A partire dal 1536 la magistratura dei Cinque Conservatori del contado e distretto di Firenze si occupò del rinnovamento dei Campioni dell’estimo, la cosiddetta “Decima”, allo scopo di (ri)censire la quantità dei beni del territorio e di tassarne la rendita. Fu quindi compilato l’elenco delle proprietà private e pubbliche, secondo le portate fatte dagli allibratori eletti dal generale consiglio dei Comuni.

Nel caso di Montecatini Val di Cecina, notevole castello prossimo a Volterra, gli incaricati furono quattro e, in piena obbedienza, nel 1543 descrissero le terre e le case dei singoli e del Comune stesso, riferite entrambe soprattutto (non è una sorpresa) a una società dedita all’agricoltura.

Riguardo ai beni del Comune, cominciando dall’inizio, si trovano una casa sulla piazza del castello “per residentia et habitatione del notario et offitiale di decto luogo”, situata, stando ai confini dichiarati, presso due vie. Una casa “in sulla porta di detto castello dove si tiene il sale” a confine con la via pubblica e le mura castellane. Una casa nel castello posta allo “Sprone sotto la quale vi è un fattoio [= frantoio] da olio con dua palmenti [= macine] et sua fornimenti et uno forno dove si chuoce il pane pubblicamente”. Anche questa era accanto alle mura, probabilmente nella parte dove è la chiesa di San Biagio. E una bottega “o, ver sito posto fra le dua porte di decto castello per servitio et uso del macello et, o, ver beccheria”, confinante con la via pubblica e le solite mura castellane.

Di interesse storico-toponomastico l’undicesima portata del comune di Montecatini:

“Un tenimento, o, ver pezo di terra lavorativa et parte soda e boschata posto in decta corte loco detto la Costa al Vechio […], a primo via del Castro, a 2° confini del Lombriceta, 3° li Casamenti, 4° Mariocto di Nardo di Paolo; et intra in sulla via della Serra che va a Miemo, cioè alla Fonte di Tassinaia, et seguita per la strada di detta Serra et vassene insino al Sasso Stiappato come va il confino di Miemo et piglia il botro di Granipiccholi et vassene al botro di Sabbia che è fra detto comune di Monte Catini et ser Giusto di ser Domenico Tani da Volterra, et seguita recta linea et torna per decta strada per insino al botrello di Lombriceta”.


Mulini e infrastrutture produttive del territorio

Poi si elencano i mulini.

MULINI DI TERENZANA

Due “mulina con casa per el mugnaio con uno palmento per mulino posto nelle pendici di Volterra [sic!] loco dicto in Terenzana in sulla vena delle Mele, o, ver di Strido”, con 20 sacca di terra boscata e lavorativa. Confinava con il botro della vena citata e il botro delle Lopie. Terenzana oggi è sede di un agriturismo. Gli altri nomi di luogo sono ancora esistenti.

MULINO SUL TROSSA

Un mulino con una sua gora posto sul fiume della Trossa (affluente di sinistra del Cecina) il quale il comune comprò dal comune di Montegemoli “più tempo fa”. Questo mulino aveva un’interessante storia che è scritta in aggiunta alla portata:

“El quale mulino l’anno della peste, doppo l’assedio di Firenze (1529-30, ad opera dei soldati imperiali di Carlo V d’Asburgo), che era a Monte Catino, a maestro Iacopo di maestro Piero Barbieri da San Gimignano si obligò et dette per il decto comune al decto maestro Iacopo a linea masculina per scudi settantadua per premio della sua fatica et salario perché in decto tempo della peste medicò et curò decto popolo, et ne paga l’anno di censo et fitto al detto comune staia uno di grano”.

MULINO DI SOTTO

Un mulino con casa per il mugnaio con un palmento chiamato “el Mulino di Sotto macinante con tutti li sua fornimenti” posto sempre a Senzaia.

MULINO DI MEZZO

Uno mulino con casa per il mugnaio con un palmento macinante con “sua forninmenti” chiamato “el Mulino di Mezzo” sempre a Mortineto.

AI CONFINI DEI BOTRI DELLE MULINE E MACINAIA

Un pezzo di terra sodo et macchioso a Senzaio “el quale fu de’ frati di S. Andrea” (gli Olivetani di Volterra) a confine con il botro delle Mulina, il botro della Macinaia e i beni degli stessi monaci. Il territorio è quello a nord est del castello di Montecatini nella parte della Valdera.

Un pezzo di terra al Mortineto presso con i beni dei frati di Sant’Andrea, il botro di Rimaldello e il botro della Macinaia.


IL MONOPOLIO DEI MULINI E LA SUA ABOLIZIONE

I tre mulini del Comune ebbero una loro rilevanza nel territorio tanto da essere soggetti a una privativa che tra Sette e Ottocento fu oggetto di controversia legale. Così sono descritti negli atti:

“Alle falde del Poggio di Monte Catini di Val di Cecina, lungo un Botro detto di Valle Buja, per il quale scorrono le acque derivanti dal Fonte di Ligia, possedeva ab antico la Comunità di Montecatini tre mulini col diritto della doppia privativa e di astringere i suoi comunisti a prevalersi necessariamente di detti suoi mulini, e di proibir loro la costruzione di altri simili edifizj nel circondario del suo territorio, e con questo medesimo diritto di doppia privativa li aveva concessi a livello a tre diverse famiglie particolari”.

Ma a partire dal 1775 “in vista del bene comune” il granduca Pietro Leopoldo aveva soppresso tutte le privative dei mulini e pertanto Sebastiano Riccobaldi del Bava di Volterra nel 1778 poté costruire due mulini in questo territorio e nel 1789 un terzo (da qui la lunghissima causa legale dal numero spropositato di pagine, che si risparmiano al lettore).

PAOLA IRCANI MENICHINI, PAOLA IRCANI MENICHINI
“I mulini del Comune di Montecatini di Val di Cecina”, in manoscritti.altervista.org, a. 2025, 29 gennaio