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  • Ottobre 7, 2022 18:09 local time

In cima alle alture pomarancine

Castello a difesa delle moie

Se armati di spirito avventuriero, la Valdicecina sa regalare gioie anche all'esploratore che è alla ricerca di storie insolite fuori dal circuito ordinario. Di particolare fascino sono i paesini e i borghetti che si trovano nella comunità di Pomarance, dispersi su alture isolate e di non facile accesso. Montegemoli è uno di questi, un agglomerato di casette arroccate su di un monte accerchiato da numerosi boschi. Si trova alle spalle di Ponteginori, ai confini con la giurisdizione di Montecatini Val di Cecina.

Il panorama che oggi si presenta al suo cospetto mette in risalto il verde scuro di una flora rigogliosa e incredibilmente suggestiva, al punto da evocare immaginari fatati e spiriti magici del sottobosco. Diversamente, un tempo si proponeva spoglio, privato degli alberi proprio per aiutare la vista sul nemico di passaggio sulle vallate sottostanti; erano i secoli in cui Montegemoli era stato adibita a difesa delle moie, le vene sotterranee di acqua salata da cui ricavare il prezioso sale. Tale estrazione concorreva con la ben più rinomata attività di estrazione di acqua salsa della adiacente Saline di Volterra, paesino sviluppatosi per le stesse esigenze lavorative.

Dal medioevo a oggi

Ambita da famiglie nobili

Nel medioevo Montegemoli si presentava con un castello e poche abitazioni per i lavoratori locali delle saline. Agli inizi del Trecento passò nelle mani dei Vescovi di Volterra, ma cadendo vittima nelle insidiose vicende di predominio tra Chiesa e Comune, si susseguirono un altalenarsi di ricche famiglie sostenitrici dell'una e dell'altra fazione come i Pannocchieschi, gli Aldobrandeschi e i Belforti.

Nella metà del Quattrocento, dopo una lunga egemonia fiorentina, Montegemoli subì un rovinoso saccheggio da parte delle truppe di passaggio di Alfonso d'Aragona; una sorte che spettò a tutti i borghi del comprensorio di Pomarance: così impoverita dalla furia degli invasori, Montegemoli perse il suo valore di comunità e di avamposto strategico nella difesa delle risorse del territorio.

Solo nella seconda metà del Seicento si affacciarono nuove prospettive di sviluppo: dapprima vi si trasferirono i conti Guidi, poi, alla fine dell'Ottocento, seguitarono i conti D’Albertis, i quali, trasformarono buona parte del borgo in una grande tenuta agricola. L'azienda prendeva il nome di “Fattoria il Monte” e si estendeva tra nei confini tra il fiume Cecina e il torrente Trossa.

Paesino solitario e fuori dal tempo

Da castello a borgo

Oggi il castello è ciò che definisce buona parte del borgo. Con i secoli a venire ha perso il suo aspetto di roccaforte merlata e si propone più come un complesso di immobili che si affacciano sulle vie circostanti. La sua veste moderna di grosso casone viene tradita da un alto torrione circolare utilizzato ad uso difensivo verso il lato che guarda la vallata. Leonardo da Vinci in un disegno della Valdicecina rappresentò Montegemoli con tre torrioni, una è la citata presente, della seconda è rimasta la base circolare che funge da balcone alla piazzetta della chiesa, mentre della terza non abbiamo notizie.

I locali del castello, sia a nord che e a sud, sono adibiti ad abitazioni: una evoluzione edilizia messa in campo a partire dalla fine dell'Ottocento. Il primo piano della parte centrale che si apre sulla piazzetta, è stato invece per lunghi anni destinato a deposito del grano. Infine alcuni spazi del piano terra sono stati adibiti a salone espositivo per mostre ed eventi culturali. All’interno di queste stanze si può intravedere un affresco trecentesco rappresentante la Madonna con Bambino e Santa Barbara, patrona delle polveriere, ora conservato dai conti d’Albertis. Sulla facciata lo stemma di questa famiglia.

