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  • Ottobre 7, 2022 19:51 local time

Artigiani

La bottega museo di un artigiano volterrano

Se l'Ecomuseo dell'Alabastro si presta utile come vademecum per comprendere la storia della nostra preziosa pietra, la bottega Pagni, acquisita dal Comune di Volterra, si rivela invece espressione tangibile della lavorazione dell'alabastro. Un luogo di lavoro eterno, un viaggio sentimentale nelle tradizioni sociali e culturali della città, un attimo del tempo fermato poco dopo la morte del proprietario. Tutto è rimasto così come lo aveva lasciato: con i banconi impolverati, con i lavori mai finiti, con le opere mai vendute e con tutta la quotidianità della sua generazione.

Bottega Pagni si trova in cima Via Franceschini; ingresso anonimo con un uscio uguale agli altri che lo affiancano. La bottega rimane per la maggior parte dell'anno chiusa, ma quando apre al pubblico è emblema di meraviglia. Immaginarsi i lavoratori scuotersi la polvere dai vestiti con la stessa sincerità delle storie che ci raccontano viene facile e con tale immaginazione emerge prepotentemente l'emblema ideale della figura dell'alabastraio di una volta e i contorni di una categoria libertaria, colta, fantasiosa, rivoluzionaria, capace, intelligente che sfidava la banalità e la mediocrità del tempo.

La figura dell'alabastraio

Ricordi e aneddoti di alcuni personaggi volterrani

Quella dell'alabastraio era una bottega che si riconosceva a distanza per la soffice incrostazione di polvere bianca sul muro esterno; la porta d'ingresso era mantenuta generalmente chiusa da un ritaglio di alabastro che scorreva appeso a due carrucole; la finestra invece stava costantemente aperta ed era facile affacciarsi da fuori per guardare dentro o per parlare con gli alabastrai che lavoravano. Uno scenario sempre più raro, al giorno d'oggi.

Di queste botteghe però ne sono rimaste poche da quando è arrivato il motore a fare anche più polvere. Oggi le cose sono un po' cambiate per l'evoluzione dei tempi. Nuovi locali, più spaziosi, più moderni, più igienici sono stati creati alla periferia della città, ma poche sono le figure caratteristiche di vecchi alabastrai che sopravvivono.

Tuttavia il ricordo ancora fresco ce li rende ancora brillanti ed il raccontino che segue mette in evidenza il carattere e lo spirito dell'Alabastraio nei periodi d'oro.

> Scopri, Alabastrai Buontemponi

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La bottega museo di un artigiano volterrano

Se l'Ecomuseo dell'Alabastro si presta utile come vademecum per comprendere la storia della nostra preziosa pietra, la bottega Pagni, acquisita dal Comune di Volterra, si rivela invece espressione tangibile della lavorazione dell'alabastro. Un luogo di lavoro eterno, un viaggio sentimentale nelle tradizioni sociali e culturali della città, un attimo del tempo fermato poco dopo la morte del proprietario. Tutto è rimasto così come lo aveva lasciato: con i banconi impolverati, con i lavori mai finiti, con le opere mai vendute e con tutta la quotidianità della sua generazione.

Bottega Pagni si trova in cima Via Franceschini; ingresso anonimo con un uscio uguale agli altri che lo affiancano. La bottega rimane per la maggior parte dell'anno chiusa, ma quando apre al pubblico è emblema di meraviglia. Immaginarsi i lavoratori scuotersi la polvere dai vestiti con la stessa sincerità delle storie che ci raccontano viene facile e con tale immaginazione emerge prepotentemente l'emblema ideale della figura dell'alabastraio di una volta e i contorni di una categoria libertaria, colta, fantasiosa, rivoluzionaria, capace, intelligente che sfidava la banalità e la mediocrità del tempo.

La figura dell'alabastraio

Ricordi e aneddoti di alcuni personaggi volterrani

Quella dell'alabastraio era una bottega che si riconosceva a distanza per la soffice incrostazione di polvere bianca sul muro esterno; la porta d'ingresso era mantenuta generalmente chiusa da un ritaglio di alabastro che scorreva appeso a due carrucole; la finestra invece stava costantemente aperta ed era facile affacciarsi da fuori per guardare dentro o per parlare con gli alabastrai che lavoravano. Uno scenario sempre più raro, al giorno d'oggi.

Di queste botteghe però ne sono rimaste poche da quando è arrivato il motore a fare anche più polvere. Oggi le cose sono un po' cambiate per l'evoluzione dei tempi. Nuovi locali, più spaziosi, più moderni, più igienici sono stati creati alla periferia della città, ma poche sono le figure caratteristiche di vecchi alabastrai che sopravvivono.

Tuttavia il ricordo ancora fresco ce li rende ancora brillanti ed il raccontino che segue mette in evidenza il carattere e lo spirito dell'Alabastraio nei periodi d'oro.

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