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  • Dicembre 2, 2022 20:11 local time

In cima su un monte

Scalette, vicoli e sottopassaggi

Dopo la deviazione per Sillano, proseguendo sulla strada provinciale e attraversando il ponte sul Pavone, raggiungiamo Montecastelli. Il borgo si trova proprio in cima ad una altura, sulla quale la strada s'inerpica in buona parte scavata sulla roccia, circondata da verdi pinete che nel versante meridionale mutano in campi coltivati. Dopo aver percorso l'ultimo tratto di strada, ripidissimo e quasi rettilineo, si arriva dinanzi alla Porta di Bucignano, la quale, fiera, rude e nobile si apre come un varco verso altre epoche.

Il borgo di Montecastelli consta di due assi stradali paralleli collegati trasversalmente da scalette, vicoli e sottopassaggi, in un bellissimo scenario medievale. Dalle piccole porte delle case filtrano rumori domestici e profumi d'antica cucina. In uno slargo perfettamente piano, compaiono i rari negozi del paese; tutto è piccolo, contenuto, a misura d'uomo. Poi un'altra salita spinge verso il castello che si sviluppa intorno alla parte più elevata del colle; su di essa non sfugge la bellezza della chiesa romanica dei Santi Filippo e Giacomo e della torre dei Pannocchieschi.

Terre antiche

Abitata dagli etruschi

Montecastelli si rivela interessante per la storia fisica del poggio stesso: coperto da rocce serpentinose attraversate da filoni metalliferi di diverse composizioni minerarie. Questa altura e quella adiacente di Sillano sembrano essere state originate dall'apertura o divisione di un'unica primitiva massa, la quale poi rotta da qualche violento moto della terra, formò queste colline montuose divise dal torrente Pavone. La falda meridionale del Pavone si connette con i serpentini di Berignone, dai quali è solo separata dal fiume Cecina.

Un territorio così ricco di alture difendibili, di acqua dolce, di boschi, di animali e di minerali non poteva esimersi dall'essere abitato: aveva tutto il necessario per la sopravvivenza dell'uomo. Infatti, non è un caso che Montecastelli abbia antiche origini. Nei pressi del borgo, sulla strada che porta a Castelnuovo Val di Cecina, sono state trovate tracce di antiche civiltà, tra cui una tomba di origine etrusca denominata Buca delle Fate. Un sito archeologico, tutt'oggi visitabile, che conferma da quanto questa località fosse abitata, appetibile già in epoche lontanissime.

Le prime dispute egemoniche del territorio

Contese tra i Pannocchieschi e i Guaschi

L'edificazione della Montecastelli medievale invece avvenne nel Duecento ad opera del vescovo Ildebrando dei Pannocchieschi e dei conti Guaschi della famiglia Lambardi della Rocca, suoi parenti. Tale edificazione è da riferirsi al solo castello ed alla fortezza, poiché lo sviluppo urbano ebbe intoppi con l'insediamento del successore vescovo Alberto degli Scolari che con i Guaschi non andava d'accordo. La mancata intesa generò non pochi contrasti, e portò le due fazioni a reclamare potere con ripercussioni inevitabili sulla popolazione.

Il castellano riuscì a mantenere la pace tra le due forze giusto in tempo per ultimare il castello. Le spese per tale edificazione furono sostenute a metà ciascuno, ma dopo ciò iniziarono le contese: la prima tra tutte la nomina del rettore del castello; tra i candidati intervennero tanti da parte del Vescovo e altrettanti dei Guaschi. Il vescovo non riconoscendo l'autorità dei Guaschi vi fece insediare gli uomini di Bucignano e il conte Guasco non rispettando la scelta della Diocesi di Volterra vi portò gli uomini di Gabbro.

Le contese violente e luttuose

La scomunica al Comune di Volterra

Fu una disputa tra vicini, se così si può dire, ma il peggio doveva ancora arrivare e con ben altri contendenti. Di quegli anni si sa che la sommità del poggio, all'interno del castello, fu per molto tempo di proprietà esclusiva del Vescovo, perchè l'aveva comprata, carte in regola alla mano, dalla Badia a Isola; nel Duecento, tuttavia, come per altri diversi castelli del contado della Valdicecina, i cittadini di Montecastelli giurarono fedeltà al Comune di Volterra con grande rammarico per la Chiesa. Le intromissioni di Volterra, scatenarono violenti contrasti tra i seguaci del Comune e della Diocesi.

Le controversie furono lunghe ed anche luttuose e videro una fine soltanto un secolo dopo, quando i volterrani riuscirono a conquistare Montecastelli, approfittando della morte del vescovo Ranieri II degli Ubertini e della vacanza nella sede vescovile. Il successore vescovo Ranieri dei Belforti, assai amareggiato per tale perdita, ricorse al cardinale portuense, il quale, scomunicò il potestà, i dodici governatori di Volterra e i sei deputati responsabili della guerra, sottoponendo poi Volterra all'interdetto e privandola dell'esercizio degli offizi divini.

