Closed
Closed today
  • Monday

    Closed

  • Tuesday

    Closed

  • Wednesday

    Closed

  • Thursday

    Closed

  • Friday

    Closed

  • Saturday

    Closed

  • Sunday

    Closed

  • Ottobre 7, 2022 19:12 local time

Dalla predicazione di San Bernardino

Convento del Velloso

Il convento di San Girolamo o di Velloso è stato, da sempre, sede dei francescani. Nel Quattrocento il Comune vi aveva chiamato i Minori Osservanti che si distinsero per la loro pietà e per lo studio. La chiesa, dopo la Cattedrale e gli altri due edifici sacri di San Francesco e di Sant'Agostino, è la più importante di Volterra.

Tanto preziosa perché, nelle cappelle laterali, troviamo le terrecotte smaltate di Giovanni della Robbia e perché, ancora una volta, parte delle casate illustri volterrane elessero la chiesa di San Girolamo per eternare i propri componenti.

La costruzione del convento e della chiesa di San Girolamo è legata alla predicazione di San Bernardino da Siena agli inizi del Quattrocento. L'entusiasmo dei cittadini fu tale che, mentre in onore del santo sorse, vicino a San Francesco, un oratorio, i magistrati cittadini decisero la costruzione di un nuovo monastero francescano, assegnando ai frati francescani un luogo detto "a Velosori". La prima pietra fu posta cinquant'anni dopo dal vescovo Cavalcanti in occasione di una solenne cerimonia.

Dalla predicazione di San Bernardino

L'aiuto di Cosimo de' Medici

Le condizioni finanziarie della città avrebbero pregiudicato la continuazione dei lavori se Cosimo de' Medici non fosse venuto in soccorso del Comune, concorrendo alle spese della fabbrica. Il gesto è ricordato, sia in una deliberazione dei Priori della città dove emerge chiaramente il concorso di Cosimo alla costruzione di San Girolamo a Velosori, sia in una iscrizione sotto l'altare maggiore. L'arme dei Medici, posto sulla facciata della chiesa, conferma lo stretto legame.

Si racconta che Cosimo affidasse la direzione dei lavori al suo architetto prediletto Michelozzo. Le volte costolonate della chiesa annessa, i cornicioni a spina di pesce e il confronto con altre realizzazioni dell'artista mediceo, ha fatto ritenere plausibile dagli storici dell'arte che la chiesa di San Girolamo sia di ispirazione michelozziana. Dopo l'interessamento provvidenziale di Cosimo, anche il Comune dette il suo contributo perché fossero portati a termine i lavori di costruzione. Infatti, assieme allo stemma mediceo, è scolpita anche la croce bianca, antico simbolo del popolo volterrano e il grifone, simbolo del Comune di Volterra.

Ampliamenti e chiusure

Ascesa e declino

Al principio le dimensioni del sacro edificio non furono molto grandi, ma lo diventarono nel tempo, quando fu iniziata la ristrutturazione. Ad esempio fu ampliato il chiostro, per le elargizioni di Maria Nicoletta di Francesco Macciorini, che volle che fosse costruita verso Santa Caterina. Nel Seicento, ma soprattutto nel Settecento furono fatti importanti lavori, come la costruzione di due confessionali, del cornicione della chiesa, dell'abbellimento della sacrestia, degli scalini presso l'altare maggiore e di vari arredi, fra cui l'urna per il Santo Sepolcro.

Padre Francesco Antonio da Cutigliano invece ampliò il convento, trasformando le stanze del granaio in comode sale che guardavano il prato e che dovevano servire ai novizi. In seguito, prima le revisioni leopoldine in materia monastico-religiosa, poi l'ondata ancora più repressi va della politica francese, rappresentarono, per il monastero, l'inizio della fine. Conclusa la sua parentesi claustrale, il monastero di San Girolamo tentò di sopravvivere agli eventi, tutti contrari, della storia ma senza esito.

Per evitare la chiusura definitiva

Contro la soppressione dei monasteri

Nell'ottica comune a tutti quei luoghi claustrali, un tempo sede di monasteri e conventi, di mantenere viva la propria istituzione dopo le soppressioni, anche il convento di San Girolamo escogitò un modo per evitare la chiusura definitiva, creando la Scuola-podere e convitto di San Girolamo. Istituito dal Comizio agrario a fine Ottocento, la Scuola aveva un proprio ordinamento generale. Si trattava di una Scuola teorico-pratica di Agraria con annesso podere sperimentale allo scopo di diffondere l'insegnamento dell'agricoltura, specialmente fra le persone destinate a sovraintenderlo e ad esercitarlo.

