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  • Dicembre 9, 2022 15:42 local time

Tra le alture del pomarancino

Antico borgo medievale

Lustignano è un antico borgo dalla tipica struttura medievale che si fonde col cielo boracifero e i pennacchi di fumo dei soffioni di Larderello. Da Pomarance vi si arriva imboccando, in località "la Casanova", la Strada Statale n. 329 di Bocca di Valle, sovrastando la riva destra del fiume Cornia; nidificato su una altura non indifferente lo si ammira già da lontano con lo scenario fiabesco di un borgo incastellato di cui non ci si aspetterebbe neanche la sua esistenza, quasi a ricordare a stranieri e curiosi che esistono ancora luoghi segreti.

La sua forma urbana assume le sembianze di una conchiglia; si sviluppa su un sistema di tre strade parallele, di cui due confluiscono nella piazzetta principale. In piazza vi si affacciano le abitazioni più grandi del paese a due o tre piani, con facciate esterne intonacate. Al margine interno dell’abitato si trova la chiesa dedicata a San Martino; risale alla fine del Duecento, ma fu interamente rifatta in tempi moderni, anche a fronte di numerosi saccheggi che il borgo ha dovuto sopportare.

Lungo il fiume Cornia

Le antiche terre dei villanoviani

Il territorio di Lustignano, oggi prevalentemente boschivo, si trova al centro di una zona archeologica notevolmente ricca. A dimostrazione che questa zona fu frequentata da popolazioni che risalivano le colline seguendo il corso del fiume Cornia, sono state trovati resti di antiche costruzioni e numerose tombe villanoviane a colombario assieme ai suppellettili funerari, tra cui un piatto in calcare a grana fine raffigurante un graffito di un animale simile al bisonte: il reperto paleoantropologico più antico della Toscana, risalente a quindicimila anni fa.

Nel periodo etrusco fu Volterra a imporre il suo dominio in questo territorio, attraversato dalla Via Maremmana e da strategici itinerari che congiungevano la città etrusca a Populonia. Era ambito anche in periodo romano e si pensa che il nome di Lustignano derivi proprio da una traduzione e variazione etimologica di Fundus Listenius: fa riferimento ai fondi di Listenio legionario romano a cui vennero concessi possedimenti grazie alla legge Julia del 59 d.C. emanata da Giulio Cesare in persona.

L'incastellamento di Lustignano

I rinforzamenti medievali

Nel medioevo fu castello e pieve di notevole importanza; è rammentato per la prima volta poco prima del Duecento, quando papa Alessandro II ne investì il vescovo di Volterra. Nella seconda metà del Duecento vi ebbero potere i conti Alberti di Castelnuovo, poi rinunciatari a favore del Vescovo di Volterra. Sottoponendosi alla nuova giurisdizione ecclesiastica, Lustignano si convertì in castello, difeso da mura e accesso controllato da due sole porte: la porta Volterrana e la porta Maremmana.

Poco dopo l'acquisizione del borgo da parte della Diocesi, nell'arco di un ventennio il castello fu completamente distrutto dai Pannocchieschi di Castiglion Bernardi e ricostruito, questa volta sotto il dominio del Comune di Volterra, poco più a sud, sul colle dove si trova oggi. Nella prima metà del Quattrocento invece fu occupata dalle truppe di Niccolò Piccinino, come del resto altre zone del pomarancino, e subì ingenti devastazioni, rinnovate dall'invasione d'Alfonso d'Aragona, re di Napoli. In seguito si sottomise a Firenze, per poi prenderne le distanze aderendo alla comunità criminale del Vicariato della Val di Cecina.

La Lustignano di oggi

Rifacimenti e recuperi

In tempi più vicini a noi, a fine Ottocento Lustignano vide la demolizione del cassero, delle porte e della cinta muraria per far spazio a più moderne esigenze abitative, alle quali contribuì personalmente Federico de Larderel a sostegno della vicina industria boracifera di Larderello. Abbiamo perso molto del suo aspetto originario, ma il borgo si fa ancora guardare anche grazie ai continui restauri estetici in cui tutt'oggi è coinvolto. Degne di nota le tre opere contemporanee dello scultore lustignanino Fabio Batini: la Fontana del Ramarro, la Fontana della Chiocciola e la Fontana del Poggiolo.

Meritevole di menzione anche La Lustignana: nei pressi di Lustignano, sulla sinistra della sua strada maestra che vi conduce, è possibile ammirare una villa padronale in stile rinascimentale con a seguito ventiquattro poderi tutti in pietra. Una grande fattoria fatta edificare all'inizio del Novecento da Giovan Battista Cortese, riccone eclettico genovese, innamorato delle terre isolate della Valdicecina. L'intero agglomerato di edifici prende nome di La Lustignana, un po' come a rappresentare un borgo nel borgo, sorellina del vicino paese.