Terre di abbondanti miniere

Ricchezze del territorio

Oltre alla chiesa e alla torre, fanno parte di questo periodo anche i resti delle mura che un tempo accerchiavano a difesa l'intero castello. A fare attenzione si possono intravedere inglobate nelle costruzioni di periodo successivo che nel tempo e in parte hanno alterato il piano urbanistico del borgo. Da quassù, sul punto più alto del piano calpestabile si possono ammirare la massiccia Rocca Sillana e le ampie vallate sottostanti, fra le quali fa spicco quella sul Pavone a cui Montecastelli deve molto.

La riva del Pavone, che scorre alle falde della collina, è molto cara a Montecastelli perchè, per molti secoli, ha dato lavoro a tanti suoi abitanti. Nella sua zona e in quelle adiacenti erano comprese miniere che, per quei tempi, furono assai importanti; tra le tante vi erano le miniere abbondanti d'argento e di rame, di proprietà del vescovo di Volterra. Il luogo dove esse si trovano, che si vede molto bene dalla cima di Sillano, si chiama Montepelato o Monte dell'Oro.

Gli ultimi contrasti

Il predominio di Firenze

Nel lungo elenco delle tensioni non dobbiamo tralasciare che sorsero delle ostilità anche fra gli abitanti di Montescatelli e quelli di Monteguidi per ragioni di confini, dando luogo a varie scorrerie con forti danneggiamenti e mortalità da ambo le parti. I contrasti seguitarono pure con i Fiorentini che, nel Quattrocento a seguito delle lotte al potere contro Volterra, ne pretese la giurisdizione; in questo caso fu Volterra a venire meno e come per altri castelli volterrani, Montecastelli passò sotto i Medici.

Tra le lotte di potere memorabile fu quella contro Alfonso d'Aragona che tentò a lungo e invano di saccheggiare il castello. Montecastelli, infatti, fu proprio uno dei pochi castelli che si oppose egregiamente all'assedio; un primato importante perché è risaputo che Alfonso d'Aragona fece razzia, disseminò morte e distruzione in gran parte delle terre di Volterra, Pomarance e Castelnuovo. Da allora, tuttavia, regnò la pace; merito anche dei tempi che cambiavano, in cui la conquista passava attraverso la mediazione politica. Una tra tutte, l'annessione di Montecastelli a Castelnuovo Val di Cecina, verso la fine del Settecento.

In cima su un monte

Scalette, vicoli e sottopassaggi

Dopo la deviazione per Sillano, proseguendo sulla strada provinciale e attraversando il ponte sul Pavone, raggiungiamo Montecastelli. Il borgo si trova proprio in cima ad una altura, sulla quale la strada s'inerpica in buona parte scavata sulla roccia, circondata da verdi pinete che nel versante meridionale mutano in campi coltivati. Dopo aver percorso l'ultimo tratto di strada, ripidissimo e quasi rettilineo, si arriva dinanzi alla Porta di Bucignano, la quale, fiera, rude e nobile si apre come un varco verso altre epoche.

Il borgo di Montecastelli consta di due assi stradali paralleli collegati trasversalmente da scalette, vicoli e sottopassaggi, in un bellissimo scenario medievale. Dalle piccole porte delle case filtrano rumori domestici e profumi d'antica cucina. In uno slargo perfettamente piano, compaiono i rari negozi del paese; tutto è piccolo, contenuto, a misura d'uomo. Poi un'altra salita spinge verso il castello che si sviluppa intorno alla parte più elevata del colle; su di essa non sfugge la bellezza della chiesa romanica dei Santi Filippo e Giacomo e della torre dei Pannocchieschi.

Terre antiche

Abitata dagli etruschi

Montecastelli si rivela interessante per la storia fisica del poggio stesso: coperto da rocce serpentinose attraversate da filoni metalliferi di diverse composizioni minerarie. Questa altura e quella adiacente di Sillano sembrano essere state originate dall'apertura o divisione di un'unica primitiva massa, la quale poi rotta da qualche violento moto della terra, formò queste colline montuose divise dal torrente Pavone. La falda meridionale del Pavone si connette con i serpentini di Berignone, dai quali è solo separata dal fiume Cecina.

Un territorio così ricco di alture difendibili, di acqua dolce, di boschi, di animali e di minerali non poteva esimersi dall'essere abitato: aveva tutto il necessario per la sopravvivenza dell'uomo. Infatti, non è un caso che Montecastelli abbia antiche origini. Nei pressi del borgo, sulla strada che porta a Castelnuovo Val di Cecina, sono state trovate tracce di antiche civiltà, tra cui una tomba di origine etrusca denominata Buca delle Fate. Un sito archeologico, tutt'oggi visitabile, che conferma da quanto questa località fosse abitata, appetibile già in epoche lontanissime.