Istituita anche per esigenze particolari della Val di Cecina, zona prevalentemente agricola, la scuola, con annesso il convitto di alunni, era destinata all'abilitazione in "Agenti di campagna" e di "Sorveglianti dei lavori campestri". Nei locali del soppresso convento di San Girolamo veniva impartita l'istruzione elementare, Agricoltura e Zoo tecnica, esercizi pratici di agricoltura, tramite un maestro elementare, un professore di agricoltura e un maestro operante.

Una riconversione del monastero

La scuola convitto di agraria

Il corso durava due anni: durante il primo anno si impartivano nozioni di fisica e scienze naturali e animali, meteorologia e climatologia, agricoltura in genere. Nel secondo anno le materie di insegnamento erano: elementi di agrimensura, geometria, computisteria agraria, disegno lineare, zootecnica. Le occupazioni degli alunni erano rigidamente ripartite: tre ore per lo studio; quattro per la scuola; sei per il lavoro; tre per il vitto e ricreazione; sette per dormire; una per nettezza personale della propria camera.

Come ogni altro Regolamento di scuola convitto, anche quello di San Girolamo prevedeva e stabiliva le quote che si dovevano pagare per entrare nella scuola, il vestiario da portare in convitto, le sanzioni e le qualità delle punizioni, la dieta prescritta nei giorni feriali e festivi, più la ripartizione delle ore di insegnamento e di lavoro da svolgersi durante l'arco della settimana. Alla scuola poteva accedere chiunque avesse compiuto quattordici anni e non avesse superato i diciotto e i giovani allievi convittori pagavano una retta di 360 L in rate mensili anticipate. La scuola chiuse nel Novecento.

> Scopri, La Scuola Agraria

La chiesa annessa al convento

Chiesa di San Girolamo

La chiesa fu consacrata da Mons. Serguidi, alla fine del Cinquecento. Come il convento anche la chiesa ha subito radicali cambiamenti, evidenti soprattutto nella perdita di quella severa semplicità francescana a vantaggio di decorazioni un po' ampollose, tipiche del Settecento.

Fu ridotto anche il coro: la volta fu realizzata da Pietro Forzoni che dipinse le figure, mentre Luigi Lorenzi si occupò dell'architettura. il lavoro rappresenta la SS. Crocifissione con i Santi Francesco, Buonaventura, Lodovico vescovo di Tolosa, Giacomo della Marca, Francesco Solano, Diego e Margherita da Cortona.

Valentino Giovannoni eseguì le opere murarie e Tommaso Cappelletti fece il ciborio di alabastro. Le due statue poste, ancor oggi, ai lati dell'altare maggiore e raffiguranti San Girolamo e San Francesco, attribuite al Cieco di Gambassi, erano anticamente collocate sopra due porticine in legno, davanti l'arme dei Buonamici, entrambe in terracotta policroma. La sacrestia si caratterizza per la ricchezza della sua mobilia in stile impero.

Chiesa ad una sola navata

La bellezza dei quattro altari

La chiesa, ad una sola navata, è corredata da quattro altari decorati a stucco tutti di mano di Giovanni Mazzuoli di Siena. Al primo altare a destra c'è un San Bernardo da Siena con San Giovanni da Capistrano e San Elisabetta d'Ungheria. Un'iscrizione, sotto l'arme gentilizia dei Bava, ne ricorda il benefattore: infatti Carlo di Benedetto Del Bava, istituì a questo altare una cappella con l'obbligo che vi fosse celebrata la festa in onore di San Niccolò da Tolentino, Santa Barbara e della SS. Concezione. Il secondo altare presenta "Sant'Antonio e il Bambino Gesù". Il primo altare a sinistra, già di patronato di Tommaso Menghetti, poi dei Buonamici presenta un dipinto raffigurante "Cristo crocifisso e S. Pietro d'Alcantara". AI secondo altare troviamo un San Francesco che riceve le stimmate e la Vergine.

Sulla parete sinistra, per chi entra nella chiesa, c'è un pulpito in pietra arenaria attribuito ad un artigiano toscano del Cinquecento; il pulpito presenta un corpo semi cilindrico, spartito in rettangoli modanati, il fondo a semi cono con baccellature e il terminale ad arco con conchiglia nella parte superiore. Nel rettangolo centrale del corpo c'è uno stemma con un leone rampante con un drago fra gli artigli.