Tra le alture del pomarancino

Antico borgo medievale

Lustignano è un antico borgo dalla tipica struttura medievale che si fonde col cielo boracifero e i pennacchi di fumo dei soffioni di Larderello. Da Pomarance vi si arriva imboccando, in località "la Casanova", la Strada Statale n. 329 di Bocca di Valle, sovrastando la riva destra del fiume Cornia; nidificato su una altura non indifferente lo si ammira già da lontano con lo scenario fiabesco di un borgo incastellato di cui non ci si aspetterebbe neanche la sua esistenza, quasi a ricordare a stranieri e curiosi che esistono ancora luoghi segreti.

La sua forma urbana assume le sembianze di una conchiglia; si sviluppa su un sistema di tre strade parallele, di cui due confluiscono nella piazzetta principale. In piazza vi si affacciano le abitazioni più grandi del paese a due o tre piani, con facciate esterne intonacate. Al margine interno dell’abitato si trova la chiesa dedicata a San Martino; risale alla fine del Duecento, ma fu interamente rifatta in tempi moderni, anche a fronte di numerosi saccheggi che il borgo ha dovuto sopportare.

Lungo il fiume Cornia

Le antiche terre dei villanoviani

Il territorio di Lustignano, oggi prevalentemente boschivo, si trova al centro di una zona archeologica notevolmente ricca. A dimostrazione che questa zona fu frequentata da popolazioni che risalivano le colline seguendo il corso del fiume Cornia, sono state trovati resti di antiche costruzioni e numerose tombe villanoviane a colombario assieme ai suppellettili funerari, tra cui un piatto in calcare a grana fine raffigurante un graffito di un animale simile al bisonte: il reperto paleoantropologico più antico della Toscana, risalente a quindicimila anni fa.

Nel periodo etrusco fu Volterra a imporre il suo dominio in questo territorio, attraversato dalla Via Maremmana e da strategici itinerari che congiungevano la città etrusca a Populonia. Era ambito anche in periodo romano e si pensa che il nome di Lustignano derivi proprio da una traduzione e variazione etimologica di Fundus Listenius: fa riferimento ai fondi di Listenio legionario romano a cui vennero concessi possedimenti grazie alla legge Julia del 59 d.C. emanata da Giulio Cesare in persona.

L'incastellamento di Lustignano

I rinforzamenti medievali

Nel medioevo fu castello e pieve di notevole importanza; è rammentato per la prima volta poco prima del Duecento, quando papa Alessandro II ne investì il vescovo di Volterra. Nella seconda metà del Duecento vi ebbero potere i conti Alberti di Castelnuovo, poi rinunciatari a favore del Vescovo di Volterra. Sottoponendosi alla nuova giurisdizione ecclesiastica, Lustignano si convertì in castello, difeso da mura e accesso controllato da due sole porte: la porta Volterrana e la porta Maremmana.

Poco dopo l'acquisizione del borgo da parte della Diocesi, nell'arco di un ventennio il castello fu completamente distrutto dai Pannocchieschi di Castiglion Bernardi e ricostruito, questa volta sotto il dominio del Comune di Volterra, poco più a sud, sul colle dove si trova oggi. Nella prima metà del Quattrocento invece fu occupata dalle truppe di Niccolò Piccinino, come del resto altre zone del pomarancino, e subì ingenti devastazioni, rinnovate dall'invasione d'Alfonso d'Aragona, re di Napoli. In seguito si sottomise a Firenze, per poi prenderne le distanze aderendo alla comunità criminale del Vicariato della Val di Cecina.

La Lustignano di oggi

Rifacimenti e recuperi

In tempi più vicini a noi, a fine Ottocento Lustignano vide la demolizione del cassero, delle porte e della cinta muraria per far spazio a più moderne esigenze abitative, alle quali contribuì personalmente Federico de Larderel a sostegno della vicina industria boracifera di Larderello. Abbiamo perso molto del suo aspetto originario, ma il borgo si fa ancora guardare anche grazie ai continui restauri estetici in cui tutt'oggi è coinvolto. Degne di nota le tre opere contemporanee dello scultore lustignanino Fabio Batini: la Fontana del Ramarro, la Fontana della Chiocciola e la Fontana del Poggiolo.

Meritevole di menzione anche La Lustignana: nei pressi di Lustignano, sulla sinistra della sua strada maestra che vi conduce, è possibile ammirare una villa padronale in stile rinascimentale con a seguito ventiquattro poderi tutti in pietra. Una grande fattoria fatta edificare all'inizio del Novecento da Giovan Battista Cortese, riccone eclettico genovese, innamorato delle terre isolate della Valdicecina. L'intero agglomerato di edifici prende nome di La Lustignana, un po' come a rappresentare un borgo nel borgo, sorellina del vicino paese.