Fonte vecchia e nuovi lavatoi

Il complesso monumentale delle fonti bibbonesi

Il complesso monumentale delle Fonti di Bacco, situato a ridosso al palazzo civico, si configura come un organismo architettonico bipartito dalla viabilità comunale. La struttura si articola in una sezione superiore, dominata dalla suggestiva Fonte Vecchia o Arco di Bacco, e una sezione inferiore che accoglie le vasche destinate storicamente al lavatoio e all’abbeveratoio. Un reperto di archeologia preindustriale, intriso di misticismo; basti pensare che le decorazioni lapidee e i bassorilievi che contribuiscono al sito un’atmosfera di vero enigma, non sono stati ancora compresi né decifrati dagli studiosi.

Proprio in virtù di queste peculiarità storico-artistiche e della sua bellezza iconica, l’Amministrazione Comunale ha scelto di valorizzare il sito istituzionalizzandone la vocazione scenografica. Attraverso una specifica deliberazione di Giunta, le Fonti sono state ufficialmente inserite tra le sedi idonee per la celebrazione di matrimoni e unioni civili, trasformando l’antico presidio idrico in un “altare” laico.

Per potenziare ulteriormente questa nuova identità, nel post pandemia è stato completato un intervento di restyling focalizzato sulla valorizzazione illuminotecnica. Il nuovo impianto di luci è stato progettato proprio per esaltare i volumi dell’arco, le texture delle pietre e i dettagli dei bassorilievi, garantendo al contempo la leggibilità dell’apparato architettonico anche nelle ore notturne.

Le origini delle fonti

L’Arco di Bacco

Come detto, immediatamente sopra le fonti, si staglia l’Arco di Bacco, uno dei monumenti più enigmatici e dibattuti dell’architettura bibbonese. Questa struttura in pietra, risalente a un ampio arco temporale compreso tra il XIII e il XVI secolo, appare oggi come un portale isolato, ma non è altro che la primigenia fonte di ingegneria idraulica medievale.

Originariamente, la struttura non era un ambiente calpestabile, ma una vera e propria vasca di raccolta monumentale. Il fondo e le pareti erano protetti da un rivestimento in malta a coccio pesto per garantire l’impermeabilizzazione delle cisterne. L’acqua veniva trattenuta da un muretto frontale e raggiungeva livelli considerevoli, come testimoniano ancora oggi due linee parallele di concrezioni calcaree visibili a circa 125 cm dal fondo.

Questi sedimenti minerali, perfettamente orizzontali, funzionano come un “idrometro storico”, indicandoci i volumi idrici che la comunità poteva attingere affacciandosi semplicemente oltre il bordo del muro. In questa fase primordiale, la parete di fondo accoglieva con ogni probabilità il bassorilievo di Bacco, posizionato proprio sopra le condotte in laterizio che portavano l’acqua all’interno del vano dell’arco..

Verso lo sviluppo dei lavatoi

La dismissione completa della prima fonte

Con il passare dei secoli, le esigenze della popolazione di Bibbona mutarono, portando a una radicale riconversione dell’uso della fonte. Lo spazio interno all’arco venne reso accessibile ai cittadini e per fare ciò, il muretto di contenimento fu aperto al centro, creando un varco di passaggio la cui autenticità è confermata dall’usura millenaria del gradino in pietra. Il piano di calpestio fu innalzato di circa 50 cm attraverso la posa di un nuovo pavimento in cotto, rendendo l’ambiente più asciutto e praticabile. In questa seconda fase, l’acqua non ristagnava più nella vasca ma veniva convogliata verso un elegante lavabo in arenaria posizionato lungo la parete destra.

Nella sua ultima fase evolutiva l’afflusso d’acqua fu spostato direttamente dietro il lavabo, e il celebre bassorilievo di Bacco venne probabilmente rimosso dalla sua collocazione originaria per essere inserito nella lacuna muraria sovrastante il punto di erogazione. La potenza costante del getto d’acqua, cadendo per decenni sulla pietra sedimentaria, ha scavato nel tempo fori e solchi ancora oggi visibili nel lavabo. Questa complessa macchina idraulica concluse il suo ciclo vitale solo quando vennero realizzati il grande lavatoio e l’abbeveratoio esterni, situati al di là della strada.

Uno spazio di geometrie templari

Fonte occlusa per farne una abitazione

L’innalzamento progressivo del piano stradale ha modificato nel tempo l’aspetto originario dell’Arco di Bacco, provocando il parziale interramento del basamento e alterando le proporzioni con cui il monumento era stato concepito. In una fase successiva l’arco venne inoltre tamponato e trasformato in un ambiente chiuso ad uso abitativo. Di questa trasformazione restano ancora evidenti numerose tracce; negli angoli interni sono infatti visibili i segni lasciati dal fumo e dal calore di piccoli focolari e bracieri domestici.

Il recupero conservativo ha permesso di eliminare le superfetazioni che ne alteravano la lettura, riportando alla luce la struttura originaria dell’arco e valorizzandone i dettagli decorativi. Osservando attentamente le superfici si possono ancora distinguere incisioni come dei rombi geometrici tracciati sulla parte destra, motivi circolari sovrapposti all’interno della cavità dell’arco e, sul lato sinistro, la figura stilizzata di un animale.

Tra gli elementi più suggestivi vi è però il simbolo collocato nella parte superiore dell’estradosso, dove sopravvivono le tracce di un giglio di Francia. Questo dettaglio ha alimentato nel tempo interpretazioni e leggende legate alla presenza templare a Bibbona. Il giglio, emblema storicamente associato alla monarchia francese e spesso collegato all’universo cavalleresco medievale, viene infatti letto da alcuni studiosi come un possibile indizio del passaggio o dell’influenza degli ordini religiosi-militari lungo le vie di attraversamento della Val di Cecina.

Alcune decorazioni

Il Bassorilievo del “Bacchino”

A noi sono rimaste alcune decorazioni; la più importante è la figura antropomorfa nuda, identificabile con un giovane Bacco (detto Bacchino), divinità legata al vino e alla forza vitale della natura. La figura è rappresentata a corpo intero, con forme morbide e infantili, tipiche dell’iconografia del “putto”, sopra una botte dal quale una cannella metallica fuoriusciva per l’erogazione dell’acqua.

La seconda figura murata, è caratterizzata da un volto femminile con una capigliatura elaborata, raccolta in voluminosi boccoli laterali. La figura emerge da un fregio a motivi vegetali o a conchiglia (pentalobo), che ne incornicia il busto. Al centro della parte inferiore è visibile un foro circolare profondo, che indica come anche questo elemento fosse parte integrante del sistema di distribuzione idrica.

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