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  • Dicembre 2, 2022 20:20 local time

Località nascoste

Antico feudo dei Saracini

Situato su una delle alture della Val di Cecina, sullo sprone meridionale di Montecatini, tra il Botro Cortolla e il Botro Grande, Buriano oggi si fa trovare in tutta la sua decadenza con una villa, una castello, un cimitero e una chiesa parrocchiale.

Antico feudo dei Saracini di Pisa, il luogo deriva il nome dal latino coloniale "Burrius". Con Miemo, Casaglia e Gello, Buriano ha fatto parte, sin dal Millee cento, della linea di confine tra i territori di Pisa e di Volterra. Da li, infatti, passava un'importante strada di collegamento tra la Val di Cecina e la Valdera, denominata, Via Gualandinga, dai Gualandi, discendenti dei Saracini e residenti poi a Buriano.

I Saracini vendettero metà dei loro privilegi al vescovo Ruggieri di Volterra, ma le rendite della località, come tante altre, furono ripartite tra Vescovo e Comune fino a che nel Duecento, gli abitanti del borgo presentarono ufficilmente fedeltà al Comune. Nel Duecento, come tanti altri terreni di queste zone, venne quindi inserito sotto la giurisdizione della comunità di Volterra a cui ha pagato i tributi fino a poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, passando poi al Comune di Montecatini.

Destinato all'abbandono

Il borgo morto più volte

Nel Trecento passarono in proprietà ai Belforti, poi dopo la parentesi del predominio fiorentino, divenne un semplice centro agricolo e sede di una grande fattoria con villa residenziale. Buriano presenta caratteristiche architettoniche e urbanistiche pregevoli, visibili sia nelle case, nella fattoria e nella sua chiesetta gentilizia. In quasi tutti gli edifici compare lo stemma della famiglia Incontri e dei Rochefort che, alla fine dell'Ottocento, la acquistarono e la tennero fino agli anni Sessanta del secolo scorso.

Ridiscendendo lo sprone si trova la Villa Incontri-Rochefort, edificata dai resti di una costruzione medievale. È decorata con tre sontuosi stemmi in terracotta e possiede settantatre stanze, oltre ai locali al piano terreno, adoperati come magazzini.

Negli anni Settanta i suoi ultimi abitanti lasciarono questo luogo per mete più centrali, spopolando irreversibilmente il paese. A rimediare ci fu un progetto di riqualificazione in ottica di un antesignano albergo diffuso, dove ogni edificio di Buriano avrebbe dovuto essere votato al turismo. Alla fine degli anni Novanta questo progetto non trovò terreno fertile, portando il paese nuovamente all'abbandono e alla spartizione dei beni fra diversi proprietari.

Località nascoste

Antico feudo dei Saracini

Situato su una delle alture della Val di Cecina, sullo sprone meridionale di Montecatini, tra il Botro Cortolla e il Botro Grande, Buriano oggi si fa trovare in tutta la sua decadenza con una villa, una castello, un cimitero e una chiesa parrocchiale.

Antico feudo dei Saracini di Pisa, il luogo deriva il nome dal latino coloniale "Burrius". Con Miemo, Casaglia e Gello, Buriano ha fatto parte, sin dal Millee cento, della linea di confine tra i territori di Pisa e di Volterra. Da li, infatti, passava un'importante strada di collegamento tra la Val di Cecina e la Valdera, denominata, Via Gualandinga, dai Gualandi, discendenti dei Saracini e residenti poi a Buriano.

I Saracini vendettero metà dei loro privilegi al vescovo Ruggieri di Volterra, ma le rendite della località, come tante altre, furono ripartite tra Vescovo e Comune fino a che nel Duecento, gli abitanti del borgo presentarono ufficilmente fedeltà al Comune. Nel Duecento, come tanti altri terreni di queste zone, venne quindi inserito sotto la giurisdizione della comunità di Volterra a cui ha pagato i tributi fino a poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale, passando poi al Comune di Montecatini.

Destinato all'abbandono

Il borgo morto più volte

Nel Trecento passarono in proprietà ai Belforti, poi dopo la parentesi del predominio fiorentino, divenne un semplice centro agricolo e sede di una grande fattoria con villa residenziale. Buriano presenta caratteristiche architettoniche e urbanistiche pregevoli, visibili sia nelle case, nella fattoria e nella sua chiesetta gentilizia. In quasi tutti gli edifici compare lo stemma della famiglia Incontri e dei Rochefort che, alla fine dell'Ottocento, la acquistarono e la tennero fino agli anni Sessanta del secolo scorso.

Ridiscendendo lo sprone si trova la Villa Incontri-Rochefort, edificata dai resti di una costruzione medievale. È decorata con tre sontuosi stemmi in terracotta e possiede settantatre stanze, oltre ai locali al piano terreno, adoperati come magazzini.

Negli anni Settanta i suoi ultimi abitanti lasciarono questo luogo per mete più centrali, spopolando irreversibilmente il paese. A rimediare ci fu un progetto di riqualificazione in ottica di un antesignano albergo diffuso, dove ogni edificio di Buriano avrebbe dovuto essere votato al turismo. Alla fine degli anni Novanta questo progetto non trovò terreno fertile, portando il paese nuovamente all'abbandono e alla spartizione dei beni fra diversi proprietari.