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  • Ottobre 7, 2022 14:59 local time

Le sepolture in era cristiana

Le origini di un cimitero comunale

Sarebbe arduo e quasi impossibile volere rintracciare con esattezza il modo e il luogo atto a raccogliere le sepolture a Volterra all'inizio dell'era cristiana. E' certo che, in località «la vigna», fuori Porta Diana, si trovasse un luogo deputato a questa funzione. Tuttavia con il mutare del tempi e dei costumi, soprattutto gli esponenti delle più importanti famiglie volterrane iniziarono quell'usanza che li vedeva tumulati nella varie chiese delta città. Fra queste le chiese di Santa Maria Assunta, di Sant'Agostino, di San Francesco e di San Girolamo, proprio per un servizio continuato nei secoli del culto divino, offrono i più numerosi esempi. Sappiamo, inoltre, che nell'anno Mille esistevano ben tre cimiteri, tutti accanto alle chiese: quello di Santa Maria Assunta, di Sant'Ottaviano e di San Giovanni.

L'epoca leopoldina per la Toscana significò continui cambiamenti e incisive riforme nell'assetto socio-politico-culturale del Granducato. Tra le tante leggi introdotte nel Settecento da Pietro Leopoldo vi fu anche quella che andava a regolare il sistema delle sepolture. Così il magistrato di Volterra, in seguito a rescritti sovrani ordinò la costruzione del nuovo Cimitero nel luogo detto «Le Cetine».

Dal Settecento ai giorni nostri

La grande espansione

In un primo momento il Cimitero settecentesco sembrava soddisfacente, ma in seguito, con l'incremento demografico, ci fu la necessità di accrescerlo e nella metà dell'Ottocento iniziarono gli studi sul campo. Si allargarono i lati, si costruì la facciata coll'atrio e le cappelle laterali.

Alla fine del secolo, ancora per la crescita della popolazione, si dovette ampliare il luogo di sepoltura per dargli anche una forma più decorosa e più confacente all'età moderna. Fra gli studi richiesti per tale scopo fu scelto quello dell'Ing. Aristodemo Solaini. Si portò, nella parte anteriore, il luogo della sepoltura fino alla strada e sul lato destro del muro di facciata si eresse la casa del custode e becchino, mentre dirimpetto, sul lato sinistro, venne edificato l'ossario.

Mantenuta inalterata la facciata e le due cappelle laterali, alle estremità delle medesime si innalzarono altre due cappelle per le sepolture gentilizie. I muri laterali di cinta tagliati o tolti ingrandirono la superficie del terreno per la tumulazione.

Il più grande del territorio volterrano

Uno stile grave e profondo

Con uno stile grave e caratteristico dei monumenti funerei, sorse il cimitero di Volterra, certamente costoso, ma i cui introiti, con la vendita delle cappelle e le tasse per lapidi sepolcrali e monumenti, ristabiliranno le uscite.

Oggi il Cimitero di Volterra ha sviluppato la sua parte inferiore, quella più vicina a Porta Diana, dove nuove cappelle sono state costruite a contorno dei luoghi di sepoltura. Centinaia di lapidi sono li a testimoniare ai vivi l'affettuoso ricordo delle persone care scomparse. Tombe scarne o elaborate, con fiori o piccoli giardinetti; epitaffi brevi e semplici o lunghi ed enfatici testimoniano usanze, costumi e fasi storiche diversi di seppellire i propri morti. Alcuni ricordano la madre, altri la scomparsa prematura dei figli, altri la perdita di un eroe, morto combattendo. Il cimitero comunale non eccelle per la sua monumentalità artistica, ma alcune tombe denotano vene creative fuori dal comune. Può meritare una visita, sopratutto nella parte più vecchia della struttura.

Ad una sola navata

La chiesina del cimitero

Interessante risulta la piccola chiesina, all'interno del Cimitero. Ai suoi lati sorgono cinque cappelle mortuarie, estese nel tempo in un ulteriore ingrandimento al di là di quello che era il confine estremo del cimitero. Nel muro di cinta sono così creati tanti archi e all'interno delle celle capaci di due tombe ciascuna.