Meravigliosa

La cappella di destra

Senza nulla togliere alle pregevoli opere all'interno della chiesa, senza dubbio, sono le due cappelle alle due estremità del loggiato che raccolgono l'attenzione dei visitatori. La cappella a destra per chi si accinge ad entrare in chiesa appartenne alla Confraternita del Terzo Ordine, per poi passare alla Arciconfraternita della Misericordia di Volterra dove vi seppelliva i propri ufficiali. Proprio perché appartenente agli Ordini mendicanti riformati, la cappella doveva seguire, nelle sue linee stilisti che e architettoniche, quella semplicità e austerità, proprie del messaggio dell'ordine.

L'altare è decorato da un bassorilievo a forma di tavola in terracotta invetriata di Giovanni Della Robbia, con le paraste con i tipici ornamenti di festoni di foglie e frutta che, per altro, lo avvicinano alla pittura di Filippino Lippi. Su fondo turchino sono rappresentati San Francesco che consegna i capitoli del Terzo ordine a San Lodovico re di Francia, come dimostra la corona reale ai piedi del santo, e a Santa Elisabetta, regina d'Ungheria, come dimostrano le rose ai suoi piedi. Nella predella è Cristo risorto con la Madonna e i Santi.

Straordinaria

La cappella di sinistra

La cappella di sinistra, di patronato della famiglia Inghirami, presenta un'altra composizione robbiana, raffigurante il Giudizio Universale. Cristo è in alto maestoso e severo e domina la folla in mezzo alla quale campeggia l'Arcangelo Michele, dietro il quale, inginocchiati, sono San Girolamo e San Francesco. Ai primi del Cinquecento la famiglia dei Ceccherelli, originaria di Spicchiaiola, eresse questa cappella sotto il titolo di San Michele Arcangelo. Ma poiché non avevano lasciato assegni e l'eredità non era stata accolta, i frati chiesero al vescovo che si chiarisse la proprietà della cappella per potervi celebrare le ufficiature. Nel Seicento la cappella fu attribuita ai frati che cedettero il patronato agli Inghirami.

La chiesa di San Girolamo è dotata di una ulteriore cappellina, ampliata nell'Ottocento da fra Benedetto Masnadi, abbellita e decorata da padre Ilario Maggi, e di torre campanaria, di moderna costruzione. Anticamente il campanile era posto dall'altro lato della fabbrica, presso la sacrestia, ma era di proporzioni modeste e con una sola campana.

Dalla predicazione di San Bernardino

Convento del Velloso

Il convento di San Girolamo o di Velloso è stato, da sempre, sede dei francescani. Nel Quattrocento il Comune vi aveva chiamato i Minori Osservanti che si distinsero per la loro pietà e per lo studio. La chiesa, dopo la Cattedrale e gli altri due edifici sacri di San Francesco e di Sant'Agostino, è la più importante di Volterra.

Tanto preziosa perché, nelle cappelle laterali, troviamo le terrecotte smaltate di Giovanni della Robbia e perché, ancora una volta, parte delle casate illustri volterrane elessero la chiesa di San Girolamo per eternare i propri componenti.

La costruzione del convento e della chiesa di San Girolamo è legata alla predicazione di San Bernardino da Siena agli inizi del Quattrocento. L'entusiasmo dei cittadini fu tale che, mentre in onore del santo sorse, vicino a San Francesco, un oratorio, i magistrati cittadini decisero la costruzione di un nuovo monastero francescano, assegnando ai frati francescani un luogo detto "a Velosori". La prima pietra fu posta cinquant'anni dopo dal vescovo Cavalcanti in occasione di una solenne cerimonia.

Dalla predicazione di San Bernardino

L'aiuto di Cosimo de' Medici

Le condizioni finanziarie della città avrebbero pregiudicato la continuazione dei lavori se Cosimo de' Medici non fosse venuto in soccorso del Comune, concorrendo alle spese della fabbrica. Il gesto è ricordato, sia in una deliberazione dei Priori della città dove emerge chiaramente il concorso di Cosimo alla costruzione di San Girolamo a Velosori, sia in una iscrizione sotto l'altare maggiore. L'arme dei Medici, posto sulla facciata della chiesa, conferma lo stretto legame.

