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  • Ottobre 7, 2022 18:56 local time

Sotto l'ombra della croce

Luogo sacrale

Il Vallino di Niccioleta fa riferimento ad una conca naturale del contado di Castelnuovo Val di Cecina in cui si compì una strage comandata da parte dei tedeschi contro settantatrè operai della miniera di pirite di Niccioleta. Sotto l'ombra di un'alta croce, sono stati installati alcuni pannelli didascalici corredati di testi e foto per consentire, a chi visita il luogo, di conoscere i fatti che vi sono avvenuti. Le piogge hanno lavato il sangue che bagnò quelle pietre, ma ci vorranno secoli prima che sia dispersa la memoria, puntualmente rinnovata ogni anno dagli abitanti con una giornata a essa dedicata.

Questo eccidio non è purtroppo unico nella cronaca sanguinosa di quegli anni di guerra, ma la tragedia di Niccioleta acquista, per il modo in cui si svolse, per la lunga attesa nell'anticamera della morte imposta alle vittime e per il luogo dove avvenne il massacro, un aspetto ancora più sinistro. Dato il singolare episodio trova motivata la curiosità di vedere il sacrario del vallino, tra i boschi dell'area boracifera dell'Enel, permeato da un rispettoso silenzio, disturbato soltanto dai due soffioni che si stagliano contro il cielo dell'est.

Una strage della seconda guerra mondiale

In ricordo dell'eccidio di Niccioleta

A Niccioleta, giurisdizione di Massa Marittima, circa duecento famiglie vivevano in tranquillità nel villaggio minerario; erano, in maggioranza, antifasciste, ma nessuna manifestazione politica ne aveva mai etichettato i sentimenti. Tutto si limitava ad una avversione contenuta e discreta verso i tedeschi, ma le cose peggiorarono quando nel villaggio operaio, non atteso da nessuno, arrivò un gruppo di dodici partigiani a disarmare la Guardia repubblicana e a perquisire alcune abitazioni dei fascisti.

Dinanzi a tale atto di ribellione i partigiani furono festosamente accolti dalla popolazione, ma alla loro ripartenza, reparti di fascisti circondarono Niccioleta per vendicarsi. Fu un assedio che culminò con l'arresto di centosessanta persone. Mentre si stava procedendo alle operazioni di perquisizione e di intimidazione, in cui furono uccisi sei minatori, vennero trovati alcuni elenchi di minatori che avevano preso parte ai turni di guardia alla miniera, a difesa del territorio e in attesa del passaggio del fronte, degli anglo-americani.

Una rappresaglia dei tedeschi

Fucilati settantasette minatori

Per i nazifascisti quei nomi rappresentarono la carta di identità per accusarli di brigantaggio. Lasciati liberi tutti quelli che avevano più di cinquantacinque anni, il sacerdote, il medico e il direttore della miniera, tutti gli altri vennero trasferiti a Castelnuovo Val di Cecina e chiusi all'interno del teatro, l'anticamera della morte. Il giorno dopo, gli arrestati furono suddivisi in tre gruppi: uno di giovani operai con obblighi di leva; un secondo di coloro non obbligati al servizio militare, già trentenni, e un terzo gruppo comprendente coloro, senza distinzione d'età, i cui nomi figuravano negli elenchi dei turni di guardia.

Il primo gruppo venne portato a Firenze per il servizio militare attraverso la Germania, Il secondo gruppo fu messo in libertà la stessa sera, mentre i settantasette del terzo furono condotti in un vallone ubicato nelle vicinanze della strada che collega Castelnuovo a Larderello, e qui barbaramente trucidati per fucilazione sull'orlo di una grotta. Il sangue, voluto per mano dell'ufficiale Emil Block, restò per molto tempo indelebile sulle pietre oggi vegliate in un simil parco della rimembranza.

Sotto l'ombra della croce

Luogo sacrale

Il Vallino di Niccioleta fa riferimento ad una conca naturale del contado di Castelnuovo Val di Cecina in cui si compì una strage comandata da parte dei tedeschi contro settantatrè operai della miniera di pirite di Niccioleta. Sotto l'ombra di un'alta croce, sono stati installati alcuni pannelli didascalici corredati di testi e foto per consentire, a chi visita il luogo, di conoscere i fatti che vi sono avvenuti. Le piogge hanno lavato il sangue che bagnò quelle pietre, ma ci vorranno secoli prima che sia dispersa la memoria, puntualmente rinnovata ogni anno dagli abitanti con una giornata a essa dedicata.

Questo eccidio non è purtroppo unico nella cronaca sanguinosa di quegli anni di guerra, ma la tragedia di Niccioleta acquista, per il modo in cui si svolse, per la lunga attesa nell'anticamera della morte imposta alle vittime e per il luogo dove avvenne il massacro, un aspetto ancora più sinistro. Dato il singolare episodio trova motivata la curiosità di vedere il sacrario del vallino, tra i boschi dell'area boracifera dell'Enel, permeato da un rispettoso silenzio, disturbato soltanto dai due soffioni che si stagliano contro il cielo dell'est.

Una strage della seconda guerra mondiale

In ricordo dell'eccidio di Niccioleta

A Niccioleta, giurisdizione di Massa Marittima, circa duecento famiglie vivevano in tranquillità nel villaggio minerario; erano, in maggioranza, antifasciste, ma nessuna manifestazione politica ne aveva mai etichettato i sentimenti. Tutto si limitava ad una avversione contenuta e discreta verso i tedeschi, ma le cose peggiorarono quando nel villaggio operaio, non atteso da nessuno, arrivò un gruppo di dodici partigiani a disarmare la Guardia repubblicana e a perquisire alcune abitazioni dei fascisti.

Dinanzi a tale atto di ribellione i partigiani furono festosamente accolti dalla popolazione, ma alla loro ripartenza, reparti di fascisti circondarono Niccioleta per vendicarsi. Fu un assedio che culminò con l'arresto di centosessanta persone. Mentre si stava procedendo alle operazioni di perquisizione e di intimidazione, in cui furono uccisi sei minatori, vennero trovati alcuni elenchi di minatori che avevano preso parte ai turni di guardia alla miniera, a difesa del territorio e in attesa del passaggio del fronte, degli anglo-americani.

Una rappresaglia dei tedeschi

Fucilati settantasette minatori

Per i nazifascisti quei nomi rappresentarono la carta di identità per accusarli di brigantaggio. Lasciati liberi tutti quelli che avevano più di cinquantacinque anni, il sacerdote, il medico e il direttore della miniera, tutti gli altri vennero trasferiti a Castelnuovo Val di Cecina e chiusi all'interno del teatro, l'anticamera della morte. Il giorno dopo, gli arrestati furono suddivisi in tre gruppi: uno di giovani operai con obblighi di leva; un secondo di coloro non obbligati al servizio militare, già trentenni, e un terzo gruppo comprendente coloro, senza distinzione d'età, i cui nomi figuravano negli elenchi dei turni di guardia.

Il primo gruppo venne portato a Firenze per il servizio militare attraverso la Germania, Il secondo gruppo fu messo in libertà la stessa sera, mentre i settantasette del terzo furono condotti in un vallone ubicato nelle vicinanze della strada che collega Castelnuovo a Larderello, e qui barbaramente trucidati per fucilazione sull'orlo di una grotta. Il sangue, voluto per mano dell'ufficiale Emil Block, restò per molto tempo indelebile sulle pietre oggi vegliate in un simil parco della rimembranza.