Nella Toscana medicea e leopoldina la vita rurale era scandita da mercati e fiere di bestiame. Pomarance, sede storica di un’Ufficialato (vicariato) della Val di Cecina e poi podesteria, seguiva questa tradizione. L’Archivio comunale conserva ancora i registri preunitari del Comune e della Cancelleria (fino al 1866), dai quali risulta che anche negli anni di transizione (dominazione napoleonica e Restaurazione) venivano documentate le spese e le deliberazioni legate alla fiera bovina. In particolare, un registro del consiglio comunale (1792‑1800) fa menzione di una delibera del 12 settembre 1799 che stanziava 32 lire e 10 soldi per la fiera del bestiame nel luogo detto Bocca di Possera (fiera che si teneva tradizionalmente alla fine di agosto). Queste fonti archivistiche testimoniano la continuità dell’evento nonostante le turbolenze di fine Settecento: nel 1808 infatti Pomarance subì l’annessione francese (soppresso l’assetto di podesteria), ma al ritorno del Granduca (1814) gli antichi uffici vennero ricostituiti e le fiere furono riprese.


Spostamento della fiera nel periodo restaurativo (1814-1817)

Con il ritorno dei Lorena dopo Napoleone, Pomarance riconquistò lo status di capoluogo di podesteria nel vicariato di Volterra. Nei verbali comunali post-1814 emerge la volontà di riorganizzare gli affari pubblici e le fiere. Già nel 1814-1815 si continuò a programmare la fiera del bestiame secondo le consuetudini. Pochi anni dopo, nel 1817, una deliberazione comunale decise di spostare la fiera in un nuovo luogo. Il vecchio mercato di Bocca di Possera fu abbandonato a favore di un’area lungo il fiume Cecina detta Campo Mondo o Rattaio (a confine con Volterra), presso la località Casa Bianca sulla proprietà dell’arciprete Luigi del Bava. Questa scelta (documentata in atto deliberativo comunale) lasciava presagire la necessità di piazzole più ampie e accessibili ai mercanti venuti da più lontano.


La fiera del bestiame presso Campo Mondo (1817-1859)

Dal 1817 fino agli anni Cinquanta dell’Ottocento la fiera si svolse regolarmente sul greto del Cecina, nell’ampio spiazzo ormai noto come Campo Mondo. Qui si radunavano gli allevatori delle colline della Val di Cecina e dei paesi vicini: i bovini non erano più “selvatici” come in passato ma soprattutto di proprietà privata, resi docili dalla stabulazione. La fiera (originariamente il martedì dopo l’ultima domenica d’agosto) attirava contadini e mercanti anche da Montescudaio e altri borghi pisani. L’abbondanza di terra e pascolo in riva al Cecina rendeva questa sede ideale fino a quando, con i mutati assetti agrari della metà dell’Ottocento, divenne necessario ripensarla.


L’istituzione della fiera alla Colombaia (1859 e seguenti)

Il nuovo corso economico-agrario e la volontà di evitare sovrapposizioni con altre fiere portarono alla riforma del 1859: con delibera comunale del 12 settembre 1859 la tradizionale fiera estiva fu abolita e al suo posto se ne fissò una nuova a maggio. I capi di bestiame furono concentrati in una zona rurale poco fuori il paese, denominata La Colombaia (oggi sede dell’ITI Istituto Tecnico Industriale), mentre le merci venivano vendute nel centro di Pomarance come nelle altre fiere. Questa sistemazione (corrispondente all’attuale via Mario Bardini) permise di snellire il traffico e rispondere ai bisogni del commercio rurale in crescita. L’archivio comunale riporta infine spese e pagamenti legati a questa nuova fiera di maggio, a conferma della continuità di una tradizione secolare della comunità pomarancina (ad esempio l’impegno di 10 lire nel 1859 per rimborsare i due grascieri alla vecchia fiera del Cecina).

NOTE BIBLIOGRAFICHE
Archivio di Stato – Sistema informativo degli archivi storici toscani, Vicariato della Val di Cecina – Podesteria di Pomarance.
Sistema informativo degli Archivi storici toscani, Archivio storico del Comune di Pomarance.
Archivio storico del Comune di Pomarance, Deliberazioni e partiti della Comunità di Pomarance, registro 1792-1800.