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  • Ottobre 7, 2022 18:54 local time

Nella riserva di Monterufoli-Caselli

La villa di Monterufoli

Conosciuta come il Villa delle Cento Stanze, la Villa di Monterufoli si mostra in tutta la sua bellezza solo per chi ha il coraggio di addentrarsi all'interno della riserva naturale di Monterufoli-Caselli. Questa riserva è la più grande della Toscana; boscosa, selvaggia e in gran parte incontaminata e sebbene, vista dall'alto, sia un tutt'uno, la foresta si estende su due diversi comuni con diversa denominazione: Caselli è in quello di Monteverdi, Monterufoli è sotto Pomarance. I varchi d'ingresso, preclusi alle auto da una sbarra con lucchetto, sono accessibili a pedoni e ciclisti, come giusto che sia.

Mano a mano ci si avvicina all'edificio, si palesa sempre più evidente il motivo delle cosiddette cento stanze con le quali viene appellato; dall'esterno le finestre lasciano un indizio rilevante: non si contano da quanto sono numerose, per cui possiamo immaginare che il numero e l'articolazione dei vani interni sia notevole. Sorge su un'altura, al centro della riserva, a fianco dei resti di un antico castelletto posseduto dai Vescovi di Volterra che, in epoca medievale, doveva avere una funzione strategica di controllo sulle vallate circostanti.

Villa seicentesca

Proprietà dei Maffei

Ancor prima che questa villa potesse essere pensata, la zona era adibita a insediamento agricolo. Nel Duecento dava dimora a numerose famiglie di mezzadri che si occupavano alla manutenzione dei boschi, risorse preziose di legname, selvaggina e ghiande per l'allevamento dei maiali; in alcune radure strappate alle rocce ofiolitiche trovavano sfogo campi di grano, vitigni e olivete, senza trascurare i pascoli. Mentre dal Trecento in poi diventa proprietà privata più volte contesa da ricche famiglie nobiliari. Qui vi trovarono dimora anche i Belforti e i Maffei di Volterra, ai quali, quest'ultimi, si deve la realizzazione della Villa di Monterufoli.

La Villa di Monterufoli risale al Seicento. In questa mastodontica dimora dei Maffei sono documentati i soggiorni del poeta e pittore napoletano Salvator Rosa, stimato in quel di Volterra, dove l'artista si ispirò per i suoi dipinti, ma anche le permanenze di Torgioni Tozzetti medico naturalista che la definì Villa per uso di cacce. Successivamente entrò nei possedimenti della famiglia Della Gherardesca, fino al definitivo passaggio, intorno alla metà del Novecento, nel patrimonio pubblico.

Dimora da cinquanta posti letto

Centro interculturale

Sebbene parte degli ambienti interni siano ancora affrescati dalla mano di Lodovico Gamberucci, pittore ottocentesco apprezzato dall'aristocrazia volterrana, gran parte della dimora lascia spazio ad un estremo intervento di recupero e di riutilizzazione ai fini della costituzione di una rete di strutture dedicate alla fruizione dei beni ambientali e culturali, studiato proprio per l'accoglienza di gruppi scolastici organizzati, stages di corsi universitari, di ricercatori e di studiosi, singoli o in gruppi organizzati, nella predisposizione di convegni a tematica ambientale e naturalistica.

Allo scopo dispone di cinquanta posti letto, di laboratori didattici, di ambienti per uso collettivo e numerosi locali di servizio. La Villa di Monterufoli è stata dotata di sistemi di approvvigionamento energetico che utilizzano fonti alternative rinnovabili come pannelli fotovoltaici e pannelli solari per il riscaldamento dell'acqua sanitaria, mentre per l'approvvigionamento idrico si affida a una sorgente poco distante da qui lungo la strada che porta al vicino borgo di Libbiano.

Nella riserva di Monterufoli-Caselli

La villa di Monterufoli

Conosciuta come il Villa delle Cento Stanze, la Villa di Monterufoli si mostra in tutta la sua bellezza solo per chi ha il coraggio di addentrarsi all'interno della riserva naturale di Monterufoli-Caselli. Questa riserva è la più grande della Toscana; boscosa, selvaggia e in gran parte incontaminata e sebbene, vista dall'alto, sia un tutt'uno, la foresta si estende su due diversi comuni con diversa denominazione: Caselli è in quello di Monteverdi, Monterufoli è sotto Pomarance. I varchi d'ingresso, preclusi alle auto da una sbarra con lucchetto, sono accessibili a pedoni e ciclisti, come giusto che sia.

Mano a mano ci si avvicina all'edificio, si palesa sempre più evidente il motivo delle cosiddette cento stanze con le quali viene appellato; dall'esterno le finestre lasciano un indizio rilevante: non si contano da quanto sono numerose, per cui possiamo immaginare che il numero e l'articolazione dei vani interni sia notevole. Sorge su un'altura, al centro della riserva, a fianco dei resti di un antico castelletto posseduto dai Vescovi di Volterra che, in epoca medievale, doveva avere una funzione strategica di controllo sulle vallate circostanti.

Villa seicentesca

Proprietà dei Maffei

Ancor prima che questa villa potesse essere pensata, la zona era adibita a insediamento agricolo. Nel Duecento dava dimora a numerose famiglie di mezzadri che si occupavano alla manutenzione dei boschi, risorse preziose di legname, selvaggina e ghiande per l'allevamento dei maiali; in alcune radure strappate alle rocce ofiolitiche trovavano sfogo campi di grano, vitigni e olivete, senza trascurare i pascoli. Mentre dal Trecento in poi diventa proprietà privata più volte contesa da ricche famiglie nobiliari. Qui vi trovarono dimora anche i Belforti e i Maffei di Volterra, ai quali, quest'ultimi, si deve la realizzazione della Villa di Monterufoli.

La Villa di Monterufoli risale al Seicento. In questa mastodontica dimora dei Maffei sono documentati i soggiorni del poeta e pittore napoletano Salvator Rosa, stimato in quel di Volterra, dove l'artista si ispirò per i suoi dipinti, ma anche le permanenze di Torgioni Tozzetti medico naturalista che la definì Villa per uso di cacce. Successivamente entrò nei possedimenti della famiglia Della Gherardesca, fino al definitivo passaggio, intorno alla metà del Novecento, nel patrimonio pubblico.

Dimora da cinquanta posti letto

Centro interculturale

Sebbene parte degli ambienti interni siano ancora affrescati dalla mano di Lodovico Gamberucci, pittore ottocentesco apprezzato dall'aristocrazia volterrana, gran parte della dimora lascia spazio ad un estremo intervento di recupero e di riutilizzazione ai fini della costituzione di una rete di strutture dedicate alla fruizione dei beni ambientali e culturali, studiato proprio per l'accoglienza di gruppi scolastici organizzati, stages di corsi universitari, di ricercatori e di studiosi, singoli o in gruppi organizzati, nella predisposizione di convegni a tematica ambientale e naturalistica.

Allo scopo dispone di cinquanta posti letto, di laboratori didattici, di ambienti per uso collettivo e numerosi locali di servizio. La Villa di Monterufoli è stata dotata di sistemi di approvvigionamento energetico che utilizzano fonti alternative rinnovabili come pannelli fotovoltaici e pannelli solari per il riscaldamento dell'acqua sanitaria, mentre per l'approvvigionamento idrico si affida a una sorgente poco distante da qui lungo la strada che porta al vicino borgo di Libbiano.