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  • Ottobre 7, 2022 19:33 local time

Risultato di molti interventi

Un gioiello della venerazione dei longobardi

La prima attestazione dell'esistenza di una chiesa dedicata a San Michele è 987, si tratta di una bolla vescovile in cui Il Vescovo Pietro consegna a prete Teuzo, figlio di Venerio, la Chiesa e l'Altare del Santo Arcangelo Michele che si trova nel luogo detto "presso il Foro", con l'obbligo di cantare Messe e Salmi, provvedere incenso, lume e cera. La data di fondazione della chiesa ci è sconosciuta, secondo alcuni studiosi potrebbe pure essere di origine longobarda, vista la particolare venerazione che i longobardi avevano per questo santo. Di antico esistono due teste di stile alto medievale, poste all'esterno sul limite del tetto, e si conserva pure una grata di finestra alto medievale collocata alla finestrella del campanile.

La chiesa che vediamo oggi è il risultato di numerosi interventi di abbellimento succedutisi dal medioevo fino al secolo scorso. I primi lavori documentabili cominciarono dopo la metà del Duecento, periodo in cui la chiesa fu elevata al titolo di prioria, cioè venne affidata non più ad un solo parroco, ma ad una comunità di sacerdoti.

Cosa vedere

I particolari e gli altari della Chiesa di San Michele

Del Duecento si può individuare la planimetria attuale e la facciata, che si è mantenuta intatta soprattutto nella parte inferiore. Curiosi sono i capitelli in stile romanico che ornano le semi colonne che reggono gli archi in bianco e nero; questi capitelli rimandano a quelli realizzati per il Battistero, come pure rimanda alla decorazione della facciata in pietre bianche e verdi.

La parte superiore è stata ricostruita successivamente: l'apertura circolare che si trova al centro è stata aggiunta nel Seicento, mentre gli stemmi che sono incastonati nella parete, ai lati del portale di ingresso appartengono alla famiglia Farnese e sono databili probabilmente all'Ottocento. La Madonna con Bambino che si trova sopra il portale è la copia di una scultura in marmo di Tino di Camaino che attualmente è conservata nel Museo d'Arte Sacra. In origine questa statua trecentesca era protetta da una grata in legno e ogni notte vi si accendeva una lampada che serviva anche a rischiarare il buio della piazzetta.

Un rinnovo più moderno

Il cambio degli altari

Entrando dentro la chiesa notiamo invece che la fase romanica è praticamente scomparsa, come pure sono comparse tutte le testimonianze degli interventi che vennero eseguiti in questa chiesa nel corso del Cinquecento e del Seicento. L'edificio è decorato con un semplice e sobrio stile neoclassico progettato e realizzato nell'Ottocento su disegno dell'architetto volterrano Angelo Bellucci.

Sono visibili quattro altari minori, gli unici superstiti dei sei che vennero costruiti nel corso del Trecento grazie a numerose donazioni dei fedeli; quasi alla fine del Cinquecento fu infatti soppresso l'altare del SS. Crocifisso e, alla fine del Seicento, venne demolito anche quello dedicato a Sant'Antonio Abate. Sono sopravvissuti gli altari dedicati alla Madonna del Riscatto; alla Madonna del Carmine, ricostruito nella metà del Settecento; alla Madonna del Rosario, che alla fine dell'Ottocento venne invece intitolato a San Giuseppe.

Onore a Calasanzio

La chiesa del collegio dei Padri Scolopi

L'ultimo altare era in origine dedicato all'Angelo Custode, ma alla metà del Settecento, in occasione della canonizzazione del Calasanzio, fondatore dell'ordine degli Scolopi, venne dedicato a questo nuovo santo; infatti la giurisdizione della chiesa era passata, agli inizi del secolo, ai membri di questo ordine che gestivano il collegio costruito nell'edificio annesso alla chiesa. L'altare maggiore, che in origine era realizzato in legno, venne sostituito con un altare in marmo prelevato dalla chiesa di 5an Pierino in Selci che fu ampliato e arricchito del tabernacolo a spese della famiglia Cherubini, i cui stemmi furono inseriti nella decorazione.

Anche il campanile fu costruito ex novo nella prima metà dell'Ottocento, per l'occasione vennero anche rifuse le campane. Inoltre fu aggiunta una Cantoria sopra la porta d'ingresso dove venne collocato un nuovo grande organo costruito da Antonio Ducci da Cortona. Questo organo, che si conserva ancora oggi nel medesimo punto, è l'ultimo di una lunga serie.

