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  • Dicembre 2, 2022 19:14 local time

Realizzato da Mattia Damiani

Un grande complesso conventuale

Il complesso che si estende sull'ultimo tratto di Via Don Minzoni e all'inizio di Via del Poggetto, nei pressi di Porta a Selci e di fronte alla Fortezza Medicea, fu realizzato dall'architetto Mattia Damiani nei primi anni del Settecento. Si tratta dell'ex convento femminile di San Pietro, un edificio imponente che allarga le sue proprietà su un edificio recintato di oltre sessanta metri di lunghezza e su uno spazioso parco boschivo tergale confinante con l'estrema punta delle suggestive mura medievali del poggetto di Firenzuola.

Il complesso investiva e, in parte investe tutt'ora, per la sua posizione, un'area della città alquanto periferica, da sempre inedificata e occupata da orti che caratterizzavano il sito denominato Poggetto Firenzuola. Con il suo spazio aperto annesso, l'antico cenobio si trova dunque, tanto per la storia, quanto per la morfologia attuale dei luoghi, in una posizione di confine tra un contesto urbano e un ambito retrostante naturale.

All'interno della Contrada di Porta a Selci

Conservatorio con parco e chiesa

L'impianto originario è ascrivibile al Trecento; nelle fondamenta qualche traccia di un antico passato rimane, ma la facciata, che oggi il visitatore può ammirare dall'esterno, è in stile decisamente barocco. Di tanto in tanto, quando il bel portale d'ingresso sulla Via Don Minzoni rimane aperto, è possibile intravedere una lunga galleria che lascia, alla sua sinistra, parte dell'edificio e la chiesa omonima e, alla sua destra, il maggior sviluppo del complesso basato sul cortile centrale.

Dopo aver percorso l'intero corpo di fabbrica, la galleria esce all'aperto proseguendo nei viali alberati da una quadruplice fila di grandi bellissimi ippocastani. Qui, un tempo, monache, novizie ed educande trascorrevano il loro tempo libero e meditativo, dilettandosi nella pace e nel silenzio del mondo claustrale, a passeggiate salutari per il fisico e per lo spirito. In tempi più recenti il parco aprì come luogo designato per gli eventi estivi del Comune, ma oggi è sotto la tutela e la protezione della Fondazione del Conservatorio di San Lino in San Pietro.

Da San Marco a San Pietro

Il trasferimento delle monache benedettine

Nei primi del Settecento, a causa le continue e preoccupanti voragini che le Balze continuavano a creare, le monache benedettine che da anni dimoravano nel monastero di San Marco furono costrette a trasferirsi. Fecero così ingresso nel nuovo monastero che, a proprie spese, avevano fatto costruire nelle adiacenze della chiesa di San Pietro in Selci. Il trasferimento, certamente non indolore per le monache, avvenne quando il monastero era sotto la guida della badessa Suor Lucrezia Gardini.

Rispecchiando quello che era l'andamento generale economico di tutta la Toscana e, trovandosi il monastero ben presto in crisi economica, il Granduca pensò di unirlo, con tutti i suoi beni, a quello di San Dalmazio. Il problema fu risolto dal Vescovo Sacchetti che, venendo incontro ad un bisogno cittadino, incaricò le monache di San Pietro di aprire una pubblica scuola-laboratorio, chiedendo alla Santa Sede di togliere in parte la clausura dal monastero. Con questa iniziativa, oltre a provvedere all'educazione delle fanciulle nobili internate nel monastero, fu messo in atto l'insegnamento della scuola esterna a vantaggio di tutte le ragazze della città.

Le attività di educandato

Da monastero a conservatorio laico

Con le leggi leopoldine di fine Settecento gli istituti religiosi di clausura dovettero chiudere e riconvertirsi a conservatori. Le monache, non volendo aderire alle nuove disposizioni sempre più stringenti sui conventi abbandonarono esasperate il monastero, cedendo il posto alle Francescane di San Lino. Dagli inizi dell'Ottocento il monastero prese il nome di Conservatorio di San Lino in San Pietro, che tutt'oggi conserva.

