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  • Dicembre 9, 2022 17:01 local time

Terme sacre etrusche

La fortuna delle sorgenti calde

Le manifestazioni del calore terrestre sono state utilizzate fin dalle origini della storia umana: si pensi, ad esempio, alla ricerca delle sorgenti calde, di cui gli uomini usufruirono prima scavando buche o grotte, poi costruendo stabilimenti termali sempre più funzionali. Le sorgenti calde e i vapori naturali furono utilizzati durante tutto l'Impero Romano, per riscaldare sia gli ambienti abitativi sia i termali. Ricercato in particolare era l'acido borico che confluiva in numerose sorgenti di acqua geotermica, sostanza notoriamente impiegata nella cura di alcune affezioni oftalmiche. I prodotti borici in epoca etrusco-romana erano impiegati anche nella produzione di ceramica a vernice rossa o per saldare l'oro. Dopo la caduta dell'Impero Romano la gran quantità delle conoscenze, scientifiche e tecnologiche, che erano state accumulate in tanti secoli dalle civiltà del Mediterraneo andò perduta.

Per avere un nuovo utilizzo delle manifestazioni geotermiche abbiamo dovuto aspettare il Medioevo quando, nel Volterrano, in seguito al vasto interesse destatosi per i sali si depositavano intorno ai lagoni, nacque una fiorente attività estrattiva legata alla produzione di allume, zolfo e vetriolo. L'utilizzo dei lagoni in epoca etrusca è stata confermata dagli scavi nell'area del podere "Il Bagno" presso i lagoni di Sasso Pisano, sulla sinistra del fiume Cornia.

Il più antico bagno termale

Temperature fino a 70°C

I saggi di scavo finora effettuati hanno riportato alla luce un imponente complesso termale tardo ellenistico che sfruttava, già dal III sec. a.C., le sorgenti d'acqua calda dei lagoni, che sgorgano ancora oggi ad una temperatura di circa 70°C. Vista la grandiosità del complesso e la presenza di un bollo a caratteri etruschi, impresso su gran parte delle tegole di copertura, è ipotizzabile che le strutture venute alla luce appartenessero ad un edificio pubblico.

I resti in questione potrebbero essere identificati con il complesso termale «Aque Volaternas» riportato dalla Tabula Peutingeriana, dove figura affiancato ad un altro edificio rappresentato con lo stesso simbolo. Quest'ultimo sarebbe da identificarsi con il Bagno a Morba, località nei pressi di Montercerboli, dove nel Medioevo si trovava un noto complesso termale. La simbologia adottata per rappresentare questi edifici ha dimensioni notevolmente più grandi di quella usata per altri dello stesso genere riportati sullo stesso segmento (si veda ad esempio Aquas Herculis); ciò lascia intendere l'importanza, forse dovuta all'uso oltre che termale anche sacrale, di questo luogo.

Al confine tra Volterra e Populonia

Un importante sito archeologico

I complessi termali riportati dalla Tabula Peutingeriana si trovano lungo l'itinerario che univa Volterra a Populonia, nel punto dove la strada proveniente dalla zona del fiume Arbia, nel Senese, e l'antica via Volterrana convergevano per formare una sola via che proseguiva verso Populonia. La sua posizione, al confine tra i territori etruschi di Volterra e Populonia, e altri dati archeologici hanno indotto gli studiosi a riconoscere in questo sito un avamposto dell’antico stato volterrano. Parte dei reperti più significativi si trova oggi esposta nell’Antiquarium, una sorta di piccolo museo appositamente realizzato all’interno del paese di Sasso Pisano.

Lo scavo ha portato alla luce alcune strutture murarie le cui pareti conservano ancora un intonaco impermeabile; all'interno della struttura si trovano quattro vasche di forma rettangolare comunicanti tra loro e alimentate dall'acqua della sorgente termale tramite un sistema di canalette in arenaria. Una vasca di forma rotonda, affiancata a quelle rettangolari, presenta una panchina lungo il perimetro delle sue pareti. Le dimensioni dei blocchi sono tali da far pensare che questi non potevano provenire da molto lontano, per ovvi problemi legati al loro trasporto.

Un complesso di notevoli dimensioni

Vani, vasche e fontane

Si evidenziano inoltre i resti di una fontana, di fronte alla quale sono visibili le fondazioni di una esedra le cui funzioni sono ancora da interpretare. Infine il saggio ha portato alla luce un sistema di vasche, di cui si è conservato solo il fondo costituito da coccio pesto ed alcuni vani. Queste strutture erano delimitate sulla parte frontale da un muro, costituito da blocchi di arenaria di notevoli dimensioni, e da un colonnato. Il complesso, tutto o in parte, doveva essere originariamente coperto da un tetto, visto il ritrovamento all'interno dei vani di numerosi coppi e tegole. Gran parte delle tegole ritrovate recano impresso sulla superficie superiore un bollo a caratteri etruschi.

Sono affiorate alcune strutture attribuite ad un edificio interpretato come complesso commerciale. Queste consistono in una serie di vani che si differenziano nella forma e nella dimensione. Il muro che delimita il complesso sul lato nord presenta uno spessore notevole, forse per contenere la spinta esercitata dal terreno sulla struttura.

