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  • Ottobre 7, 2022 16:01 local time

San Giovanni Evangelista in Orticasso

Nuovo Convento di Santa Chiara

Un importante edificio costruito lungo Borgo Santo Stefano è la chiesa ed il convento di Santa Chiara. In origine nello stesso punto si trovava un'altra chiesa intitolata a San Giovanni Evangelista, documentata fino a poco prima del Duecento. Nel Trecento Monsignor Ranuccio Allegretti vi eresse anche un monastero di benedettine intitolato a San Giovanni Evangelista in Orticasso, ma venne successivamente riconvertito. Durante la guerra di fine Quattrocento, infatti, in concomitanza del celebre sacco fiorentino ai danni dei volterrani, con un Breve di Papa Sisto IV, vi furono aggregate le suore provenienti dal distrutto convento di Santa Chiara situato dall'altra parte della città presso Via Porta Diana. A seguito di questa nuova unione il convento fu intitolato, per un breve periodo, a San Giovanni e a Santa Chiara, passando infine al solo titolo di Santa Chiara.

Del distrutto convento di Santa Chiara rimane ben poco, l'edificio è stato restaurato e convertito in abitazione privata. Rimane a memoria storica soltanto la madonnina di Santa Chiara incavata nella parete laterale, quella che si affaccia sulla strada in linea con la cappella di San Bartolomeo tra il canto di Via delle Cetine e di Via Porta Diana.

In Via Porta Diana

Vecchio Convento di Santa Chiara

Del primo convento di Via Porta Diana si individua anche un antico pozzo e lo spiazzo retrostante in selciato, un tempo sterrato e coltivato, oggi rimpiazzato con un parcheggio per residenti. Nel frattempo, nel corso dei secoli, tutto intorno sono stati costruiti nuovi edifici, perdendo così il senso di luogo di pace che doveva avere nel medioevo, in aperta campagna, fuori dal centro storico.

Per ricercare l’inizio della presenza clariana a Volterra bisogna andare alla metà del Duecento, quando Filippo Longo, ordinatore, visitatore e correttore per tutti i monasteri e le monache dell’ordine di San Damiano, decise di inviare alcune sorelle del Monastero di Santa Maria della Marca di Castelfiorentino a Volterra, dove, in località Leonaia, era sorto un monastero intitolato a Sant’Agnese, ad opera di un certo Barone di fu Simone volterrano. Le seguaci di Santa Chiara giunsero così a Volterra quando ancora era viva la loro fondatrice: Chiara del conte Favorino Scifi. Frate Filippo dei Minori mandò donna Umelia, come rettrice e badessa, e donna Marina con donna Caterina come monache del primo collegio femminile francescano.

Trasferimenti nel corso dei secoli

Prima in Sant'Agnese poi in San Giovanni Evangelista

Le seguaci di Santa Chiara vennero trasferite all'interno del Convento di Sant'Agnese perchè, a causa del numero sempre più esiguo delle religiose, il monastero rischiava di chiudere. Per evitare la completa soppressione dell'istituto le religiose ottennero da Alessandro IV una bolla di approvazione per la conversione del luogo, portando il monastero anche a cambiare il nome in Santa Chiara, in chiaro segno di nuovo inizio.

In quei secoli, dei cinque monasteri femminili che la città di Volterra ebbe dal Duecento al Quattrocento, gli unici con regola francescana furono Santa Chiara e San Lino. Gli altri erano San Giovanni Evangelista in Orticasso, San Dalmazio e San Marco, ma erano di regola benedettina. Il monastero in questione operò fino all'avvenuto sacco fiorentino di fine Quattrocento, che, come abbiamo già detto, costrinse le religiose a fuggire e a riunirsi nel monastero di San Giovanni Evangelista in Orticasso posto in Borgo Santo Stefano, il quale abbandonava la regola benedettina, per quella francescana.

Una riconversione del monastero

Casa di Riposo di Santa Chiara

Ritornando a Borgo Santo Stefano, all'inizio dell'Ottocento, a seguito delle leggi sulla soppressione degli ordini religiosi, il nuovo convento di Santa Chiara venne abbandonato. Onde evitare un deterioramento degli interni, l’edificio fu trasformato per qualche tempo in ospedale, poi vi si istituì una scuola popolare e infine un ospizio dietro il lascito di Giuseppe Viti. Venne eretto in ente morale con la denominazione di Casa di riposo Principi di Piemonte.