Alla fine dell'Ottocento l'istituto e le scuole vennero affidate a personale laico, ma fino a quel periodo fu il personale religioso ad occuparsi della educazione e istruzione delle giovani lì residenti. Il Conservatorio ha svolto la sua attività di educandato fino alla seconda metà del Novecento, raggiungendo una rinomanza nazionale molto elevata grazie alla illuminata amministrazione del Professor Luigi Scabia, di fama meritata per la sua modernità, sia nell'insegnamento, sia nel modo di vita interno e nelle attrezzature.

> Leggi, Conservatorio di San Lino in San Pietro

Dalla lavanderia agli orti

Sede degli Sbandieratori

Conclusosi il capitolo scolastico negli anni Ottanta del Novecento i locali del conservatorio furono destinati a sede di varie associazioni cittadine. Tra le associazioni che hanno saputo sfruttare e riconvertire sapientemente il bene d'uso dell'immobile vi è quella storica degli Sbandieratori e Balestrieri Città di Volterra, ai quali è stato concesso l'usufrutto della lavanderia e degli orti dell'ex Conservatorio di San Pietro, in cambio di una manutenzione continuativa dell'area. Recuperando così parte dei locali la compagnia ha oggi una sede stabile consona al suo fabbisogno; un posto dove custodire i costumi, gli strumenti, i riconoscimenti, ma soprattutto un punto di riferimento per i ragazzi, un luogo ideale dove ritrovarsi, provare nuovi giochi ed organizzare feste.

Questo è un lato nascosto di Volterra che apre al pubblico raramente, ma quando lo fa, si mostra in tutta la sua bellezza. Immancabile è l'esplorazione del costone superiore delle mura medievali che annettono Porta a Selci con Porta Marcoli. In qualche tratto le mura sono percorribili per intero, permettendo così una visione insolita della vallata sottostante.

Base operativa di Carte Blanche

Teatro di San Pietro

Anche l'associazione culturale Carte Blanche ha saputo cogliere le potenzialità di questo immobile. Con lo scopo primario di produrre e promuovere le iniziative teatrali ed artistiche frutto della sperimentazione e della ricerca, coordina diversi progetti locali, nazionali e internazionali come la Compagnia della Fortezza, il Centro Nazionale Teatro e Carcere, l’attività del Teatro di San Pietro di Volterra e il Festival VolterraTeatro.

Il Teatro di San Pietro è uno degli spazi del convento che più si mostra al pubblico con la manifestazione naturale di spettacoli culturali e di concerti vari. Utilizzata con tali finalità anche nel periodo in cui il conservatorio era attivo, è necessario spiegare che la sua struttura si è sempre prestata bene per farvi nascere un teatro proprio perchè in tempi remoti era il corpo centrale della Chiesa di San Pierino e come tale disponeva dell'architettura idonea per la valorizzazione e l'amplificazione del suono.

Una storia che parte da lontano

Sulle fondamenta di San Pietro Vecchio

La Chiesa di San Pietro Vecchio in Selci, adiacente al Conservatorio, si dice sia stata fondata da Marchese Guiscardo, figlio di Unfredo, all'inizio del secondo millennio. Egli fu un generale e dopo aver guidato con successo i Lucchesi contro i Pisani, non volendo infierire ancor di più sugli sconfitti, si attirò il disprezzo dei suoi e fu destituito. Ritiratosi a Volterra si occupò di cose inerenti il divino culto, tra cui la costruzione di questa chiesa. La Basilica di San Pietro in Selci fu abbattuta nella seconda metà del Quattrocento, in occasione del Sacco di Volterra dalle bombarde dei Fiorentini, guidati dal Duca d'Urbino.

L'attuale chiesa di San Pietro in Selci, adiacente all'ex-convento di San Pietro è l'epigono della vecchia chiesa, poichè è probabile ricalchi il disegno della precedente distrutta; fu consacrata agli inizi del Cinquecento dal concittadino Contugi Geremia, vescovo di Assisi in sostituzione del vescovo di Volterra non presente in città, come testimonia l'iscrizione situata presso la porta che introduce al giardino delle monache.

