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  • Ottobre 7, 2022 19:10 local time

Sui monti di Castelnuovo

I resti di Bruciano

Sui monti a mezzogiorno di Castelnuovo Val di Cecina, là dove nasce il fiume Cornia, in vetta al versante che guarda la vallata percorsa dal torrente Pavone, si trovano i ruderi del castello di Santa Lucia in Bruciano. Questa fortificazione eretta sul poggio dell'Aia dei Diavoli, data la sua particolare posizione geografica, doveva essere senza dubbio imponente. Le rovine del castello sono segnalate anche sulla carta dell'Istituto Geografico Militare di Firenze e vi si accede dalla strada che da Castelnuovo porta al Sasso.

Per coloro che intendessero visitare questi ruderi è consigliabile raggiungerli dalla strada che, dopo tre chilometri da Larderello, porta verso Serazzano, deviando per la Leccia e Sasso Pisano, per poi, ritornando verso Castelnuovo, incontrare il bivio che porta alla fattoria di Bruciano e, poco dopo, il monte dove si trovano le rovine del castello. La macchina dobbiamo posteggiarla ai bordi della strada presso il vecchio casolare del Mulino di Bruciano e risalire a piedi il monte situato sulla sinistra della strada stessa.

> Scopri, Castello di Santa Lucia

Distrutta nel Quattrocento

Chiesa di Santa Maria

Bruciano aveva una chiesa dedicata a Santa Maria, insieme a quelle del Sasso, di Monte Rotondo, di Cugnano, della Rocchetta Pannocchìeschi e di Castel Volterrano, era filiale dell'antica pieve di Commessano, gli abitanti della zona dicono invece Conversano; assai prossima al Sasso Pisano, era ubicata poco più in là del podere Pino di Sopra e venne distrutta a seguito delle ricorrenti razzie cui erano sottoposte tutte le costruzioni non protette, perché non comprese entro le mura di fortificazioni.

La sua distruzione avvenne verso la fine del Quattrocento, per cui il titolo del fonte battesimale fu trasferito nella chiesa parrocchiale del Sasso. Risulta poi che, in seguito, la chiesa di Bruciano fu annessa all'Arcipretura di San Salvatore di Castelnuovo Val di Cecina, con l'aggiunta del titolo di Santa Maria.

Una palese dedica alla antichissima chiesa è la cappella di Sant'Ottaviano e di Santa Maria che è stata eretta nell'Ottocento all'interno della tenuta di Bruciano, in onore alla precedente non più esistente. La cappella è stata costruita per le volontà della famiglia nobile dei Ricciarelli, ma nulla ha a che fare con la chiesa se non per il nome.

Dedicata ai Santi Ottaviano e Maria

Cappella dei Ricciarelli

La tenuta di Bruciano è dotata di una caratteristica cappella a pianta centrale dedicata a Sant'Ottaviano e Santa Maria, nel cui sotterraneo si trovano le tombe sepolcrali della famiglia Ricciarelli di Volterra, già proprietaria di tale vasto ed interessante complesso rustico.

Davanti alla cappella sono state collocate delle pietre e i resti di colonne di origine etrusca, mentre sul retro si apre la stanza che un tempo fu destinata dal dott. Wesendonk a museo di interessanti reperti che, a seguito delle sue appassionate ricerche, era riuscito a strappare alla terra e al logorio del tempo. Tra questi primeggiano embrici del tardo periodo etrusco con sigillo originale che, in alcuni casi, si riferisce alle città di Populonia e di Volterra.

La cappella gentilizia fu edificata nella metà dell'Ottocento su progetto dell'architetto Jughetti, dipendente della famiglia Ricciarelli. Sebbene questo territorio sia sotto la giurisdizione della Diocesi di Volterra, la cappella non appartiene ad essa: è infatti una proprietà privata degli eredi della famiglia Wesendonk, attuali detentori della Tenuta di Bruciano.

Dai Ricciarelli ai von Wesendonk

Un feudo di settecento ettari

La Fattoria di Bruciano, è stata proprietà della famiglia von Wesendonk per ben trent'anni. Il magistrato tedesco Franz Von Wesendonk, Pico come il genio della Mirandola per gli amici di Castelnuovo, alla metà circa degli anni Ottanta del secolo scorso decise di ritirarsi qui per godere della propria pensione in tranquillità, dopo una frenetica esistenza passata attraverso la guerra, la prigionia in Russia e una carriera giudiziaria degna di nota.

La fattoria di sublime bellezza è composta da una villa, due edifici annessi e dalla cappella gentilizia già menzionata. Intorno al complesso un vero e proprio feudo di circa settecento ettari. Tutto questo un tempo era dimora della famiglia Ricciarelli, nobili volterrani. I Ricciarelli acquisirono le terre dal Comune di Volterra poco prima della metà del Settecento e vi costruirono sopra fino agli inizi dell'Ottocento, per poi abbandonare tutto agli inizi del Novecento. La villa nel corso degli anni ha subito diversi interventi architettonici, per cui l'aspetto attuale non risulta fedele all'originale: è frutto di molti rimaneggiamenti. Alla morte di Pico la villa è rimasta disabitata portandola alla malora.

