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  • Ottobre 7, 2022 18:26 local time

L'Oratorio di San Walfrido

Tre sacre sepolture

Monteverdi non ha una geometria ben definita, non si ravvisano più gli aspetti di un incastellamento con mura e porte, ma puoi notare come l'abitato sia cresciuto intorno a Via Giosuè Carducci, via principale che attraversa tutto il centro storico e verso la quale confluiscono tutte le vie secondarie. Le rughe, le chiamano qua: stradine strette che serpeggiano incanalandosi tra gli edifici come meglio trovano sfogo.

In mezzo alle antiche abitazioni del centro emerge l'Oratorio del Santissimo Sacramento eretto nella metà del Settecento al tempo dei Lorena. Di architettura moderna, ospita le tre sacre sepolture di San Walfrido, del beato Andrea e del frate Leonardo, traslati sotto l'altare maggiore dall'antico monastero di San Pietro in Palazzuolo dismesso. San Walfrido è una figura molto importante, come fa intuire anche la tela qui presente a lui dedicata dove viene raffigurato nell'atto in cui abbandona le armi per abbracciare l'ordine monastico: considerato capostipite della casata dei Conti della Gherardesca è anche colui che dette origine al cenobio di San Pietro in Palazzuolo, monastero al quale si deve poi i natali ai castelli di Canneto e Monteverdi.

La chiesa parrocchiale di Monteverdi

Al centro dell'antico borgo

Sul fianco destro dell'oratorio si erge la Chiesa di Sant'Andrea con una facciata in pietra a faccia vista. Eretta poco prima del Duecento con una struttura ad una sola navata. Prima dell'Ottocento questa chiesa arrivò al punto di essere abbandonata e di essere sconsacrata, ma successivamente grazie alle generose offerte dei fedeli e soprattutto dell’Arciprete don Romualdo Beldrotti è stata di nuovo restaurata e messa a nuovo. Ulteriore abbellimento fu fatto negli anni Trenta del secolo scorso con la riqualificazione della facciata voluta da Guglielmo Galletti, come testimonia la lapide murata a sinistra dell’ingresso. Sopra il portone si individua anche una splendida ceramica policroma.

Si presenta molto caratteristica, con un sagrato sopraelevato e raggiungibile da una scalinata importante parallela alla strada di Via Giosuè Carducci. La chiesa mostra un campanile con orologio sul retro sopra i tetti di altri edifici ecclesiastici, visibile nella sua interezza dalla piazza che si apre sulla sinistra della chiesa. Il retro della chiesa invece non mostra particolari segni architettonici, se non un rosone in alto al centro.

L'Oratorio di San Walfrido

Tre sacre sepolture

Monteverdi non ha una geometria ben definita, non si ravvisano più gli aspetti di un incastellamento con mura e porte, ma puoi notare come l'abitato sia cresciuto intorno a Via Giosuè Carducci, via principale che attraversa tutto il centro storico e verso la quale confluiscono tutte le vie secondarie. Le rughe, le chiamano qua: stradine strette che serpeggiano incanalandosi tra gli edifici come meglio trovano sfogo.

In mezzo alle antiche abitazioni del centro emerge l'Oratorio del Santissimo Sacramento eretto nella metà del Settecento al tempo dei Lorena. Di architettura moderna, ospita le tre sacre sepolture di San Walfrido, del beato Andrea e del frate Leonardo, traslati sotto l'altare maggiore dall'antico monastero di San Pietro in Palazzuolo dismesso. San Walfrido è una figura molto importante, come fa intuire anche la tela qui presente a lui dedicata dove viene raffigurato nell'atto in cui abbandona le armi per abbracciare l'ordine monastico: considerato capostipite della casata dei Conti della Gherardesca è anche colui che dette origine al cenobio di San Pietro in Palazzuolo, monastero al quale si deve poi i natali ai castelli di Canneto e Monteverdi.

La chiesa parrocchiale di Monteverdi

Al centro dell'antico borgo

Sul fianco destro dell'oratorio si erge la Chiesa di Sant'Andrea con una facciata in pietra a faccia vista. Eretta poco prima del Duecento con una struttura ad una sola navata. Prima dell'Ottocento questa chiesa arrivò al punto di essere abbandonata e di essere sconsacrata, ma successivamente grazie alle generose offerte dei fedeli e soprattutto dell’Arciprete don Romualdo Beldrotti è stata di nuovo restaurata e messa a nuovo. Ulteriore abbellimento fu fatto negli anni Trenta del secolo scorso con la riqualificazione della facciata voluta da Guglielmo Galletti, come testimonia la lapide murata a sinistra dell’ingresso. Sopra il portone si individua anche una splendida ceramica policroma.

Si presenta molto caratteristica, con un sagrato sopraelevato e raggiungibile da una scalinata importante parallela alla strada di Via Giosuè Carducci. La chiesa mostra un campanile con orologio sul retro sopra i tetti di altri edifici ecclesiastici, visibile nella sua interezza dalla piazza che si apre sulla sinistra della chiesa. Il retro della chiesa invece non mostra particolari segni architettonici, se non un rosone in alto al centro.