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  • Ottobre 7, 2022 18:36 local time

Antico convento dei Padri Celestini

L'eremo del cenobio di San Michele

Percorrendo la tortuosa strada provinciale che da Po­marance giunge a Montecerboli, l'attenzione viene catturata dalle gigantesche pareti di gabbro che costeggiano il lato sinistro della banchina e la costruzione diroccata di pietra chiara lassù sulle colline boscose sulla destra. Un tempo queste erano le terre di Spartaciano e avevano comunità proprio intorno a quell'eremo lassù che, dal Trecento fino alla fine del Settecento, costi­tuì un grande e famoso centro di preghiere, di speranza e di guarigione per molti ammalati.

Nel Trecento queste zone erano capitolate sotto la giurisdizione del Comune di Volterra, la quale, su richiesta del pievano di Morba, acconsentì alla costruzione di un convento e di una chiesa sopra il Botro delle Vignacce, nei pressi del torrente Radicagnoli: il complesso conventuale venne affidato in gestione ai monaci Celestini di San Michele Visdomini di Firenze. I monaci dedicarono il convento a San Michele Arcangelo e qui intrapresero una lunga vita eremitica.

> Scopri, San Michele alle Formiche

Un pozzo profondo di acqua sulfurea

La leggenda della campana

Una leggenda legata al convento di San Michele racconta di una campana della chiesa del cenobio, ormai in rovina, staccarsi dal campanile. Rotolando giù per la collina, cadde nel botro sottostante. La campana non si fermò sul greto, ma seguitò a sprofondare, scavando nella roccia un pozzo profondissimo che poi si riempì d’acqua sulfurea. Pare che dal bordo del pozzo si possano sentire ancora i rintoc­chi della campana che giace sul fondo.

Il fascino della favola è alimentato dal posto veramente suggestivo dove si trova il cosid­detto Pozzo della Campana. Questo è, in effetti, una profonda camera quasi cir­colare dalle pareti di pietra liscia, nel letto del Fosso di San Michele; la sua apertura superiore è quasi nascosta dai fitti arbusti della macchia; l’acqua vi cade da una cascatella alta poco più di tre metri ed è difficile apprezzare a vista quanto la cavità sia pro­fonda. Da una spaccatura longitudinale della roccia verso nord l’acqua decanta poi nel letto basso del torrente che prosegue il suo corso.

Tra le terre antiche di Spartaciano

Nei boschi lungo Radicagnoli

Chi desidera visitare il Pozzo della Campana può recarvisi scen­dendo da un sentiero molto ripido che si trova lungo la strada fra il Madonnino dei Gabbri e le Terme di Spartaciano. Questo sentiero laterale, segnalato dall'edicola mariana posta sul ciglio destro della strada, si mostra lungo la provinciale che da Pomarance giunge a Montecerboli.

Il sentiero ripido scende a valle tra i boschi. Una volta entrati, a circa cento metri prima delle Terme di Spartaciano, si deve percorrere un'ulteriore deviazione interna; dopo trenta metri di percorso, si arriva finalmente sul greto del torrente proprio di fronte all’apertura nord del pozzo. Nelle giornate più afose nessuno vieta di farci il bagno, ma è necessario attenzione all'acqua fredda e alle rocce molto lisce.

Per i più esperti, deviando per qualche centinaio di metri più in basso, è possibile ammirare una suggestiva e poco conosciuta cascata formata dal fosso di Radicagnoli, con un salto d'acqua tra i più alti di tutta la zona del pomarancino.

Alcune rovine di antiche terme

I Bagni di Spartaciano

Ritornando sul sentiero principale si possono raggiungere i Bagni di Spartaciano. Questo è un complesso termale che si distribuisce su due edifici al limitare del torrente Radicagnoli: da una parte vi erano otto camere con osteria e chiesetta, dall'altra le vasche di acqua sulfurea. I due edifici sono distribuiti letteralmente ai lati del torrente, uniti da un caratteristico ponte coperto a tre archi. Il ponte, ormai inagibile, permetteva di passare dalla taverna alle vasche senza guadare il fiumiciattolo, che ancora oggi è agitato con i suoi salti d'acqua, cascatelle e pozzi profondi.

La parte più interessante dei Bagni di Spartaciano è la meravigliosa piscina custodita segretamente in uno dei piani terra di questi edifici abbandonati. Si tratta di una stanza, un tempo affrescata di blu, con una vasca che ricopre tutto il pavimento ad esclusione di uno stretto cordolo di passaggio disposto lungo le pareti. L'acqua solforosa è molto tiepida, ma un tempo raggiungeva temperature che variavano dai 34° a 51°, con virtù terapeutiche adatte alla cura dei dolori, paralisi, piaghe e malattie della pelle.