In una prima fase viene realizzata l’ala sud-est a ridosso della chiesa e successivamente, nei decenni seguenti, viene completata la struttura così come la vediamo oggi. Fu demolito quanto rimaneva dell’edificio romanico, divenendo così la Casa di Riposo di Santa Chiara.

Da tener presente che a Volterra all’inizio del Novecento erano attive due Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, secondo la legge Crispi: il Frenocomio S. Girolamo e l‘Orfanotrofio Ricciarelli. Queste, negli anni Cinquanta, andarono a confluire insieme alla neonata Casa di Risposo Santa Chiara in un raggruppamento denominato Istituti Ospedalieri e di Ricovero della Città di Volterra.

Luogo di culto seicentesco

Chiesa di Santa Chiara

A causa di questa riconversione del convento, dell’edificio romanico originale di San Giovanni Evangelista in Orticasso non rimane quasi nulla. Meritevole però è la chiesa che fu ricostruita e consacrata nel Seicento poco prima dei primi lavori avvenuti sotto la direzione di Piero e Bernardino di Filippo Pettirossi da Fiesole, su consiglio ed approvazione dei disegni di Giulio Parigi. A quest’ultimo si deve anche il portico realizzato a filaretto a tre archi ispirato ad analoghe opere dell’Ammannati di cui Parigi era nipote.

All'interno della chiesa vi si trovavano tre altari; su quello maggiore vi era una tavola dipinta dal noto pittore volterrano Baldassarre Franceschini. Gli altri altari erano dedicati alla Concezione di Maria e a Sant’Antonio da Padova. Dalla parte opposta rispetto all’altare maggiore si trovava l’organo e, al di sopra del presbiterio, le grate corrispondenti al coro delle religiose. Oggi questa chiesa ad una sola navata, più volte restaurata, si presta molto moderna; è aperta a chiunque voglia visitarla, ma viene frequentata principalmente dai coinquilini della adiacente casa di riposo e rispettivi familiari.

San Giovanni Evangelista in Orticasso

Nuovo Convento di Santa Chiara

Un importante edificio costruito lungo Borgo Santo Stefano è la chiesa ed il convento di Santa Chiara. In origine nello stesso punto si trovava un'altra chiesa intitolata a San Giovanni Evangelista, documentata fino a poco prima del Duecento. Nel Trecento Monsignor Ranuccio Allegretti vi eresse anche un monastero di benedettine intitolato a San Giovanni Evangelista in Orticasso, ma venne successivamente riconvertito. Durante la guerra di fine Quattrocento, infatti, in concomitanza del celebre sacco fiorentino ai danni dei volterrani, con un Breve di Papa Sisto IV, vi furono aggregate le suore provenienti dal distrutto convento di Santa Chiara situato dall'altra parte della città presso Via Porta Diana. A seguito di questa nuova unione il convento fu intitolato, per un breve periodo, a San Giovanni e a Santa Chiara, passando infine al solo titolo di Santa Chiara.

Del distrutto convento di Santa Chiara rimane ben poco, l'edificio è stato restaurato e convertito in abitazione privata. Rimane a memoria storica soltanto la madonnina di Santa Chiara incavata nella parete laterale, quella che si affaccia sulla strada in linea con la cappella di San Bartolomeo tra il canto di Via delle Cetine e di Via Porta Diana.

In Via Porta Diana

Vecchio Convento di Santa Chiara

Del primo convento di Via Porta Diana si individua anche un antico pozzo e lo spiazzo retrostante in selciato, un tempo sterrato e coltivato, oggi rimpiazzato con un parcheggio per residenti. Nel frattempo, nel corso dei secoli, tutto intorno sono stati costruiti nuovi edifici, perdendo così il senso di luogo di pace che doveva avere nel medioevo, in aperta campagna, fuori dal centro storico.

