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  • Dicembre 9, 2022 15:57 local time

Trekking

Un bosco, una riserva naturale

Fra Ulignano e La Nera si ergono il Monte Nero e il Monte Nerino, due colline delineate e solcate da profonde vallate scoscese. Esse fanno parte della Riserva Naturale di Monte Nero e, sebbene oggi le ritroviamo ricoperte da verdi e ombrosi boschi a contrasto con aspri speroni di roccia di gabbro e di serpentino, di colore tra il verde il nero e, in alcuni strati, rosso, nel Cinquecento si mostravano nude, prive di qualsiasi boscaglia.

Furono le frequenti operazioni di scavo a renderle spoglie: si effettuarono numerosi pozzi sondativi per sviluppare miniere, credutesi, d'oro. Magari si fosse trattato d'oro; in realtà la zona è una massa serpentinosa, caratterizzata da una sorta di minerale composto di terra, zolfo e sostanze metalliche che, per la loro lucentezza, hanno indotto molti a confonderlo con il più prezioso metallo.

Dopo aver rischiato per due volte di essere distrutto, in parte, anche per impiantarvi una cava di pietrisco sul versante della Strolla, Monte Nero oggi merita di essere ricordato per un meraviglioso percorso escursionistico ad anello. Una metà irripetibile per gli amanti delle scampagnate.

Tra Ulignano e Sensano

Nella riserva di Monte Nero

Sulla strada serpigna e sterrata che unisce Ulignano a Sensano si può individuare un cartello indicante l'inizio del percorso escursionistico denominato Anello della Nera. Parcheggiata l'auto in prossimità del cartello, sul ciglio della strada sterrata, l'ingresso della Riserva si palesa immediato sulla risalita di una collina messa a coltura. Per raggiungere la bocca del bosco è necessario quindi attraversare i campi lungo un crinale ben tracciato.

Una volta raggiunto il limitare della bandita prenditi qualche minuto per ammirare il bel panorama che si presenta alle spalle. In direzione nord est si può già intravedere tra la vegetazione la Pieve della Nera con a fianco il superbo costone di roccia chiamato Dente del Montenero. Indietro invece lasci le infinite colline argillose del Volterrano.

Tra le riserve presenti in Val di Cecina quella di Monte Nero è la più piccola, ma non è la meno importante poiché ci sono testimonianze storiche e paesaggistiche davvero degne di nota.

Panorami vertiginosi

Le voragini sulla Valle del Trossa

All'ingresso del bosco è disposta un'area attrezzata con tavolini in legno; di solito questa è una meta prediletta per le feste rosse, dove si può sostare per fare bisboccia. Invece, oltre le postazioni si apre il percorso escursionistico: l'itinerario è assai breve, ma fisicamente impegnativo per il discreto dislivello da sostenere. La fatica ovviamente viene ripagata dalla ricchezza e dalla sequenza degli ambienti tanto diversi e straordinari, nonché dall’emozionante passaggio sulle rocce levigate dalle cascate che regalano sempre sensazioni indimenticabili.

Prendendo confidenza con il passo in salita, il cammino lungo il costone roccioso offre la possibilità di raggiungere tre punti panoramici. Gli affacci sono simili e regalano entrambi una vista verso le aspri valli dello Strolla caratterizzate da rocce ofiolitiche. Dei tre panorami il più vertiginoso e il più affascinante è quello sopra il Dente di Monte Nero o altrimenti definito Naso di Montenero. Dall'alto dei suoi quattrocento metri si può percepire la curvatura dell'orizzonte.

Le meraviglie della natura

Le cascatelle della Nera

Tutto sommato, nonostante risulti incontaminato dall'uomo, l'Anello della Nera è ben delineato. Fino agli anni Sessanta i boschi di Monte Nero erano stati utilizzati per produrre carbone e legna da ardere, pertanto ecco spiegata la tracciatura ben marcata del sentiero: questo tracciato era il passaggio più facile e ottimale che garantiva un trasporto veloce verso le aree carbonili, visibili tra la macchia di tanto in tanto.

Al termine del costone roccioso gli scroci d'acqua del torrente Strolla annunciano le suggestive cascatelle della Nera, meta da sempre ambita dai volterrani durante i periodi di festa. Le cascatelle scavate tra basalti e rocce ofiolitiche regalano visioni spettacolari e proprio in questo punto, perpendicolare al proseguo del sentiero effettuano un salto di una trentina di metri. E' uno spettacolo che merita di esser visto, specialmente in occasione della piena, cioè quando l'acqua scorrendo sulla viva pietra e cadendo da quell'altura, per la resistenza opposta dall'aria, si frantuma in un'eccezionale miriade di gocce, creando talvolta anche bellissimi giochi di luci e di colori.