Risultato di molti interventi

Un gioiello della venerazione dei longobardi

La prima attestazione dell'esistenza di una chiesa dedicata a San Michele è 987, si tratta di una bolla vescovile in cui Il Vescovo Pietro consegna a prete Teuzo, figlio di Venerio, la Chiesa e l'Altare del Santo Arcangelo Michele che si trova nel luogo detto "presso il Foro", con l'obbligo di cantare Messe e Salmi, provvedere incenso, lume e cera. La data di fondazione della chiesa ci è sconosciuta, secondo alcuni studiosi potrebbe pure essere di origine longobarda, vista la particolare venerazione che i longobardi avevano per questo santo. Di antico esistono due teste di stile alto medievale, poste all'esterno sul limite del tetto, e si conserva pure una grata di finestra alto medievale collocata alla finestrella del campanile.

La chiesa che vediamo oggi è il risultato di numerosi interventi di abbellimento succedutisi dal medioevo fino al secolo scorso. I primi lavori documentabili cominciarono dopo la metà del Duecento, periodo in cui la chiesa fu elevata al titolo di prioria, cioè venne affidata non più ad un solo parroco, ma ad una comunità di sacerdoti.

Cosa vedere

I particolari e gli altari della Chiesa di San Michele

Del Duecento si può individuare la planimetria attuale e la facciata, che si è mantenuta intatta soprattutto nella parte inferiore. Curiosi sono i capitelli in stile romanico che ornano le semi colonne che reggono gli archi in bianco e nero; questi capitelli rimandano a quelli realizzati per il Battistero, come pure rimanda alla decorazione della facciata in pietre bianche e verdi.

La parte superiore è stata ricostruita successivamente: l'apertura circolare che si trova al centro è stata aggiunta nel Seicento, mentre gli stemmi che sono incastonati nella parete, ai lati del portale di ingresso appartengono alla famiglia Farnese e sono databili probabilmente all'Ottocento. La Madonna con Bambino che si trova sopra il portale è la copia di una scultura in marmo di Tino di Camaino che attualmente è conservata nel Museo d'Arte Sacra. In origine questa statua trecentesca era protetta da una grata in legno e ogni notte vi si accendeva una lampada che serviva anche a rischiarare il buio della piazzetta.

Un rinnovo più moderno

Il cambio degli altari

Entrando dentro la chiesa notiamo invece che la fase romanica è praticamente scomparsa, come pure sono comparse tutte le testimonianze degli interventi che vennero eseguiti in questa chiesa nel corso del Cinquecento e del Seicento. L'edificio è decorato con un semplice e sobrio stile neoclassico progettato e realizzato nell'Ottocento su disegno dell'architetto volterrano Angelo Bellucci.

Sono visibili quattro altari minori, gli unici superstiti dei sei che vennero costruiti nel corso del Trecento grazie a numerose donazioni dei fedeli; quasi alla fine del Cinquecento fu infatti soppresso l'altare del SS. Crocifisso e, alla fine del Seicento, venne demolito anche quello dedicato a Sant'Antonio Abate. Sono sopravvissuti gli altari dedicati alla Madonna del Riscatto; alla Madonna del Carmine, ricostruito nella metà del Settecento; alla Madonna del Rosario, che alla fine dell'Ottocento venne invece intitolato a San Giuseppe.

Onore a Calasanzio

La chiesa del collegio dei Padri Scolopi

L'ultimo altare era in origine dedicato all'Angelo Custode, ma alla metà del Settecento, in occasione della canonizzazione del Calasanzio, fondatore dell'ordine degli Scolopi, venne dedicato a questo nuovo santo; infatti la giurisdizione della chiesa era passata, agli inizi del secolo, ai membri di questo ordine che gestivano il collegio costruito nell'edificio annesso alla chiesa. L'altare maggiore, che in origine era realizzato in legno, venne sostituito con un altare in marmo prelevato dalla chiesa di 5an Pierino in Selci che fu ampliato e arricchito del tabernacolo a spese della famiglia Cherubini, i cui stemmi furono inseriti nella decorazione.

Anche il campanile fu costruito ex novo nella prima metà dell'Ottocento, per l'occasione vennero anche rifuse le campane. Inoltre fu aggiunta una Cantoria sopra la porta d'ingresso dove venne collocato un nuovo grande organo costruito da Antonio Ducci da Cortona. Questo organo, che si conserva ancora oggi nel medesimo punto, è l'ultimo di una lunga serie.