Si racconta che Cosimo affidasse la direzione dei lavori al suo architetto prediletto Michelozzo. Le volte costolonate della chiesa annessa, i cornicioni a spina di pesce e il confronto con altre realizzazioni dell'artista mediceo, ha fatto ritenere plausibile dagli storici dell'arte che la chiesa di San Girolamo sia di ispirazione michelozziana. Dopo l'interessamento provvidenziale di Cosimo, anche il Comune dette il suo contributo perché fossero portati a termine i lavori di costruzione. Infatti, assieme allo stemma mediceo, è scolpita anche la croce bianca, antico simbolo del popolo volterrano e il grifone, simbolo del Comune di Volterra.

Ampliamenti e chiusure

Ascesa e declino

Al principio le dimensioni del sacro edificio non furono molto grandi, ma lo diventarono nel tempo, quando fu iniziata la ristrutturazione. Ad esempio fu ampliato il chiostro, per le elargizioni di Maria Nicoletta di Francesco Macciorini, che volle che fosse costruita verso Santa Caterina. Nel Seicento, ma soprattutto nel Settecento furono fatti importanti lavori, come la costruzione di due confessionali, del cornicione della chiesa, dell'abbellimento della sacrestia, degli scalini presso l'altare maggiore e di vari arredi, fra cui l'urna per il Santo Sepolcro.

Padre Francesco Antonio da Cutigliano invece ampliò il convento, trasformando le stanze del granaio in comode sale che guardavano il prato e che dovevano servire ai novizi. In seguito, prima le revisioni leopoldine in materia monastico-religiosa, poi l'ondata ancora più repressi va della politica francese, rappresentarono, per il monastero, l'inizio della fine. Conclusa la sua parentesi claustrale, il monastero di San Girolamo tentò di sopravvivere agli eventi, tutti contrari, della storia ma senza esito.

Per evitare la chiusura definitiva

Contro la soppressione dei monasteri

Nell'ottica comune a tutti quei luoghi claustrali, un tempo sede di monasteri e conventi, di mantenere viva la propria istituzione dopo le soppressioni, anche il convento di San Girolamo escogitò un modo per evitare la chiusura definitiva, creando la Scuola-podere e convitto di San Girolamo. Istituito dal Comizio agrario a fine Ottocento, la Scuola aveva un proprio ordinamento generale. Si trattava di una Scuola teorico-pratica di Agraria con annesso podere sperimentale allo scopo di diffondere l'insegnamento dell'agricoltura, specialmente fra le persone destinate a sovraintenderlo e ad esercitarlo.

Istituita anche per esigenze particolari della Val di Cecina, zona prevalentemente agricola, la scuola, con annesso il convitto di alunni, era destinata all'abilitazione in "Agenti di campagna" e di "Sorveglianti dei lavori campestri". Nei locali del soppresso convento di San Girolamo veniva impartita l'istruzione elementare, Agricoltura e Zoo tecnica, esercizi pratici di agricoltura, tramite un maestro elementare, un professore di agricoltura e un maestro operante.

Una riconversione del monastero

La scuola convitto di agraria

Il corso durava due anni: durante il primo anno si impartivano nozioni di fisica e scienze naturali e animali, meteorologia e climatologia, agricoltura in genere. Nel secondo anno le materie di insegnamento erano: elementi di agrimensura, geometria, computisteria agraria, disegno lineare, zootecnica. Le occupazioni degli alunni erano rigidamente ripartite: tre ore per lo studio; quattro per la scuola; sei per il lavoro; tre per il vitto e ricreazione; sette per dormire; una per nettezza personale della propria camera.

Come ogni altro Regolamento di scuola convitto, anche quello di San Girolamo prevedeva e stabiliva le quote che si dovevano pagare per entrare nella scuola, il vestiario da portare in convitto, le sanzioni e le qualità delle punizioni, la dieta prescritta nei giorni feriali e festivi, più la ripartizione delle ore di insegnamento e di lavoro da svolgersi durante l'arco della settimana. Alla scuola poteva accedere chiunque avesse compiuto quattordici anni e non avesse superato i diciotto e i giovani allievi convittori pagavano una retta di 360 L in rate mensili anticipate. La scuola chiuse nel Novecento.

> Scopri, La Scuola Agraria

La chiesa annessa al convento

Chiesa di San Girolamo

La chiesa fu consacrata da Mons. Serguidi, alla fine del Cinquecento. Come il convento anche la chiesa ha subito radicali cambiamenti, evidenti soprattutto nella perdita di quella severa semplicità francescana a vantaggio di decorazioni un po' ampollose, tipiche del Settecento.

Fu ridotto anche il coro: la volta fu realizzata da Pietro Forzoni che dipinse le figure, mentre Luigi Lorenzi si occupò dell'architettura. il lavoro rappresenta la SS. Crocifissione con i Santi Francesco, Buonaventura, Lodovico vescovo di Tolosa, Giacomo della Marca, Francesco Solano, Diego e Margherita da Cortona.