A contatto con la natura

Le numerose varietà della flora

Oltrepassate le Cascatelle della Nera lo stupore mira al Bosco delle Liane; qui la fitta lecceta è intricata di numerose liane, quali l’edera, lo stracciabrache, il tamaro e la robbia. Non sono piante parassite ma solo rampicanti che offrono scenari insoliti davvero fotogenici

Poco più avanti vale sicuramente la pena di affacciarsi ad un altro punto panoramico che mostra ancora una volta l’imponenza della ripida vallata circondata dalle rocce ofiolitiche, con le tipiche garighe di Cisto Femmina, Cisto Rosso, Cisto di Montpellier e di Elicriso. Gli affioramenti rocciosi di Montenero, che contrastano con le dolci colline argillose vicine, sono anche il luogo ideale per l’osservazione di numerosi rapaci quali il biancone, il gheppio e lo sparviero.

Da dopo l'oltrepasso del fiume la strada cambia senso di altitudine e incomincia a discendere. I geositi ben presto lasceranno spazio alle rovine archeologiche del borgo di Monte Nero e le tracce dell'uomo si faranno sempre più evidenti. Un primo avviso è senz'altro in corrispondenza di una scamporata, che ci mostra un piccolo laghetto artificiale ricolmo di piante acquatiche.

Tradizioni pagane

La Fonte del Latte

Giunto più a valle il cammino principale percorre, per un tratto, la strada bianca di accesso all'antica Pieve della Nera. Il sentiero ricalca un antico percorso medievale, dove, degna di nota si può individuare anche la struttura in pietra di una piccola sorgente chiamata Fonte del Latte della Nera. A fianco di una imponente quercia secolare, la Fonte del Latte della Nera sgorga un’acqua, che secondo le credenze popolari era ritenuta miracolosa ed aveva la proprietà di garantire il latte alle mamme che l’avessero bevuta.

Trattasi di reminiscenze pagane legate al culto antico delle acque e della fertilità, usanza documentata anche in altre parti di quella che fu l’Etruria, ma mai sopravvissute fino ai nostri giorni. Il caso di Volterra, come quello della Leccia, fa l'eccezione, poichè l'usanza si è tramandata almeno fino all'inizio del Novecento del secolo scorso, in barba alla modernità e alle scoperte della scienza.

> Scopri, Fonte del Latte della Nera

Dedicata a San Giovanni Battista

La pieve tra i boschi

La pieve della Nera edificata al culto di San Giovanni Battista, fu costruita intorno all’anno Mille. Sorge isolata su una propaggine collinare e boschiva prospiciente il torrente Strolla. La sua pianta è rettangolare ed ha un ingresso assiale in facciata. La struttura portante è in muratura a sacco costituita da due paramenti interni ed esterni a faccia vista riempiti con materiale di varia natura e pezzatura lavorato insieme ad una grossa quantità di malta.

L’ingresso, oggi crollato, era sormontato da una ghiera lavorata. Sopra di esso vi è una finestra della quale rimangono solo gli stipiti e la piattabanda in mattoni. Sovrapposto, alla destra della facciata è collocato un campanile a vela in mattoni. Entrando puoi notare le pareti intonacate: in alcune zone dove l’intonaco si è staccato è visibile la muratura in conci di pietra quadrata con giunti di malta raso, mentre dove il paramento interno è franato, insieme al riempimento del sacco, si può scorgere la parte posteriore dei conci di facciata. Il pavimento è in pianelle in cotto messe in opera a spina di pesce.

> Scopri, Pieve di San Giovanni Battista

A Poggio Casalone

I resti di un antico castello

Tra le riserve presenti in Val di Cecina la Riserva Naturale di Monte Nero è la più piccola, ma non la meno importante. Ricoperta da verdi e ombrosi boschi a contrasto con gli aspri speroni di roccia che sbucano dai fianchi del monte, nasconde molti siti medievali. Su Poggio Casalone, ad esempio, c’era il castello! Oggi puoi vederne pochissimi resti, ma un tempo si innalzava a piccolo comune indipendente e si faceva chiamare con il nome di Castello della Nera, facendo riferimento proprio alla chiesa plebana sottostante della quale possiamo vedere dettagli più interessanti.

L'espansione territoriale del complesso della Nera fu arrestata dall’invadenza del comune di Monte Voltraio. Agli inizi del Duecento fu al centro di una contesa tra il vescovo e il Comune di Volterra e poco dopo fu conteso tra Sangimignano con il vescovo Pagano da una parte e il Comune di Volterra dall’altra. Poi venne richiesto in pegno ai volterrani dalla Signoria di Firenze e infine se ne ritornò in dominio dei volterrani, entrando a far parte della civitas.

