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  • Ottobre 7, 2022 18:56 local time

Un saluto ai feretri di passaggio

La Pietà del Cari

Sul canto tra Via delle Cetine e Via di Porta Diana si trova un’edicola contenente il gruppo della “Pietà”, opera ottocentesca in bassorilievo con le seguenti iscrizioni:

Francesco Ciari (fece)
Gaetano Carnieri (pose)
1812 - Maestissimae Matri

Con la Pietà si intende, nella storia dell’arte, un motivo figurativo rappresentante la Vergine che tiene in braccio il Cristo morto. Una simbologia calzante con il luogo in cui è posta, in quanto anticamente Via delle Cetine era deputata a strada di percorrimento del feretro verso il Cimitero sottostante. Oggi questa ingrata funzione è designata a Via Porta Diana, via parallela all'altra, sostituita per una banale comodità dettata dal trasporto in auto. La sera questa edicola viene puntualmente illuminata da sapienti luci strutturali valorizzando l'opera nei suoi minimi dettagli.

Da Volterra a Prato d'Era

Punto di partenza per un viaggio a valle

L'edicola con struttura muraria cinquecentesca presenta un bassorilievo risalente al ventennio ottocentesco; l’autore è Francesco Ciari, professore dell’allora Scuola di Disegno, oggi Istituto d’Arte. La cappella venne costruita nella prima metà del Cinquecento dietro l'inventiva della signora Lucia di Giusto Pazzagli di Castelfiorentino che a, suo tempo, aveva chiesto le clausole per ottenere una sovvenzione per erigere una cappella fuori Porta Fiorentina.

Si trova adiacente a quello che fu l'antico convento di Santa Chiara, denotato da una piccolissima madonnina incavata nel muro a facciavista esposto sulla strada di destra. E sebbene non abbia grande valenza turistica, questo luogo in verità definisce il punto di partenza di una passeggiata meravigliosa verso valle, passando per vie secondarie, antiche e pedonali alla scoperta delle antiche necropoli etrusche, delle pievi periferiche e della via salaiola etrusca, romana e medievale impreziosita da fonti e vecchi mulini.

Cappella cinquecentesca

L'ultima edicola di San Sebastiano

Sembra che anticamente questa edicola raccogliesse le effigi di San Sebastiano e, se così fosse, anche se non più con l’immagine di San Sebastiano, sarebbe l’unica ancora in piedi dei tre presenti anticamente a Volterra a salvaguardia della città. Gli oratori eretti a San Sebastiano erano posti fuori dalle mura di cinta per preservare la città dagli attacchi della peste. Oltre a questo ve ne erano altri due: uno collocato fuori Porta San Felice famoso per il culto alla Madonna di San Sebastiano, l'altro fuori Porta a Selci.

Con i secoli a venire, persa le vivacità di questo culto, la chiesa di San Felice fu distrutta per far spazio ad una importante arteria viabile, quindi ricostruita all'interno delle mura e infine dismessa spostando la Madonna di San Sebastiano all'interno della Chiesa di San Francesco; l’oratorio di Porta a Selci invece fu prima degradato come deposito per le legna dai cappuccini del monastero di Sant'Alessandro, poi abbandonato a sé stesso distrutto verso la fine del Settecento.

Un saluto ai feretri di passaggio

La Pietà del Cari

Sul canto tra Via delle Cetine e Via di Porta Diana si trova un’edicola contenente il gruppo della “Pietà”, opera ottocentesca in bassorilievo con le seguenti iscrizioni:

Francesco Ciari (fece)
Gaetano Carnieri (pose)
1812 - Maestissimae Matri

Con la Pietà si intende, nella storia dell’arte, un motivo figurativo rappresentante la Vergine che tiene in braccio il Cristo morto. Una simbologia calzante con il luogo in cui è posta, in quanto anticamente Via delle Cetine era deputata a strada di percorrimento del feretro verso il Cimitero sottostante. Oggi questa ingrata funzione è designata a Via Porta Diana, via parallela all'altra, sostituita per una banale comodità dettata dal trasporto in auto. La sera questa edicola viene puntualmente illuminata da sapienti luci strutturali valorizzando l'opera nei suoi minimi dettagli.

Da Volterra a Prato d'Era

Punto di partenza per un viaggio a valle

L'edicola con struttura muraria cinquecentesca presenta un bassorilievo risalente al ventennio ottocentesco; l’autore è Francesco Ciari, professore dell’allora Scuola di Disegno, oggi Istituto d’Arte. La cappella venne costruita nella prima metà del Cinquecento dietro l'inventiva della signora Lucia di Giusto Pazzagli di Castelfiorentino che a, suo tempo, aveva chiesto le clausole per ottenere una sovvenzione per erigere una cappella fuori Porta Fiorentina.

Si trova adiacente a quello che fu l'antico convento di Santa Chiara, denotato da una piccolissima madonnina incavata nel muro a facciavista esposto sulla strada di destra. E sebbene non abbia grande valenza turistica, questo luogo in verità definisce il punto di partenza di una passeggiata meravigliosa verso valle, passando per vie secondarie, antiche e pedonali alla scoperta delle antiche necropoli etrusche, delle pievi periferiche e della via salaiola etrusca, romana e medievale impreziosita da fonti e vecchi mulini.

Cappella cinquecentesca

L'ultima edicola di San Sebastiano

Sembra che anticamente questa edicola raccogliesse le effigi di San Sebastiano e, se così fosse, anche se non più con l’immagine di San Sebastiano, sarebbe l’unica ancora in piedi dei tre presenti anticamente a Volterra a salvaguardia della città. Gli oratori eretti a San Sebastiano erano posti fuori dalle mura di cinta per preservare la città dagli attacchi della peste. Oltre a questo ve ne erano altri due: uno collocato fuori Porta San Felice famoso per il culto alla Madonna di San Sebastiano, l'altro fuori Porta a Selci.

Con i secoli a venire, persa le vivacità di questo culto, la chiesa di San Felice fu distrutta per far spazio ad una importante arteria viabile, quindi ricostruita all'interno delle mura e infine dismessa spostando la Madonna di San Sebastiano all'interno della Chiesa di San Francesco; l’oratorio di Porta a Selci invece fu prima degradato come deposito per le legna dai cappuccini del monastero di Sant'Alessandro, poi abbandonato a sé stesso distrutto verso la fine del Settecento.