In cima alle alture pomarancine

Castello a difesa delle moie

Se armati di spirito avventuriero, la Valdicecina sa regalare gioie anche all'esploratore che è alla ricerca di storie insolite fuori dal circuito ordinario. Di particolare fascino sono i paesini e i borghetti che si trovano nella comunità di Pomarance, dispersi su alture isolate e di non facile accesso. Montegemoli è uno di questi, un agglomerato di casette arroccate su di un monte accerchiato da numerosi boschi. Si trova alle spalle di Ponteginori, ai confini con la giurisdizione di Montecatini Val di Cecina.

Il panorama che oggi si presenta al suo cospetto mette in risalto il verde scuro di una flora rigogliosa e incredibilmente suggestiva, al punto da evocare immaginari fatati e spiriti magici del sottobosco. Diversamente, un tempo si proponeva spoglio, privato degli alberi proprio per aiutare la vista sul nemico di passaggio sulle vallate sottostanti; erano i secoli in cui Montegemoli era stato adibita a difesa delle moie, le vene sotterranee di acqua salata da cui ricavare il prezioso sale. Tale estrazione concorreva con la ben più rinomata attività di estrazione di acqua salsa della adiacente Saline di Volterra, paesino sviluppatosi per le stesse esigenze lavorative.

Dal medioevo a oggi

Ambita da famiglie nobili

Nel medioevo Montegemoli si presentava con un castello e poche abitazioni per i lavoratori locali delle saline. Agli inizi del Trecento passò nelle mani dei Vescovi di Volterra, ma cadendo vittima nelle insidiose vicende di predominio tra Chiesa e Comune, si susseguirono un altalenarsi di ricche famiglie sostenitrici dell'una e dell'altra fazione come i Pannocchieschi, gli Aldobrandeschi e i Belforti.

Nella metà del Quattrocento, dopo una lunga egemonia fiorentina, Montegemoli subì un rovinoso saccheggio da parte delle truppe di passaggio di Alfonso d'Aragona; una sorte che spettò a tutti i borghi del comprensorio di Pomarance: così impoverita dalla furia degli invasori, Montegemoli perse il suo valore di comunità e di avamposto strategico nella difesa delle risorse del territorio.

Solo nella seconda metà del Seicento si affacciarono nuove prospettive di sviluppo: dapprima vi si trasferirono i conti Guidi, poi, alla fine dell'Ottocento, seguitarono i conti D’Albertis, i quali, trasformarono buona parte del borgo in una grande tenuta agricola. L'azienda prendeva il nome di “Fattoria il Monte” e si estendeva tra nei confini tra il fiume Cecina e il torrente Trossa.

Paesino solitario e fuori dal tempo

Da castello a borgo

Oggi il castello è ciò che definisce buona parte del borgo. Con i secoli a venire ha perso il suo aspetto di roccaforte merlata e si propone più come un complesso di immobili che si affacciano sulle vie circostanti. La sua veste moderna di grosso casone viene tradita da un alto torrione circolare utilizzato ad uso difensivo verso il lato che guarda la vallata. Leonardo da Vinci in un disegno della Valdicecina rappresentò Montegemoli con tre torrioni, una è la citata presente, della seconda è rimasta la base circolare che funge da balcone alla piazzetta della chiesa, mentre della terza non abbiamo notizie.

I locali del castello, sia a nord che e a sud, sono adibiti ad abitazioni: una evoluzione edilizia messa in campo a partire dalla fine dell'Ottocento. Il primo piano della parte centrale che si apre sulla piazzetta, è stato invece per lunghi anni destinato a deposito del grano. Infine alcuni spazi del piano terra sono stati adibiti a salone espositivo per mostre ed eventi culturali. All’interno di queste stanze si può intravedere un affresco trecentesco rappresentante la Madonna con Bambino e Santa Barbara, patrona delle polveriere, ora conservato dai conti d’Albertis. Sulla facciata lo stemma di questa famiglia.