Per ricercare l’inizio della presenza clariana a Volterra bisogna andare alla metà del Duecento, quando Filippo Longo, ordinatore, visitatore e correttore per tutti i monasteri e le monache dell’ordine di San Damiano, decise di inviare alcune sorelle del Monastero di Santa Maria della Marca di Castelfiorentino a Volterra, dove, in località Leonaia, era sorto un monastero intitolato a Sant’Agnese, ad opera di un certo Barone di fu Simone volterrano. Le seguaci di Santa Chiara giunsero così a Volterra quando ancora era viva la loro fondatrice: Chiara del conte Favorino Scifi. Frate Filippo dei Minori mandò donna Umelia, come rettrice e badessa, e donna Marina con donna Caterina come monache del primo collegio femminile francescano.

Trasferimenti nel corso dei secoli

Prima in Sant'Agnese poi in San Giovanni Evangelista

Le seguaci di Santa Chiara vennero trasferite all'interno del Convento di Sant'Agnese perchè, a causa del numero sempre più esiguo delle religiose, il monastero rischiava di chiudere. Per evitare la completa soppressione dell'istituto le religiose ottennero da Alessandro IV una bolla di approvazione per la conversione del luogo, portando il monastero anche a cambiare il nome in Santa Chiara, in chiaro segno di nuovo inizio.

In quei secoli, dei cinque monasteri femminili che la città di Volterra ebbe dal Duecento al Quattrocento, gli unici con regola francescana furono Santa Chiara e San Lino. Gli altri erano San Giovanni Evangelista in Orticasso, San Dalmazio e San Marco, ma erano di regola benedettina. Il monastero in questione operò fino all'avvenuto sacco fiorentino di fine Quattrocento, che, come abbiamo già detto, costrinse le religiose a fuggire e a riunirsi nel monastero di San Giovanni Evangelista in Orticasso posto in Borgo Santo Stefano, il quale abbandonava la regola benedettina, per quella francescana.

Una riconversione del monastero

Casa di Riposo di Santa Chiara

Ritornando a Borgo Santo Stefano, all'inizio dell'Ottocento, a seguito delle leggi sulla soppressione degli ordini religiosi, il nuovo convento di Santa Chiara venne abbandonato. Onde evitare un deterioramento degli interni, l’edificio fu trasformato per qualche tempo in ospedale, poi vi si istituì una scuola popolare e infine un ospizio dietro il lascito di Giuseppe Viti. Venne eretto in ente morale con la denominazione di Casa di riposo Principi di Piemonte.

In una prima fase viene realizzata l’ala sud-est a ridosso della chiesa e successivamente, nei decenni seguenti, viene completata la struttura così come la vediamo oggi. Fu demolito quanto rimaneva dell’edificio romanico, divenendo così la Casa di Riposo di Santa Chiara.

Da tener presente che a Volterra all’inizio del Novecento erano attive due Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, secondo la legge Crispi: il Frenocomio S. Girolamo e l‘Orfanotrofio Ricciarelli. Queste, negli anni Cinquanta, andarono a confluire insieme alla neonata Casa di Risposo Santa Chiara in un raggruppamento denominato Istituti Ospedalieri e di Ricovero della Città di Volterra.

Luogo di culto seicentesco

Chiesa di Santa Chiara

A causa di questa riconversione del convento, dell’edificio romanico originale di San Giovanni Evangelista in Orticasso non rimane quasi nulla. Meritevole però è la chiesa che fu ricostruita e consacrata nel Seicento poco prima dei primi lavori avvenuti sotto la direzione di Piero e Bernardino di Filippo Pettirossi da Fiesole, su consiglio ed approvazione dei disegni di Giulio Parigi. A quest’ultimo si deve anche il portico realizzato a filaretto a tre archi ispirato ad analoghe opere dell’Ammannati di cui Parigi era nipote.

All'interno della chiesa vi si trovavano tre altari; su quello maggiore vi era una tavola dipinta dal noto pittore volterrano Baldassarre Franceschini. Gli altri altari erano dedicati alla Concezione di Maria e a Sant’Antonio da Padova. Dalla parte opposta rispetto all’altare maggiore si trovava l’organo e, al di sopra del presbiterio, le grate corrispondenti al coro delle religiose. Oggi questa chiesa ad una sola navata, più volte restaurata, si presta molto moderna; è aperta a chiunque voglia visitarla, ma viene frequentata principalmente dai coinquilini della adiacente casa di riposo e rispettivi familiari.