Terme sacre etrusche

La fortuna delle sorgenti calde

Le manifestazioni del calore terrestre sono state utilizzate fin dalle origini della storia umana: si pensi, ad esempio, alla ricerca delle sorgenti calde, di cui gli uomini usufruirono prima scavando buche o grotte, poi costruendo stabilimenti termali sempre più funzionali. Le sorgenti calde e i vapori naturali furono utilizzati durante tutto l'Impero Romano, per riscaldare sia gli ambienti abitativi sia i termali. Ricercato in particolare era l'acido borico che confluiva in numerose sorgenti di acqua geotermica, sostanza notoriamente impiegata nella cura di alcune affezioni oftalmiche. I prodotti borici in epoca etrusco-romana erano impiegati anche nella produzione di ceramica a vernice rossa o per saldare l'oro. Dopo la caduta dell'Impero Romano la gran quantità delle conoscenze, scientifiche e tecnologiche, che erano state accumulate in tanti secoli dalle civiltà del Mediterraneo andò perduta.

Per avere un nuovo utilizzo delle manifestazioni geotermiche abbiamo dovuto aspettare il Medioevo quando, nel Volterrano, in seguito al vasto interesse destatosi per i sali si depositavano intorno ai lagoni, nacque una fiorente attività estrattiva legata alla produzione di allume, zolfo e vetriolo. L'utilizzo dei lagoni in epoca etrusca è stata confermata dagli scavi nell'area del podere "Il Bagno" presso i lagoni di Sasso Pisano, sulla sinistra del fiume Cornia.

Il più antico bagno termale

Temperature fino a 70°C

I saggi di scavo finora effettuati hanno riportato alla luce un imponente complesso termale tardo ellenistico che sfruttava, già dal III sec. a.C., le sorgenti d'acqua calda dei lagoni, che sgorgano ancora oggi ad una temperatura di circa 70°C. Vista la grandiosità del complesso e la presenza di un bollo a caratteri etruschi, impresso su gran parte delle tegole di copertura, è ipotizzabile che le strutture venute alla luce appartenessero ad un edificio pubblico.

I resti in questione potrebbero essere identificati con il complesso termale «Aque Volaternas» riportato dalla Tabula Peutingeriana, dove figura affiancato ad un altro edificio rappresentato con lo stesso simbolo. Quest'ultimo sarebbe da identificarsi con il Bagno a Morba, località nei pressi di Montercerboli, dove nel Medioevo si trovava un noto complesso termale. La simbologia adottata per rappresentare questi edifici ha dimensioni notevolmente più grandi di quella usata per altri dello stesso genere riportati sullo stesso segmento (si veda ad esempio Aquas Herculis); ciò lascia intendere l'importanza, forse dovuta all'uso oltre che termale anche sacrale, di questo luogo.

Al confine tra Volterra e Populonia

Un importante sito archeologico

I complessi termali riportati dalla Tabula Peutingeriana si trovano lungo l'itinerario che univa Volterra a Populonia, nel punto dove la strada proveniente dalla zona del fiume Arbia, nel Senese, e l'antica via Volterrana convergevano per formare una sola via che proseguiva verso Populonia. La sua posizione, al confine tra i territori etruschi di Volterra e Populonia, e altri dati archeologici hanno indotto gli studiosi a riconoscere in questo sito un avamposto dell’antico stato volterrano. Parte dei reperti più significativi si trova oggi esposta nell’Antiquarium, una sorta di piccolo museo appositamente realizzato all’interno del paese di Sasso Pisano.

Lo scavo ha portato alla luce alcune strutture murarie le cui pareti conservano ancora un intonaco impermeabile; all'interno della struttura si trovano quattro vasche di forma rettangolare comunicanti tra loro e alimentate dall'acqua della sorgente termale tramite un sistema di canalette in arenaria. Una vasca di forma rotonda, affiancata a quelle rettangolari, presenta una panchina lungo il perimetro delle sue pareti. Le dimensioni dei blocchi sono tali da far pensare che questi non potevano provenire da molto lontano, per ovvi problemi legati al loro trasporto.

Un complesso di notevoli dimensioni

Vani, vasche e fontane

Si evidenziano inoltre i resti di una fontana, di fronte alla quale sono visibili le fondazioni di una esedra le cui funzioni sono ancora da interpretare. Infine il saggio ha portato alla luce un sistema di vasche, di cui si è conservato solo il fondo costituito da coccio pesto ed alcuni vani. Queste strutture erano delimitate sulla parte frontale da un muro, costituito da blocchi di arenaria di notevoli dimensioni, e da un colonnato. Il complesso, tutto o in parte, doveva essere originariamente coperto da un tetto, visto il ritrovamento all'interno dei vani di numerosi coppi e tegole. Gran parte delle tegole ritrovate recano impresso sulla superficie superiore un bollo a caratteri etruschi.

Sono affiorate alcune strutture attribuite ad un edificio interpretato come complesso commerciale. Queste consistono in una serie di vani che si differenziano nella forma e nella dimensione. Il muro che delimita il complesso sul lato nord presenta uno spessore notevole, forse per contenere la spinta esercitata dal terreno sulla struttura.