Scopri, Chiesa di San Pietro in Selci

Realizzato da Mattia Damiani

Un grande complesso conventuale

Il complesso che si estende sull'ultimo tratto di Via Don Minzoni e all'inizio di Via del Poggetto, nei pressi di Porta a Selci e di fronte alla Fortezza Medicea, fu realizzato dall'architetto Mattia Damiani nei primi anni del Settecento. Si tratta dell'ex convento femminile di San Pietro, un edificio imponente che allarga le sue proprietà su un edificio recintato di oltre sessanta metri di lunghezza e su uno spazioso parco boschivo tergale confinante con l'estrema punta delle suggestive mura medievali del poggetto di Firenzuola.

Il complesso investiva e, in parte investe tutt'ora, per la sua posizione, un'area della città alquanto periferica, da sempre inedificata e occupata da orti che caratterizzavano il sito denominato Poggetto Firenzuola. Con il suo spazio aperto annesso, l'antico cenobio si trova dunque, tanto per la storia, quanto per la morfologia attuale dei luoghi, in una posizione di confine tra un contesto urbano e un ambito retrostante naturale.

All'interno della Contrada di Porta a Selci

Conservatorio con parco e chiesa

L'impianto originario è ascrivibile al Trecento; nelle fondamenta qualche traccia di un antico passato rimane, ma la facciata, che oggi il visitatore può ammirare dall'esterno, è in stile decisamente barocco. Di tanto in tanto, quando il bel portale d'ingresso sulla Via Don Minzoni rimane aperto, è possibile intravedere una lunga galleria che lascia, alla sua sinistra, parte dell'edificio e la chiesa omonima e, alla sua destra, il maggior sviluppo del complesso basato sul cortile centrale.

Dopo aver percorso l'intero corpo di fabbrica, la galleria esce all'aperto proseguendo nei viali alberati da una quadruplice fila di grandi bellissimi ippocastani. Qui, un tempo, monache, novizie ed educande trascorrevano il loro tempo libero e meditativo, dilettandosi nella pace e nel silenzio del mondo claustrale, a passeggiate salutari per il fisico e per lo spirito. In tempi più recenti il parco aprì come luogo designato per gli eventi estivi del Comune, ma oggi è sotto la tutela e la protezione della Fondazione del Conservatorio di San Lino in San Pietro.

Da San Marco a San Pietro

Il trasferimento delle monache benedettine

Nei primi del Settecento, a causa le continue e preoccupanti voragini che le Balze continuavano a creare, le monache benedettine che da anni dimoravano nel monastero di San Marco furono costrette a trasferirsi. Fecero così ingresso nel nuovo monastero che, a proprie spese, avevano fatto costruire nelle adiacenze della chiesa di San Pietro in Selci. Il trasferimento, certamente non indolore per le monache, avvenne quando il monastero era sotto la guida della badessa Suor Lucrezia Gardini.

Rispecchiando quello che era l'andamento generale economico di tutta la Toscana e, trovandosi il monastero ben presto in crisi economica, il Granduca pensò di unirlo, con tutti i suoi beni, a quello di San Dalmazio. Il problema fu risolto dal Vescovo Sacchetti che, venendo incontro ad un bisogno cittadino, incaricò le monache di San Pietro di aprire una pubblica scuola-laboratorio, chiedendo alla Santa Sede di togliere in parte la clausura dal monastero. Con questa iniziativa, oltre a provvedere all'educazione delle fanciulle nobili internate nel monastero, fu messo in atto l'insegnamento della scuola esterna a vantaggio di tutte le ragazze della città.

Le attività di educandato

Da monastero a conservatorio laico

Con le leggi leopoldine di fine Settecento gli istituti religiosi di clausura dovettero chiudere e riconvertirsi a conservatori. Le monache, non volendo aderire alle nuove disposizioni sempre più stringenti sui conventi abbandonarono esasperate il monastero, cedendo il posto alle Francescane di San Lino. Dagli inizi dell'Ottocento il monastero prese il nome di Conservatorio di San Lino in San Pietro, che tutt'oggi conserva.

Alla fine dell'Ottocento l'istituto e le scuole vennero affidate a personale laico, ma fino a quel periodo fu il personale religioso ad occuparsi della educazione e istruzione delle giovani lì residenti. Il Conservatorio ha svolto la sua attività di educandato fino alla seconda metà del Novecento, raggiungendo una rinomanza nazionale molto elevata grazie alla illuminata amministrazione del Professor Luigi Scabia, di fama meritata per la sua modernità, sia nell'insegnamento, sia nel modo di vita interno e nelle attrezzature.