Ad una sola navata, la cappella presenta sull'altare un quadro rappresentante la seicentesca "Resurrezione di Lazzaro". La paternità dell'opera si deve attribuire a Michelangelo Guarguaglini. L'Oratorio di San Lazzaro, dove si trovava il quadro, dopo le soppressioni leopoldine fu chiuso e il dipinto, per volontà del vescovo Incontri, fu portato prima in Episcopio e poi destinato alla Cappella del Cimitero. Sono inoltre presenti nella chiesetta, entrambe ai lati dell'unico altare, due lapidi. Una ci informa di "coloro che si resero benemeriti, officiando in questo Oratorio"; l'altra riporta la memoria delle "reverendissime oblate del Conservatorio di San Pietro, sepolte in questo Cimitero".

Il tour dei cimiteri

Necroturismo nei luoghi dell'anima

I cimiteri sono luoghi dell'anima, di morte e di tristezza, ma hanno anche un fascino particolare, inquietante e misterioso soprattutto se vecchi e abbandonati. Il necroturismo è una tendenza turistica un po' insolita, ma sempre più persone si lasciano tentare dalla curiosità e decidono di partire verso una destinazione al fine di visitarne i cimiteri. L’idea è alquanto stramba, ma i motivi per cui i turisti intraprendono sempre più i cosiddetti viaggi cimiteriali sono molteplici e di varia natura. Il pellegrinaggio, che impegna una persona a dare un po' del proprio tempo ai defunti, in ogni caso stimola una comunione con i propri morti e con sé stessi: aiuta davvero a riflettere.

Di cimiteri ce ne sono in gran numero nel nostro territorio, alcuni molto conosciuti al punto da essere delle vere e proprie attrazioni turistiche incluse in particolari ghost tour offerti in varie associazioni del settore, altri invece nascosti e introvabili per i quali si richiede una buona dose di spirito di avventura. In entrambi i casi, la visita di tali cimiteri e la lettura degli epitaffi permette di rispolverare le storie di alcune località, una volta abitate, e di alcuni personaggi. Sono molto interessanti.

> Scopri, i cimiteri del territorio volterrano

Le sepolture in era cristiana

Le origini di un cimitero comunale

Sarebbe arduo e quasi impossibile volere rintracciare con esattezza il modo e il luogo atto a raccogliere le sepolture a Volterra all'inizio dell'era cristiana. E' certo che, in località «la vigna», fuori Porta Diana, si trovasse un luogo deputato a questa funzione. Tuttavia con il mutare del tempi e dei costumi, soprattutto gli esponenti delle più importanti famiglie volterrane iniziarono quell'usanza che li vedeva tumulati nella varie chiese delta città. Fra queste le chiese di Santa Maria Assunta, di Sant'Agostino, di San Francesco e di San Girolamo, proprio per un servizio continuato nei secoli del culto divino, offrono i più numerosi esempi. Sappiamo, inoltre, che nell'anno Mille esistevano ben tre cimiteri, tutti accanto alle chiese: quello di Santa Maria Assunta, di Sant'Ottaviano e di San Giovanni.

L'epoca leopoldina per la Toscana significò continui cambiamenti e incisive riforme nell'assetto socio-politico-culturale del Granducato. Tra le tante leggi introdotte nel Settecento da Pietro Leopoldo vi fu anche quella che andava a regolare il sistema delle sepolture. Così il magistrato di Volterra, in seguito a rescritti sovrani ordinò la costruzione del nuovo Cimitero nel luogo detto «Le Cetine».

Dal Settecento ai giorni nostri

La grande espansione

In un primo momento il Cimitero settecentesco sembrava soddisfacente, ma in seguito, con l'incremento demografico, ci fu la necessità di accrescerlo e nella metà dell'Ottocento iniziarono gli studi sul campo. Si allargarono i lati, si costruì la facciata coll'atrio e le cappelle laterali.

Alla fine del secolo, ancora per la crescita della popolazione, si dovette ampliare il luogo di sepoltura per dargli anche una forma più decorosa e più confacente all'età moderna. Fra gli studi richiesti per tale scopo fu scelto quello dell'Ing. Aristodemo Solaini. Si portò, nella parte anteriore, il luogo della sepoltura fino alla strada e sul lato destro del muro di facciata si eresse la casa del custode e becchino, mentre dirimpetto, sul lato sinistro, venne edificato l'ossario.