> Scopri, La Tenuta di Bruciano

Sui monti di Castelnuovo

I resti di Bruciano

Sui monti a mezzogiorno di Castelnuovo Val di Cecina, là dove nasce il fiume Cornia, in vetta al versante che guarda la vallata percorsa dal torrente Pavone, si trovano i ruderi del castello di Santa Lucia in Bruciano. Questa fortificazione eretta sul poggio dell'Aia dei Diavoli, data la sua particolare posizione geografica, doveva essere senza dubbio imponente. Le rovine del castello sono segnalate anche sulla carta dell'Istituto Geografico Militare di Firenze e vi si accede dalla strada che da Castelnuovo porta al Sasso.

Per coloro che intendessero visitare questi ruderi è consigliabile raggiungerli dalla strada che, dopo tre chilometri da Larderello, porta verso Serazzano, deviando per la Leccia e Sasso Pisano, per poi, ritornando verso Castelnuovo, incontrare il bivio che porta alla fattoria di Bruciano e, poco dopo, il monte dove si trovano le rovine del castello. La macchina dobbiamo posteggiarla ai bordi della strada presso il vecchio casolare del Mulino di Bruciano e risalire a piedi il monte situato sulla sinistra della strada stessa.

> Scopri, Castello di Santa Lucia

Distrutta nel Quattrocento

Chiesa di Santa Maria

Bruciano aveva una chiesa dedicata a Santa Maria, insieme a quelle del Sasso, di Monte Rotondo, di Cugnano, della Rocchetta Pannocchìeschi e di Castel Volterrano, era filiale dell'antica pieve di Commessano, gli abitanti della zona dicono invece Conversano; assai prossima al Sasso Pisano, era ubicata poco più in là del podere Pino di Sopra e venne distrutta a seguito delle ricorrenti razzie cui erano sottoposte tutte le costruzioni non protette, perché non comprese entro le mura di fortificazioni.

La sua distruzione avvenne verso la fine del Quattrocento, per cui il titolo del fonte battesimale fu trasferito nella chiesa parrocchiale del Sasso. Risulta poi che, in seguito, la chiesa di Bruciano fu annessa all'Arcipretura di San Salvatore di Castelnuovo Val di Cecina, con l'aggiunta del titolo di Santa Maria.

Una palese dedica alla antichissima chiesa è la cappella di Sant'Ottaviano e di Santa Maria che è stata eretta nell'Ottocento all'interno della tenuta di Bruciano, in onore alla precedente non più esistente. La cappella è stata costruita per le volontà della famiglia nobile dei Ricciarelli, ma nulla ha a che fare con la chiesa se non per il nome.

Dedicata ai Santi Ottaviano e Maria

Cappella dei Ricciarelli

La tenuta di Bruciano è dotata di una caratteristica cappella a pianta centrale dedicata a Sant'Ottaviano e Santa Maria, nel cui sotterraneo si trovano le tombe sepolcrali della famiglia Ricciarelli di Volterra, già proprietaria di tale vasto ed interessante complesso rustico.

Davanti alla cappella sono state collocate delle pietre e i resti di colonne di origine etrusca, mentre sul retro si apre la stanza che un tempo fu destinata dal dott. Wesendonk a museo di interessanti reperti che, a seguito delle sue appassionate ricerche, era riuscito a strappare alla terra e al logorio del tempo. Tra questi primeggiano embrici del tardo periodo etrusco con sigillo originale che, in alcuni casi, si riferisce alle città di Populonia e di Volterra.

La cappella gentilizia fu edificata nella metà dell'Ottocento su progetto dell'architetto Jughetti, dipendente della famiglia Ricciarelli. Sebbene questo territorio sia sotto la giurisdizione della Diocesi di Volterra, la cappella non appartiene ad essa: è infatti una proprietà privata degli eredi della famiglia Wesendonk, attuali detentori della Tenuta di Bruciano.

Dai Ricciarelli ai von Wesendonk

Un feudo di settecento ettari

La Fattoria di Bruciano, è stata proprietà della famiglia von Wesendonk per ben trent'anni. Il magistrato tedesco Franz Von Wesendonk, Pico come il genio della Mirandola per gli amici di Castelnuovo, alla metà circa degli anni Ottanta del secolo scorso decise di ritirarsi qui per godere della propria pensione in tranquillità, dopo una frenetica esistenza passata attraverso la guerra, la prigionia in Russia e una carriera giudiziaria degna di nota.

La fattoria di sublime bellezza è composta da una villa, due edifici annessi e dalla cappella gentilizia già menzionata. Intorno al complesso un vero e proprio feudo di circa settecento ettari. Tutto questo un tempo era dimora della famiglia Ricciarelli, nobili volterrani. I Ricciarelli acquisirono le terre dal Comune di Volterra poco prima della metà del Settecento e vi costruirono sopra fino agli inizi dell'Ottocento, per poi abbandonare tutto agli inizi del Novecento. La villa nel corso degli anni ha subito diversi interventi architettonici, per cui l'aspetto attuale non risulta fedele all'originale: è frutto di molti rimaneggiamenti. Alla morte di Pico la villa è rimasta disabitata portandola alla malora.

> Scopri, La Tenuta di Bruciano