> Leggi, Conservatorio di San Lino in San Pietro

Dalla lavanderia agli orti

Sede degli Sbandieratori

Conclusosi il capitolo scolastico negli anni Ottanta del Novecento i locali del conservatorio furono destinati a sede di varie associazioni cittadine. Tra le associazioni che hanno saputo sfruttare e riconvertire sapientemente il bene d'uso dell'immobile vi è quella storica degli Sbandieratori e Balestrieri Città di Volterra, ai quali è stato concesso l'usufrutto della lavanderia e degli orti dell'ex Conservatorio di San Pietro, in cambio di una manutenzione continuativa dell'area. Recuperando così parte dei locali la compagnia ha oggi una sede stabile consona al suo fabbisogno; un posto dove custodire i costumi, gli strumenti, i riconoscimenti, ma soprattutto un punto di riferimento per i ragazzi, un luogo ideale dove ritrovarsi, provare nuovi giochi ed organizzare feste.

Questo è un lato nascosto di Volterra che apre al pubblico raramente, ma quando lo fa, si mostra in tutta la sua bellezza. Immancabile è l'esplorazione del costone superiore delle mura medievali che annettono Porta a Selci con Porta Marcoli. In qualche tratto le mura sono percorribili per intero, permettendo così una visione insolita della vallata sottostante.

Base operativa di Carte Blanche

Teatro di San Pietro

Anche l'associazione culturale Carte Blanche ha saputo cogliere le potenzialità di questo immobile. Con lo scopo primario di produrre e promuovere le iniziative teatrali ed artistiche frutto della sperimentazione e della ricerca, coordina diversi progetti locali, nazionali e internazionali come la Compagnia della Fortezza, il Centro Nazionale Teatro e Carcere, l’attività del Teatro di San Pietro di Volterra e il Festival VolterraTeatro.

Il Teatro di San Pietro è uno degli spazi del convento che più si mostra al pubblico con la manifestazione naturale di spettacoli culturali e di concerti vari. Utilizzata con tali finalità anche nel periodo in cui il conservatorio era attivo, è necessario spiegare che la sua struttura si è sempre prestata bene per farvi nascere un teatro proprio perchè in tempi remoti era il corpo centrale della Chiesa di San Pierino e come tale disponeva dell'architettura idonea per la valorizzazione e l'amplificazione del suono.

Una storia che parte da lontano

Sulle fondamenta di San Pietro Vecchio

La Chiesa di San Pietro Vecchio in Selci, adiacente al Conservatorio, si dice sia stata fondata da Marchese Guiscardo, figlio di Unfredo, all'inizio del secondo millennio. Egli fu un generale e dopo aver guidato con successo i Lucchesi contro i Pisani, non volendo infierire ancor di più sugli sconfitti, si attirò il disprezzo dei suoi e fu destituito. Ritiratosi a Volterra si occupò di cose inerenti il divino culto, tra cui la costruzione di questa chiesa. La Basilica di San Pietro in Selci fu abbattuta nella seconda metà del Quattrocento, in occasione del Sacco di Volterra dalle bombarde dei Fiorentini, guidati dal Duca d'Urbino.

L'attuale chiesa di San Pietro in Selci, adiacente all'ex-convento di San Pietro è l'epigono della vecchia chiesa, poichè è probabile ricalchi il disegno della precedente distrutta; fu consacrata agli inizi del Cinquecento dal concittadino Contugi Geremia, vescovo di Assisi in sostituzione del vescovo di Volterra non presente in città, come testimonia l'iscrizione situata presso la porta che introduce al giardino delle monache.

Scopri, Chiesa di San Pietro in Selci

BIBLIOGRAFIA
C. GUELFI, Via Don Minzoni, in "Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade - piazze - palazzi - chiese - ville e opere d'arte del volterrano", 1997, Pacini, pp. 376-397
C. GUELFI, Via del Poggetto / Firenzulola, in "Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio : strade - piazze - palazzi - chiese - ville e opere d'arte del volterrano", 1997, Pacini, pp. 463-466