Valentino Giovannoni eseguì le opere murarie e Tommaso Cappelletti fece il ciborio di alabastro. Le due statue poste, ancor oggi, ai lati dell'altare maggiore e raffiguranti San Girolamo e San Francesco, attribuite al Cieco di Gambassi, erano anticamente collocate sopra due porticine in legno, davanti l'arme dei Buonamici, entrambe in terracotta policroma. La sacrestia si caratterizza per la ricchezza della sua mobilia in stile impero.

Chiesa ad una sola navata

La bellezza dei quattro altari

La chiesa, ad una sola navata, è corredata da quattro altari decorati a stucco tutti di mano di Giovanni Mazzuoli di Siena. Al primo altare a destra c'è un San Bernardo da Siena con San Giovanni da Capistrano e San Elisabetta d'Ungheria. Un'iscrizione, sotto l'arme gentilizia dei Bava, ne ricorda il benefattore: infatti Carlo di Benedetto Del Bava, istituì a questo altare una cappella con l'obbligo che vi fosse celebrata la festa in onore di San Niccolò da Tolentino, Santa Barbara e della SS. Concezione. Il secondo altare presenta "Sant'Antonio e il Bambino Gesù". Il primo altare a sinistra, già di patronato di Tommaso Menghetti, poi dei Buonamici presenta un dipinto raffigurante "Cristo crocifisso e S. Pietro d'Alcantara". AI secondo altare troviamo un San Francesco che riceve le stimmate e la Vergine.

Sulla parete sinistra, per chi entra nella chiesa, c'è un pulpito in pietra arenaria attribuito ad un artigiano toscano del Cinquecento; il pulpito presenta un corpo semi cilindrico, spartito in rettangoli modanati, il fondo a semi cono con baccellature e il terminale ad arco con conchiglia nella parte superiore. Nel rettangolo centrale del corpo c'è uno stemma con un leone rampante con un drago fra gli artigli.

Meravigliosa

La cappella di destra

Senza nulla togliere alle pregevoli opere all'interno della chiesa, senza dubbio, sono le due cappelle alle due estremità del loggiato che raccolgono l'attenzione dei visitatori. La cappella a destra per chi si accinge ad entrare in chiesa appartenne alla Confraternita del Terzo Ordine, per poi passare alla Arciconfraternita della Misericordia di Volterra dove vi seppelliva i propri ufficiali. Proprio perché appartenente agli Ordini mendicanti riformati, la cappella doveva seguire, nelle sue linee stilisti che e architettoniche, quella semplicità e austerità, proprie del messaggio dell'ordine.

L'altare è decorato da un bassorilievo a forma di tavola in terracotta invetriata di Giovanni Della Robbia, con le paraste con i tipici ornamenti di festoni di foglie e frutta che, per altro, lo avvicinano alla pittura di Filippino Lippi. Su fondo turchino sono rappresentati San Francesco che consegna i capitoli del Terzo ordine a San Lodovico re di Francia, come dimostra la corona reale ai piedi del santo, e a Santa Elisabetta, regina d'Ungheria, come dimostrano le rose ai suoi piedi. Nella predella è Cristo risorto con la Madonna e i Santi.

Straordinaria

La cappella di sinistra

La cappella di sinistra, di patronato della famiglia Inghirami, presenta un'altra composizione robbiana, raffigurante il Giudizio Universale. Cristo è in alto maestoso e severo e domina la folla in mezzo alla quale campeggia l'Arcangelo Michele, dietro il quale, inginocchiati, sono San Girolamo e San Francesco. Ai primi del Cinquecento la famiglia dei Ceccherelli, originaria di Spicchiaiola, eresse questa cappella sotto il titolo di San Michele Arcangelo. Ma poiché non avevano lasciato assegni e l'eredità non era stata accolta, i frati chiesero al vescovo che si chiarisse la proprietà della cappella per potervi celebrare le ufficiature. Nel Seicento la cappella fu attribuita ai frati che cedettero il patronato agli Inghirami.

La chiesa di San Girolamo è dotata di una ulteriore cappellina, ampliata nell'Ottocento da fra Benedetto Masnadi, abbellita e decorata da padre Ilario Maggi, e di torre campanaria, di moderna costruzione. Anticamente il campanile era posto dall'altro lato della fabbrica, presso la sacrestia, ma era di proporzioni modeste e con una sola campana.