> Scopri, Terme di Spartaciano

Antico convento dei Padri Celestini

L'eremo del cenobio di San Michele

Percorrendo la tortuosa strada provinciale che da Po­marance giunge a Montecerboli, l'attenzione viene catturata dalle gigantesche pareti di gabbro che costeggiano il lato sinistro della banchina e la costruzione diroccata di pietra chiara lassù sulle colline boscose sulla destra. Un tempo queste erano le terre di Spartaciano e avevano comunità proprio intorno a quell'eremo lassù che, dal Trecento fino alla fine del Settecento, costi­tuì un grande e famoso centro di preghiere, di speranza e di guarigione per molti ammalati.

Nel Trecento queste zone erano capitolate sotto la giurisdizione del Comune di Volterra, la quale, su richiesta del pievano di Morba, acconsentì alla costruzione di un convento e di una chiesa sopra il Botro delle Vignacce, nei pressi del torrente Radicagnoli: il complesso conventuale venne affidato in gestione ai monaci Celestini di San Michele Visdomini di Firenze. I monaci dedicarono il convento a San Michele Arcangelo e qui intrapresero una lunga vita eremitica.

> Scopri, San Michele alle Formiche

Un pozzo profondo di acqua sulfurea

La leggenda della campana

Una leggenda legata al convento di San Michele racconta di una campana della chiesa del cenobio, ormai in rovina, staccarsi dal campanile. Rotolando giù per la collina, cadde nel botro sottostante. La campana non si fermò sul greto, ma seguitò a sprofondare, scavando nella roccia un pozzo profondissimo che poi si riempì d’acqua sulfurea. Pare che dal bordo del pozzo si possano sentire ancora i rintoc­chi della campana che giace sul fondo.

Il fascino della favola è alimentato dal posto veramente suggestivo dove si trova il cosid­detto Pozzo della Campana. Questo è, in effetti, una profonda camera quasi cir­colare dalle pareti di pietra liscia, nel letto del Fosso di San Michele; la sua apertura superiore è quasi nascosta dai fitti arbusti della macchia; l’acqua vi cade da una cascatella alta poco più di tre metri ed è difficile apprezzare a vista quanto la cavità sia pro­fonda. Da una spaccatura longitudinale della roccia verso nord l’acqua decanta poi nel letto basso del torrente che prosegue il suo corso.

Tra le terre antiche di Spartaciano

Nei boschi lungo Radicagnoli

Chi desidera visitare il Pozzo della Campana può recarvisi scen­dendo da un sentiero molto ripido che si trova lungo la strada fra il Madonnino dei Gabbri e le Terme di Spartaciano. Questo sentiero laterale, segnalato dall'edicola mariana posta sul ciglio destro della strada, si mostra lungo la provinciale che da Pomarance giunge a Montecerboli.

Il sentiero ripido scende a valle tra i boschi. Una volta entrati, a circa cento metri prima delle Terme di Spartaciano, si deve percorrere un'ulteriore deviazione interna; dopo trenta metri di percorso, si arriva finalmente sul greto del torrente proprio di fronte all’apertura nord del pozzo. Nelle giornate più afose nessuno vieta di farci il bagno, ma è necessario attenzione all'acqua fredda e alle rocce molto lisce.

Per i più esperti, deviando per qualche centinaio di metri più in basso, è possibile ammirare una suggestiva e poco conosciuta cascata formata dal fosso di Radicagnoli, con un salto d'acqua tra i più alti di tutta la zona del pomarancino.

Alcune rovine di antiche terme

I Bagni di Spartaciano

Ritornando sul sentiero principale si possono raggiungere i Bagni di Spartaciano. Questo è un complesso termale che si distribuisce su due edifici al limitare del torrente Radicagnoli: da una parte vi erano otto camere con osteria e chiesetta, dall'altra le vasche di acqua sulfurea. I due edifici sono distribuiti letteralmente ai lati del torrente, uniti da un caratteristico ponte coperto a tre archi. Il ponte, ormai inagibile, permetteva di passare dalla taverna alle vasche senza guadare il fiumiciattolo, che ancora oggi è agitato con i suoi salti d'acqua, cascatelle e pozzi profondi.

La parte più interessante dei Bagni di Spartaciano è la meravigliosa piscina custodita segretamente in uno dei piani terra di questi edifici abbandonati. Si tratta di una stanza, un tempo affrescata di blu, con una vasca che ricopre tutto il pavimento ad esclusione di uno stretto cordolo di passaggio disposto lungo le pareti. L'acqua solforosa è molto tiepida, ma un tempo raggiungeva temperature che variavano dai 34° a 51°, con virtù terapeutiche adatte alla cura dei dolori, paralisi, piaghe e malattie della pelle.

> Scopri, Terme di Spartaciano