Sulle Cornate di Gerfalco

Un giorno nel bel mezzo dell’archeo-geologia

Il Sentiero delle Trincee Minerarie verso le Cornate di Gerfalco è uno degli itinerari più iconici per esplorare l’anima profonda delle Colline Metallifere. Immerso nella bellezza selvaggia della Riserva Naturale Cornate e Fosini, questo percorso conduce sulla sommità del massiccio, nel cuore pulsante che dà origine alla Val di Cecina.

Questa occasione rappresenta l’imperdibile per gli amanti del trekking che desiderano coniugare l’attività sportiva e l’aria frizzante di quota con un’immersione in un vero museo a cielo aperto, perchè da quassù puoi approfondire il senso della geologia e le mille fatiche delle estrazioni minerarie millenarie.

Il protagonista assoluto è il Calcare Massiccio, la roccia candida e tenace che costituisce l’ossatura della montagna. Qui, colossali spinte tettoniche hanno dato vita a un reticolo di fratture e faglie attraverso cui, in tempi remoti, sono risaliti fluidi idrotermali carichi di metalli preziosi. Ed è proprio seguendo queste antiche “cicatrici” della terra, dagli Etruschi al Medioevo, hanno scavato le iconiche trincee: lunghi corridoi che solcano la vetta come ferite inferte alla roccia per strapparle argento, rame e calcite.

Cava Romano

La miniera di Calcare Rosso Ammonitico

Su questo crinale suggestiva è la Cava di Calcare Rosso Ammonitico. Il Calcare Rosso Ammonitico è una roccia nodulare, spesso ricca di fossili, che deve il suo nome alle ammoniti che talvolta vi rimangono intrappolate. La sua caratteristica principale è il colore; una gamma di sfumature che va dal rosa tenue al rosso mattone, venato di grigio.

Questo materiale era estremamente pregiato nel Medioevo e nel Rinascimento, alchè la documentazione storica conferma che i blocchi estratti proprio qui venivano trasportati con sforzi immani fino a Siena per decorare il Duomo. Osservando il fronte della cava, si nota come la tettonica abbia aiutato i cavatori: una depressione naturale (chiamata “graben”) ha fratturato la roccia, rendendola più facile da staccare in grandi blocchi.

Qui il lavoro dell’uomo si vede nella regolarità dei tagli e nei resti di pietrame squadrato abbandonato sul posto. Immaginare le carovane di buoi che scendevano da questi sentieri impervi cariche di marmo rosa dà l’idea di quanto fosse preziosa questa risorsa per il prestigio delle città toscane. La cava oggi è un anfiteatro naturale silenzioso, dove il colore della roccia contrasta con il verde dei lecci, ricordandoci che la montagna non ha dato solo metalli per le armi e le monete, ma anche la materia prima per l’arte e la fede.

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