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  • Ottobre 7, 2022 18:16 local time

Conserva al suo interno una reperto romano

La chiesa di Monteverdi Marittimo

Monteverdi non ha una geometria ben definita, non si ravvisano più gli aspetti di un incastellamento con mura e porte, ma puoi notare come l'abitato sia cresciuto intorno a Via Giosuè Carducci, via principale che attraversa tutto il centro storico e verso la quale confluiscono tutte le vie secondarie. Le rughe, le chiamano qua: stradine strette che serpeggiano incanalandosi tra gli edifici come meglio trovano sfogo.

In mezzo alle antiche abitazioni del centro emerge la Chiesa di Sant'Andrea con una facciata in pietra a faccia vista. Eretta poco prima del Duecento con una struttura ad una sola navata, si rivela importante in quanto conserva un ritrovamento fondamentale della storia del borgo. L'oggetto in questione è la fonte battesimale ritrovata nei pressi del tempietto dedicato alla Dea Bellona e dove sorse poi successivamente il monastero di San Pietro in Palazzuolo, cenobio che dette vita alle comunità presenti su queste alture della Val di Cecina: Canneto e Monteverdi.

Il bellissimo campanile con l'orologio

Al centro dell'antico borgo

Prima dell'Ottocento questa chiesa parrocchiale arrivò al punto di essere abbandonata e di essere sconsacrata, ma successivamente grazie alle generose offerte dei fedeli e soprattutto dell’Arciprete don Romualdo Beldrotti è stata di nuovo restaurata e messa a nuovo. Ulteriore abbellimento fu fatto negli anni Trenta del secolo scorso con la riqualificazione della facciata voluta da Guglielmo Galletti, come testimonia la lapide murata a sinistra dell’ingresso. Sopra il portone si individua anche una splendida ceramica policroma.

Si presenta molto caratteristica, con un sagrato sopraelevato e raggiungibile da una scalinata importante parallela alla strada di Via Giosuè Carducci. La chiesa mostra un campanile con orologio sul retro sopra i tetti di altri edifici ecclesiastici, visibile nella sua interezza dalla piazza che si apre sulla sinistra della chiesa. Il retro della chiesa invece non mostra particolari segni architettonici, se non un rosone in alto al centro.

Qui riposa San Walfrido

Oratorio del Santissimo Sacramento

Sul fianco sinistro della Chiesa di Sant'Andrea si erge un altro edificio religioso a capanna: è l'Oratorio del Santissimo Sacramento eretto nella metà del Settecento al tempo dei Lorena. Di architettura più moderna, ospita tre sacre sepolture dinanzi al suo altare maggiore; riposano dunque i corpi di San Walfrido, del beato Andrea e del frate Leonardo, traslati qui dall'antico monastero di San Pietro in Palazzuolo, una volta abbandonato. La sua facciata, rispetto alla chiesa principale, è più anonima, interamente intonacata.

San Walfrido è una figura molto importante, come fa intuire anche la tela qui presente a lui dedicata dove viene raffigurato nell'atto in cui abbandona le armi per abbracciare l'ordine monastico: considerato capostipite della casata dei Conti della Gherardesca è anche colui che dette origine al cenobio di San Pietro in Palazzuolo, monastero al quale si deve poi i natali dei castelli di Canneto e Monteverdi.

Conserva al suo interno una reperto romano

La chiesa di Monteverdi Marittimo

Monteverdi non ha una geometria ben definita, non si ravvisano più gli aspetti di un incastellamento con mura e porte, ma puoi notare come l'abitato sia cresciuto intorno a Via Giosuè Carducci, via principale che attraversa tutto il centro storico e verso la quale confluiscono tutte le vie secondarie. Le rughe, le chiamano qua: stradine strette che serpeggiano incanalandosi tra gli edifici come meglio trovano sfogo.

In mezzo alle antiche abitazioni del centro emerge la Chiesa di Sant'Andrea con una facciata in pietra a faccia vista. Eretta poco prima del Duecento con una struttura ad una sola navata, si rivela importante in quanto conserva un ritrovamento fondamentale della storia del borgo. L'oggetto in questione è la fonte battesimale ritrovata nei pressi del tempietto dedicato alla Dea Bellona e dove sorse poi successivamente il monastero di San Pietro in Palazzuolo, cenobio che dette vita alle comunità presenti su queste alture della Val di Cecina: Canneto e Monteverdi.

Il bellissimo campanile con l'orologio

Al centro dell'antico borgo

Prima dell'Ottocento questa chiesa parrocchiale arrivò al punto di essere abbandonata e di essere sconsacrata, ma successivamente grazie alle generose offerte dei fedeli e soprattutto dell’Arciprete don Romualdo Beldrotti è stata di nuovo restaurata e messa a nuovo. Ulteriore abbellimento fu fatto negli anni Trenta del secolo scorso con la riqualificazione della facciata voluta da Guglielmo Galletti, come testimonia la lapide murata a sinistra dell’ingresso. Sopra il portone si individua anche una splendida ceramica policroma.

Si presenta molto caratteristica, con un sagrato sopraelevato e raggiungibile da una scalinata importante parallela alla strada di Via Giosuè Carducci. La chiesa mostra un campanile con orologio sul retro sopra i tetti di altri edifici ecclesiastici, visibile nella sua interezza dalla piazza che si apre sulla sinistra della chiesa. Il retro della chiesa invece non mostra particolari segni architettonici, se non un rosone in alto al centro.

Qui riposa San Walfrido

Oratorio del Santissimo Sacramento

Sul fianco sinistro della Chiesa di Sant'Andrea si erge un altro edificio religioso a capanna: è l'Oratorio del Santissimo Sacramento eretto nella metà del Settecento al tempo dei Lorena. Di architettura più moderna, ospita tre sacre sepolture dinanzi al suo altare maggiore; riposano dunque i corpi di San Walfrido, del beato Andrea e del frate Leonardo, traslati qui dall'antico monastero di San Pietro in Palazzuolo, una volta abbandonato. La sua facciata, rispetto alla chiesa principale, è più anonima, interamente intonacata.

San Walfrido è una figura molto importante, come fa intuire anche la tela qui presente a lui dedicata dove viene raffigurato nell'atto in cui abbandona le armi per abbracciare l'ordine monastico: considerato capostipite della casata dei Conti della Gherardesca è anche colui che dette origine al cenobio di San Pietro in Palazzuolo, monastero al quale si deve poi i natali dei castelli di Canneto e Monteverdi.