Le prime dispute egemoniche del territorio

Contese tra i Pannocchieschi e i Guaschi

L'edificazione della Montecastelli medievale invece avvenne nel Duecento ad opera del vescovo Ildebrando dei Pannocchieschi e dei conti Guaschi della famiglia Lambardi della Rocca, suoi parenti. Tale edificazione è da riferirsi al solo castello ed alla fortezza, poiché lo sviluppo urbano ebbe intoppi con l'insediamento del successore vescovo Alberto degli Scolari che con i Guaschi non andava d'accordo. La mancata intesa generò non pochi contrasti, e portò le due fazioni a reclamare potere con ripercussioni inevitabili sulla popolazione.

Il castellano riuscì a mantenere la pace tra le due forze giusto in tempo per ultimare il castello. Le spese per tale edificazione furono sostenute a metà ciascuno, ma dopo ciò iniziarono le contese: la prima tra tutte la nomina del rettore del castello; tra i candidati intervennero tanti da parte del Vescovo e altrettanti dei Guaschi. Il vescovo non riconoscendo l'autorità dei Guaschi vi fece insediare gli uomini di Bucignano e il conte Guasco non rispettando la scelta della Diocesi di Volterra vi portò gli uomini di Gabbro.

Le contese violente e luttuose

La scomunica al Comune di Volterra

Fu una disputa tra vicini, se così si può dire, ma il peggio doveva ancora arrivare e con ben altri contendenti. Di quegli anni si sa che la sommità del poggio, all'interno del castello, fu per molto tempo di proprietà esclusiva del Vescovo, perchè l'aveva comprata, carte in regola alla mano, dalla Badia a Isola; nel Duecento, tuttavia, come per altri diversi castelli del contado della Valdicecina, i cittadini di Montecastelli giurarono fedeltà al Comune di Volterra con grande rammarico per la Chiesa. Le intromissioni di Volterra, scatenarono violenti contrasti tra i seguaci del Comune e della Diocesi.

Le controversie furono lunghe ed anche luttuose e videro una fine soltanto un secolo dopo, quando i volterrani riuscirono a conquistare Montecastelli, approfittando della morte del vescovo Ranieri II degli Ubertini e della vacanza nella sede vescovile. Il successore vescovo Ranieri dei Belforti, assai amareggiato per tale perdita, ricorse al cardinale portuense, il quale, scomunicò il potestà, i dodici governatori di Volterra e i sei deputati responsabili della guerra, sottoponendo poi Volterra all'interdetto e privandola dell'esercizio degli offizi divini.

Terre di abbondanti miniere

Ricchezze del territorio

Oltre alla chiesa e alla torre, fanno parte di questo periodo anche i resti delle mura che un tempo accerchiavano a difesa l'intero castello. A fare attenzione si possono intravedere inglobate nelle costruzioni di periodo successivo che nel tempo e in parte hanno alterato il piano urbanistico del borgo. Da quassù, sul punto più alto del piano calpestabile si possono ammirare la massiccia Rocca Sillana e le ampie vallate sottostanti, fra le quali fa spicco quella sul Pavone a cui Montecastelli deve molto.

La riva del Pavone, che scorre alle falde della collina, è molto cara a Montecastelli perchè, per molti secoli, ha dato lavoro a tanti suoi abitanti. Nella sua zona e in quelle adiacenti erano comprese miniere che, per quei tempi, furono assai importanti; tra le tante vi erano le miniere abbondanti d'argento e di rame, di proprietà del vescovo di Volterra. Il luogo dove esse si trovano, che si vede molto bene dalla cima di Sillano, si chiama Montepelato o Monte dell'Oro.

Gli ultimi contrasti

Il predominio di Firenze

Nel lungo elenco delle tensioni non dobbiamo tralasciare che sorsero delle ostilità anche fra gli abitanti di Montescatelli e quelli di Monteguidi per ragioni di confini, dando luogo a varie scorrerie con forti danneggiamenti e mortalità da ambo le parti. I contrasti seguitarono pure con i Fiorentini che, nel Quattrocento a seguito delle lotte al potere contro Volterra, ne pretese la giurisdizione; in questo caso fu Volterra a venire meno e come per altri castelli volterrani, Montecastelli passò sotto i Medici.

Tra le lotte di potere memorabile fu quella contro Alfonso d'Aragona che tentò a lungo e invano di saccheggiare il castello. Montecastelli, infatti, fu proprio uno dei pochi castelli che si oppose egregiamente all'assedio; un primato importante perché è risaputo che Alfonso d'Aragona fece razzia, disseminò morte e distruzione in gran parte delle terre di Volterra, Pomarance e Castelnuovo. Da allora, tuttavia, regnò la pace; merito anche dei tempi che cambiavano, in cui la conquista passava attraverso la mediazione politica. Una tra tutte, l'annessione di Montecastelli a Castelnuovo Val di Cecina, verso la fine del Settecento.