> Scopri, Castello della Nera

Trekking

Un bosco, una riserva naturale

Fra Ulignano e La Nera si ergono il Monte Nero e il Monte Nerino, due colline delineate e solcate da profonde vallate scoscese. Esse fanno parte della Riserva Naturale di Monte Nero e, sebbene oggi le ritroviamo ricoperte da verdi e ombrosi boschi a contrasto con aspri speroni di roccia di gabbro e di serpentino, di colore tra il verde il nero e, in alcuni strati, rosso, nel Cinquecento si mostravano nude, prive di qualsiasi boscaglia.

Furono le frequenti operazioni di scavo a renderle spoglie: si effettuarono numerosi pozzi sondativi per sviluppare miniere, credutesi, d'oro. Magari si fosse trattato d'oro; in realtà la zona è una massa serpentinosa, caratterizzata da una sorta di minerale composto di terra, zolfo e sostanze metalliche che, per la loro lucentezza, hanno indotto molti a confonderlo con il più prezioso metallo.

Dopo aver rischiato per due volte di essere distrutto, in parte, anche per impiantarvi una cava di pietrisco sul versante della Strolla, Monte Nero oggi merita di essere ricordato per un meraviglioso percorso escursionistico ad anello. Una metà irripetibile per gli amanti delle scampagnate.

Tra Ulignano e Sensano

Nella riserva di Monte Nero

Sulla strada serpigna e sterrata che unisce Ulignano a Sensano si può individuare un cartello indicante l'inizio del percorso escursionistico denominato Anello della Nera. Parcheggiata l'auto in prossimità del cartello, sul ciglio della strada sterrata, l'ingresso della Riserva si palesa immediato sulla risalita di una collina messa a coltura. Per raggiungere la bocca del bosco è necessario quindi attraversare i campi lungo un crinale ben tracciato.

Una volta raggiunto il limitare della bandita prenditi qualche minuto per ammirare il bel panorama che si presenta alle spalle. In direzione nord est si può già intravedere tra la vegetazione la Pieve della Nera con a fianco il superbo costone di roccia chiamato Dente del Montenero. Indietro invece lasci le infinite colline argillose del Volterrano.

Tra le riserve presenti in Val di Cecina quella di Monte Nero è la più piccola, ma non è la meno importante poiché ci sono testimonianze storiche e paesaggistiche davvero degne di nota.

Panorami vertiginosi

Le voragini sulla Valle del Trossa

All'ingresso del bosco è disposta un'area attrezzata con tavolini in legno; di solito questa è una meta prediletta per le feste rosse, dove si può sostare per fare bisboccia. Invece, oltre le postazioni si apre il percorso escursionistico: l'itinerario è assai breve, ma fisicamente impegnativo per il discreto dislivello da sostenere. La fatica ovviamente viene ripagata dalla ricchezza e dalla sequenza degli ambienti tanto diversi e straordinari, nonché dall’emozionante passaggio sulle rocce levigate dalle cascate che regalano sempre sensazioni indimenticabili.

Prendendo confidenza con il passo in salita, il cammino lungo il costone roccioso offre la possibilità di raggiungere tre punti panoramici. Gli affacci sono simili e regalano entrambi una vista verso le aspri valli dello Strolla caratterizzate da rocce ofiolitiche. Dei tre panorami il più vertiginoso e il più affascinante è quello sopra il Dente di Monte Nero o altrimenti definito Naso di Montenero. Dall'alto dei suoi quattrocento metri si può percepire la curvatura dell'orizzonte.

Le meraviglie della natura

Le cascatelle della Nera

Tutto sommato, nonostante risulti incontaminato dall'uomo, l'Anello della Nera è ben delineato. Fino agli anni Sessanta i boschi di Monte Nero erano stati utilizzati per produrre carbone e legna da ardere, pertanto ecco spiegata la tracciatura ben marcata del sentiero: questo tracciato era il passaggio più facile e ottimale che garantiva un trasporto veloce verso le aree carbonili, visibili tra la macchia di tanto in tanto.

Al termine del costone roccioso gli scroci d'acqua del torrente Strolla annunciano le suggestive cascatelle della Nera, meta da sempre ambita dai volterrani durante i periodi di festa. Le cascatelle scavate tra basalti e rocce ofiolitiche regalano visioni spettacolari e proprio in questo punto, perpendicolare al proseguo del sentiero effettuano un salto di una trentina di metri. E' uno spettacolo che merita di esser visto, specialmente in occasione della piena, cioè quando l'acqua scorrendo sulla viva pietra e cadendo da quell'altura, per la resistenza opposta dall'aria, si frantuma in un'eccezionale miriade di gocce, creando talvolta anche bellissimi giochi di luci e di colori.

