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  • Agosto 8, 2022 13:33 local time

Terre dei popoli germanici

Antico insediamento dei longobardi

I primi documenti storici, risalenti un secolo prima dell'anno Mille, inseriscono Castello di Saxo tra i possedimenti del Vescovo di Volterra Alboino. Una notizia interessante che ci rivela essere già incastellato, realtà molto precoce rispetto alla media del territorio, ancora prevalentemente campestre. La storia di Sasso però è ancora più antica e trova le sue origini come insediamento dei longobardi, i quali venuti alla conquista della penisola italica, si trovarono in un territorio ostile e continuamente esposto a escursioni armate di ogni genere e tipo.

I longobardi, a fronte delle minacce costanti da parte di altri invasori, dovettero insediarsi su alture strategicamente difendibili. Sia nelle comunità di Pomarance che in quelle di Castelnuovo Val di Cecina questo popolo germanico vi trovò molti siti insediabili, soprattutto sulla strada oggi carrabile che va da Volterra a Populonia. Tra questi anche l'area di Sasso: una rupe calcarea che aveva dalla sua il pregio di una morfologia aspra e selvaggia, difficilmente conquistabile, dotata di una visuale a trecentosessanta gradi sulle vallate circostanti, ricche di boschi e di sorgenti termali.

Tra le lagune di vapore endogeno

Il castello sulla Troscia

In quell'epoca le zone pianeggianti che si distribuivano nelle vicinanze più immediate intorno a Sasso erano delle lagune di acque minerali bollenti; era la così detta Troscia, quel che oggi chiameremmo terra di soffioni boraciferi, putizze, lagoni e fumarole: uno scenario spettrale e mortificante che contrastava e scoraggiava egregiamente le varie incursioni. Dopo una prima fase abitativa primitiva mirata alla sopravvivenza di una civiltà nomade, Sasso divenne proprietà di numerosi Vescovi di Volterra succedutisi nei secoli.

Alla lunga successione ereditaria della Chiesa, nel basso medioevo, si contrappose il Comune di Volterra, il quale con gli anni si era sempre più affermata come principale concorrenza egemonica del territorio; iniziò, dunque, una contesa delle proprietà tra il Comune e il Vescovato, in continuo spirito di conquista delle circoscrizioni della Valdicecina, della Veldelsa e della Valdera, le vicende si fecero sempre più alterne; almeno fino alla fine del Duecento gli abitanti si trovarono più volte costretti a votare giuramento per l'una o per l'alta fazione.

Contese da Volterra e Firenze

Ricchi filoni di allume

Le estrazioni minerarie hanno costituito la maggiore fonte di reddito per Sasso Pisano; emblematica per importanza fu la produzione dell’allume. Il Quattrocento era periodo di intraprendenti imprenditori che allacciavano accordi commerciali senza remore di politica o di campanili; tant’è che, piuttosto di sterili concorrenze o di improduttive lotte di mercato, instauravano collaborazioni con tutte le fazioni. Tuttavia ciò non era visto di buon occhio dalle politiche espansionistiche dei grandi comuni e creò l’occasione per contrasti anche violenti; fatto che avvenne anche tra Firenze e Volterra.

Con il commercio dell'allume del Sasso, indispensabile per la concia delle pelli e la tintura dei tessuti, primeggiarono i volterrani Minucci e i Fei. Ambedue le famiglie di un ceto mercantile cittadino accumularono fortune e diedero, con tale attività, molto fastidio al potere dei Medici che alla fine del secolo arrivò a scatenare la così detta “guerra delle allumiere” contro il Comune di Volterra, titolare della produzione e del commercio. Oltre a distruggere gli stabilimenti di produzione del Sasso, misero al sacco anche Volterra con gravi danni da cui la città si riprese con molta fatica, dopo diversi anni.

L'intuizione di Francesco de Larderel

Sfruttamento della geotermia

I lanaioli e i conciatori necessitavano di allume e vetriolo, solfati metallici da usare come mordente per i colori da fissare stabilmente sulle stoffe o sul pellame. L'estrazione del vetriolo, altra produzione nota fin dall’antichità fu derivata dai lagoni boraciferi di cui il luogo ne è pieno.

Al vetriolo si affiancava anche lo zolfo e in tempi più moderni, dall'Ottocento in poi, tali lagoni servirono per la produzione di energia termoelettrica per tramite di vapore endogeno rilasciato dal sottosuolo. Significativa la mano di Francesco de Larderel, celebre imprenditore che rimise in discussione il valore dell'intera Alta Valdicecina con lo sfruttamento dei soffioni boraciferi; una industria innovativa, la più importante d'Italia e la migliore a livello mondiale per molto tempo, almeno fino a quando non furono scoperti vasti giacimenti di borace negli Stati Uniti.