Mantenuta inalterata la facciata e le due cappelle laterali, alle estremità delle medesime si innalzarono altre due cappelle per le sepolture gentilizie. I muri laterali di cinta tagliati o tolti ingrandirono la superficie del terreno per la tumulazione.

Il più grande del territorio volterrano

Uno stile grave e profondo

Con uno stile grave e caratteristico dei monumenti funerei, sorse il cimitero di Volterra, certamente costoso, ma i cui introiti, con la vendita delle cappelle e le tasse per lapidi sepolcrali e monumenti, ristabiliranno le uscite.

Oggi il Cimitero di Volterra ha sviluppato la sua parte inferiore, quella più vicina a Porta Diana, dove nuove cappelle sono state costruite a contorno dei luoghi di sepoltura. Centinaia di lapidi sono li a testimoniare ai vivi l'affettuoso ricordo delle persone care scomparse. Tombe scarne o elaborate, con fiori o piccoli giardinetti; epitaffi brevi e semplici o lunghi ed enfatici testimoniano usanze, costumi e fasi storiche diversi di seppellire i propri morti. Alcuni ricordano la madre, altri la scomparsa prematura dei figli, altri la perdita di un eroe, morto combattendo. Il cimitero comunale non eccelle per la sua monumentalità artistica, ma alcune tombe denotano vene creative fuori dal comune. Può meritare una visita, sopratutto nella parte più vecchia della struttura.

Ad una sola navata

La chiesina del cimitero

Interessante risulta la piccola chiesina, all'interno del Cimitero. Ai suoi lati sorgono cinque cappelle mortuarie, estese nel tempo in un ulteriore ingrandimento al di là di quello che era il confine estremo del cimitero. Nel muro di cinta sono così creati tanti archi e all'interno delle celle capaci di due tombe ciascuna.

Ad una sola navata, la cappella presenta sull'altare un quadro rappresentante la seicentesca "Resurrezione di Lazzaro". La paternità dell'opera si deve attribuire a Michelangelo Guarguaglini. L'Oratorio di San Lazzaro, dove si trovava il quadro, dopo le soppressioni leopoldine fu chiuso e il dipinto, per volontà del vescovo Incontri, fu portato prima in Episcopio e poi destinato alla Cappella del Cimitero. Sono inoltre presenti nella chiesetta, entrambe ai lati dell'unico altare, due lapidi. Una ci informa di "coloro che si resero benemeriti, officiando in questo Oratorio"; l'altra riporta la memoria delle "reverendissime oblate del Conservatorio di San Pietro, sepolte in questo Cimitero".

Il tour dei cimiteri

Necroturismo nei luoghi dell'anima

I cimiteri sono luoghi dell'anima, di morte e di tristezza, ma hanno anche un fascino particolare, inquietante e misterioso soprattutto se vecchi e abbandonati. Il necroturismo è una tendenza turistica un po' insolita, ma sempre più persone si lasciano tentare dalla curiosità e decidono di partire verso una destinazione al fine di visitarne i cimiteri. L’idea è alquanto stramba, ma i motivi per cui i turisti intraprendono sempre più i cosiddetti viaggi cimiteriali sono molteplici e di varia natura. Il pellegrinaggio, che impegna una persona a dare un po' del proprio tempo ai defunti, in ogni caso stimola una comunione con i propri morti e con sé stessi: aiuta davvero a riflettere.

Di cimiteri ce ne sono in gran numero nel nostro territorio, alcuni molto conosciuti al punto da essere delle vere e proprie attrazioni turistiche incluse in particolari ghost tour offerti in varie associazioni del settore, altri invece nascosti e introvabili per i quali si richiede una buona dose di spirito di avventura. In entrambi i casi, la visita di tali cimiteri e la lettura degli epitaffi permette di rispolverare le storie di alcune località, una volta abitate, e di alcuni personaggi. Sono molto interessanti.

> Scopri, i cimiteri del territorio volterrano