A contatto con la natura

Le numerose varietà della flora

Oltrepassate le Cascatelle della Nera lo stupore mira al Bosco delle Liane; qui la fitta lecceta è intricata di numerose liane, quali l’edera, lo stracciabrache, il tamaro e la robbia. Non sono piante parassite ma solo rampicanti che offrono scenari insoliti davvero fotogenici

Poco più avanti vale sicuramente la pena di affacciarsi ad un altro punto panoramico che mostra ancora una volta l’imponenza della ripida vallata circondata dalle rocce ofiolitiche, con le tipiche garighe di Cisto Femmina, Cisto Rosso, Cisto di Montpellier e di Elicriso. Gli affioramenti rocciosi di Montenero, che contrastano con le dolci colline argillose vicine, sono anche il luogo ideale per l’osservazione di numerosi rapaci quali il biancone, il gheppio e lo sparviero.

Da dopo l'oltrepasso del fiume la strada cambia senso di altitudine e incomincia a discendere. I geositi ben presto lasceranno spazio alle rovine archeologiche del borgo di Monte Nero e le tracce dell'uomo si faranno sempre più evidenti. Un primo avviso è senz'altro in corrispondenza di una scamporata, che ci mostra un piccolo laghetto artificiale ricolmo di piante acquatiche.

Tradizioni pagane

La Fonte del Latte

Giunto più a valle il cammino principale percorre, per un tratto, la strada bianca di accesso all'antica Pieve della Nera. Il sentiero ricalca un antico percorso medievale, dove, degna di nota si può individuare anche la struttura in pietra di una piccola sorgente chiamata Fonte del Latte della Nera. A fianco di una imponente quercia secolare, la Fonte del Latte della Nera sgorga un’acqua, che secondo le credenze popolari era ritenuta miracolosa ed aveva la proprietà di garantire il latte alle mamme che l’avessero bevuta.

Trattasi di reminiscenze pagane legate al culto antico delle acque e della fertilità, usanza documentata anche in altre parti di quella che fu l’Etruria, ma mai sopravvissute fino ai nostri giorni. Il caso di Volterra, come quello della Leccia, fa l'eccezione, poichè l'usanza si è tramandata almeno fino all'inizio del Novecento del secolo scorso, in barba alla modernità e alle scoperte della scienza.

> Scopri, La Fonte del Latte della Nera

Dedicata a San Giovanni Battista

La pieve tra i boschi

La pieve della Nera edificata al culto di San Giovanni Battista, fu costruita intorno all’anno Mille. Sorge isolata su una propaggine collinare e boschiva prospiciente il torrente Strolla. La sua pianta è rettangolare ed ha un ingresso assiale in facciata. La struttura portante è in muratura a sacco costituita da due paramenti interni ed esterni a faccia vista riempiti con materiale di varia natura e pezzatura lavorato insieme ad una grossa quantità di malta.

L’ingresso, oggi crollato, era sormontato da una ghiera lavorata. Sopra di esso vi è una finestra della quale rimangono solo gli stipiti e la piattabanda in mattoni. Sovrapposto, alla destra della facciata è collocato un campanile a vela in mattoni. Entrando puoi notare le pareti intonacate: in alcune zone dove l’intonaco si è staccato è visibile la muratura in conci di pietra quadrata con giunti di malta raso, mentre dove il paramento interno è franato, insieme al riempimento del sacco, si può scorgere la parte posteriore dei conci di facciata. Il pavimento è in pianelle in cotto messe in opera a spina di pesce.

> Scopri, Pieve di San Giovanni Battista

A Poggio Casalone

I resti di un antico castello

Tra le riserve presenti in Val di Cecina la Riserva Naturale di Monte Nero è la più piccola, ma non la meno importante. Ricoperta da verdi e ombrosi boschi a contrasto con gli aspri speroni di roccia che sbucano dai fianchi del monte, nasconde molti siti medievali. Su Poggio Casalone, ad esempio, c’era il castello! Oggi puoi vederne pochissimi resti, ma un tempo si innalzava a piccolo comune indipendente e si faceva chiamare con il nome di Castello della Nera, facendo riferimento proprio alla chiesa plebana sottostante della quale possiamo vedere dettagli più interessanti.

L'espansione territoriale del complesso della Nera fu arrestata dall’invadenza del comune di Monte Voltraio. Agli inizi del Duecento fu al centro di una contesa tra il vescovo e il Comune di Volterra e poco dopo fu conteso tra Sangimignano con il vescovo Pagano da una parte e il Comune di Volterra dall’altra. Poi venne richiesto in pegno ai volterrani dalla Signoria di Firenze e infine se ne ritornò in dominio dei volterrani, entrando a far parte della civitas.

> Scopri, Castello della Nera