Caratteristici gli enormi condotti in muratura che si vedono all'orizzonte, cupole grigie costruite sopra i crepacci, dove il fluido endogeno convogliato consente la concentrazione dell'acqua in una soluzione residua ricca d'acido borico.

Da San Pietro a San Guglielmo

I santi di Sasso Pisano

La storia religiosa del Sasso si intreccia con le vicende di San Pietro, San Rocco e San Guglielmo che qui vi soggiornò a lungo. San Guglielmo, monaco, eremita convertito da San Bernardo, venerato e riconosciuto come il fondatore dei Guglielmiti fu una figura leggendaria di eroe medievale ed anche di santo taumaturgo. In uno dei suoi innumerevoli viaggi aveva anche effettuato un pellegrinaggio in Etruria, sulle vie della devozione a San Pietro Apostolo, passando per Sasso e Montieri.

In merito al santo non si può tacere una curiosa vicenda circa le sue ed altrui reliquie. Fino al Seicento nell’armadio della Chiesa di San Bartolomeo si conservarono alcune vestigia: un osso del braccio ed uno della gamba di San Guglielmo, due teste con busto di legno di San Guglielmo e San Silvestro, una croce d’avorio, un crocefisso d’ottone, di pertinenza sempre del santo. Non esistendo formale autenticazione di queste reliquie, furono fatte bruciare a seguito di specifico ordine vescovile; anche luoghi legati al nome del santo furono rinominati durante la metà dell'Ottocento, a seguito della cessione fatta ai Ricciarelli.

L'antico aspetto è ancora integro

Suggestivo borgo medievale

Nonostante abbia molti secoli alle spalle la struttura urbanistica di Sasso mantiene ancora oggi l’aspetto di una rocca medievale. I riadattamenti moderni non hanno inficiato molto sul suo antico aspetto e il castello, nucleo più antico e più elevato del paese, si prospetta essere lo scorcio più interessante, così rustico affacciato tutto attorno a una piazzetta centrale lastricata, di forma triangolare.

Le mura perimetrali del borgo hanno un aspetto possente, con basamenti scarpati e un largo arco “a trabocchetto” che porta all’interno del paese, tanto esteso da sembrare una galleria. Quasi di fronte vi è la chiesa dedicata a San Bartolomeo, la quale si mostra da molto lontano in tutta la sua bellezza con l'alto campanile merlato. Sul suo lato sinistro resta visibile l’antica chiesetta castellana di stile romanico.

Terre dei popoli germanici

Antico insediamento dei longobardi

I primi documenti storici, risalenti un secolo prima dell'anno Mille, inseriscono Castello di Saxo tra i possedimenti del Vescovo di Volterra Alboino. Una notizia interessante che ci rivela essere già incastellato, realtà molto precoce rispetto alla media del territorio, ancora prevalentemente campestre. La storia di Sasso però è ancora più antica e trova le sue origini come insediamento dei longobardi, i quali venuti alla conquista della penisola italica, si trovarono in un territorio ostile e continuamente esposto a escursioni armate di ogni genere e tipo.

I longobardi, a fronte delle minacce costanti da parte di altri invasori, dovettero insediarsi su alture strategicamente difendibili. Sia nelle comunità di Pomarance che in quelle di Castelnuovo Val di Cecina questo popolo germanico vi trovò molti siti insediabili, soprattutto sulla strada oggi carrabile che va da Volterra a Populonia. Tra questi anche l'area di Sasso: una rupe calcarea che aveva dalla sua il pregio di una morfologia aspra e selvaggia, difficilmente conquistabile, dotata di una visuale a trecentosessanta gradi sulle vallate circostanti, ricche di boschi e di sorgenti termali.

Tra le lagune di vapore endogeno

Il castello sulla Troscia

In quell'epoca le zone pianeggianti che si distribuivano nelle vicinanze più immediate intorno a Sasso erano delle lagune di acque minerali bollenti; era la così detta Troscia, quel che oggi chiameremmo terra di soffioni boraciferi, putizze, lagoni e fumarole: uno scenario spettrale e mortificante che contrastava e scoraggiava egregiamente le varie incursioni. Dopo una prima fase abitativa primitiva mirata alla sopravvivenza di una civiltà nomade, Sasso divenne proprietà di numerosi Vescovi di Volterra succedutisi nei secoli.

Alla lunga successione ereditaria della Chiesa, nel basso medioevo, si contrappose il Comune di Volterra, il quale con gli anni si era sempre più affermata come principale concorrenza egemonica del territorio; iniziò, dunque, una contesa delle proprietà tra il Comune e il Vescovato, in continuo spirito di conquista delle circoscrizioni della Valdicecina, della Veldelsa e della Valdera, le vicende si fecero sempre più alterne; almeno fino alla fine del Duecento gli abitanti si trovarono più volte costretti a votare giuramento per l'una o per l'alta fazione.

