuni ammodernamenti siano stati rimossi; oggi, votata al turismo i comfort raggiungono standard molto alti e con la nomea di un luogo dove si produce dell’ottimo olio e dell’eccellente vino, come lo stereotipo della toscanità vorrebbe, ha reso Casale un gioiellino dove vivere alternativo, alla scoperta della campagna, dei borghi storici e delle prelibatezze dei prodotti tipici.

Antica
Medievale
Moderna
Contemporanea
Occulta
Personale
Genealogica

Animazione
Architettura
Fotografia
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