L’ultimo spazio accessibile del borgo

La chiesa di San Sisto

All’interno del complesso di Montingegnoli si trova la chiesa di San Sisto, uno degli edifici più significativi e al tempo stesso più accessibili del borgo. La sua origine risale al Millecento, in parallelo alla costruzione del castello e delle prime strutture abitative, e rappresenta uno dei riferimenti religiosi della comunità che qui si sviluppò. Nel corso dei secoli la chiesa ha subito diversi interventi di ristrutturazione, che ne hanno modificato l’aspetto originario.

L’ultimo intervento importante, avvenuto negli anni Quaranta del Novecento, comportò la rimozione degli affreschi e degli apparati decorativi che un tempo impreziosivano le pareti interne, segnando una perdita significativa dal punto di vista artistico. Oggi la chiesa si presenta in forme essenziali, ma conserva un forte valore evocativo. È anche l’unico edificio del borgo facilmente accessibile, e rappresenta quindi il punto di ingresso privilegiato per chi visita Montingegnoli.

Da qui è possibile osservare la piazza centrale e cogliere l’atmosfera sospesa del luogo, dove il tempo sembra essersi fermato tra le pietre e il silenzio.

Montingegnoli

Il borgo sospeso nel tempo

La vicinanza alla strada statale, al suggestivo borgo di Belforte e al centro amministrativo di Radicondoli rende la visita a Montingegnoli quasi inevitabile per chi esplora questo tratto di Val di Cecina. Eppure, nonostante la sua accessibilità, il luogo conserva un’aura sospesa, come se fosse rimasto ai margini del tempo.

Montingegnoli appare come un centro storico completo, abbandonato ma sorprendentemente intatto. I vicoli stretti si intrecciano tra archi, passaggi coperti e piccole gallerie che conducono a una grande piazza erbosa a forma di mezzaluna, cuore silenzioso del borgo.

Qui tutto parla di una vita interrotta; due pozzi ancora colmi d’acqua, case che conservano tracce di quotidianità e oggetti lasciati dove erano. Guardando all’interno delle abitazioni si intravedono cucine con tavoli e sedie ancora in ordine, bagni con sanitari relativamente moderni, e ovunque resti di un’esistenza semplice: scarpe, macchine da cucire, botti, passeggini, attrezzi agricoli. L’impressione è quella di un abbandono improvviso, quasi notturno, come se il borgo, un tempo abitato da circa duecento persone, fosse stato lasciato senza un vero addio.

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