Contese da Volterra e Firenze

Ricchi filoni di allume

Le estrazioni minerarie hanno costituito la maggiore fonte di reddito per Sasso Pisano; emblematica per importanza fu la produzione dell’allume. Il Quattrocento era periodo di intraprendenti imprenditori che allacciavano accordi commerciali senza remore di politica o di campanili; tant’è che, piuttosto di sterili concorrenze o di improduttive lotte di mercato, instauravano collaborazioni con tutte le fazioni. Tuttavia ciò non era visto di buon occhio dalle politiche espansionistiche dei grandi comuni e creò l’occasione per contrasti anche violenti; fatto che avvenne anche tra Firenze e Volterra.

Con il commercio dell'allume del Sasso, indispensabile per la concia delle pelli e la tintura dei tessuti, primeggiarono i volterrani Minucci e i Fei. Ambedue le famiglie di un ceto mercantile cittadino accumularono fortune e diedero, con tale attività, molto fastidio al potere dei Medici che alla fine del secolo arrivò a scatenare la così detta “guerra delle allumiere” contro il Comune di Volterra, titolare della produzione e del commercio. Oltre a distruggere gli stabilimenti di produzione del Sasso, misero al sacco anche Volterra con gravi danni da cui la città si riprese con molta fatica, dopo diversi anni.

L'intuizione di Francesco de Larderel

Sfruttamento della geotermia

I lanaioli e i conciatori necessitavano di allume e vetriolo, solfati metallici da usare come mordente per i colori da fissare stabilmente sulle stoffe o sul pellame. L'estrazione del vetriolo, altra produzione nota fin dall’antichità fu derivata dai lagoni boraciferi di cui il luogo ne è pieno.

Al vetriolo si affiancava anche lo zolfo e in tempi più moderni, dall'Ottocento in poi, tali lagoni servirono per la produzione di energia termoelettrica per tramite di vapore endogeno rilasciato dal sottosuolo. Significativa la mano di Francesco de Larderel, celebre imprenditore che rimise in discussione il valore dell'intera Alta Valdicecina con lo sfruttamento dei soffioni boraciferi; una industria innovativa, la più importante d'Italia e la migliore a livello mondiale per molto tempo, almeno fino a quando non furono scoperti vasti giacimenti di borace negli Stati Uniti.

Caratteristici gli enormi condotti in muratura che si vedono all'orizzonte, cupole grigie costruite sopra i crepacci, dove il fluido endogeno convogliato consente la concentrazione dell'acqua in una soluzione residua ricca d'acido borico.

Da San Pietro a San Guglielmo

I santi di Sasso Pisano

La storia religiosa del Sasso si intreccia con le vicende di San Pietro, San Rocco e San Guglielmo che qui vi soggiornò a lungo. San Guglielmo, monaco, eremita convertito da San Bernardo, venerato e riconosciuto come il fondatore dei Guglielmiti fu una figura leggendaria di eroe medievale ed anche di santo taumaturgo. In uno dei suoi innumerevoli viaggi aveva anche effettuato un pellegrinaggio in Etruria, sulle vie della devozione a San Pietro Apostolo, passando per Sasso e Montieri.

In merito al santo non si può tacere una curiosa vicenda circa le sue ed altrui reliquie. Fino al Seicento nell’armadio della Chiesa di San Bartolomeo si conservarono alcune vestigia: un osso del braccio ed uno della gamba di San Guglielmo, due teste con busto di legno di San Guglielmo e San Silvestro, una croce d’avorio, un crocefisso d’ottone, di pertinenza sempre del santo. Non esistendo formale autenticazione di queste reliquie, furono fatte bruciare a seguito di specifico ordine vescovile; anche luoghi legati al nome del santo furono rinominati durante la metà dell'Ottocento, a seguito della cessione fatta ai Ricciarelli.

L'antico aspetto è ancora integro

Suggestivo borgo medievale

Nonostante abbia molti secoli alle spalle la struttura urbanistica di Sasso mantiene ancora oggi l’aspetto di una rocca medievale. I riadattamenti moderni non hanno inficiato molto sul suo antico aspetto e il castello, nucleo più antico e più elevato del paese, si prospetta essere lo scorcio più interessante, così rustico affacciato tutto attorno a una piazzetta centrale lastricata, di forma triangolare.

Le mura perimetrali del borgo hanno un aspetto possente, con basamenti scarpati e un largo arco “a trabocchetto” che porta all’interno del paese, tanto esteso da sembrare una galleria. Quasi di fronte vi è la chiesa dedicata a San Bartolomeo, la quale si mostra da molto lontano in tutta la sua bellezza con l'alto campanile merlato. Sul suo lato sinistro resta visibile l’antica chiesetta castellana di stile romanico.