La grande cisterna di Piazza, oggi vuota, non più servibile e chiusa con una lapide di pietra, era, nell’anno che correva (1860), ancora cosa preziosa e utile.
L’acqua che in essa si raccoglieva dai vicini tetti veniva usata e tirata su con secchi secondo un orario ben preciso e rigoroso. Rigoroso era anche il suo mantenimento e l’acqua veniva ben conservata per mezzo di pesci vivi che vi venivano immessi.
Agostino Bellini era incaricato, a pagamento, di mettere i pesci vivi dentro la cisterna per mantenerne l’acqua salubre; ma il 28 agosto 1860 il Capo Stazione dei Regi Carabinieri segnalò al Magistrato di Pomarance un comportamento scorretto del Bellini. Secondo il rapporto, Bellini avrebbe trattenuto per sé i pesci migliori, gettandoli nel proprio pozzo e mettendo nella cisterna della Comunità solo gli scarti e pesci già deboli o morti. La morte di gran parte di questi pesci rese l’acqua della cisterna nociva alla salute, tanto che il Capoposto dichiarò di non voler più utilizzare quell’acqua per il consumo del distaccamento dei carabinieri. Il Magistrato stabilì quindi che eventuali danni derivati dall’alterazione dell’acqua sarebbero stati imputati allo stesso Bellini:
A dì 28 Agosto 1860
«Veduto il rapporto del Capo Stazione dei RR Carabinieri distaccati in questo Paese, con il quale deduce che Agostino Bellini incaricato di porre nella cisterna situata nella Piazza del Paese una quantità di Pesce vivo onde conservare l’acqua ed essendogli questo stato portato si permise pigliare i più vivi e gittarli nel proprio pozzo, ponendo in quello della Comunità gli scarti ed i pesci vivi per cui la maggior parte del pesce gittato nella cisterna della Comunità essendo morto ha reso l’acqua nociva alla salute ed in conseguenza dichiara detto Capoposto di non voler più di quell’acqua per il consumo del suo distaccamento, finalmente al detto Rapporto fa ancora rilevare che tutta la quantità del pesce viene fissata in Paoli quattro toscani della qual somma il Bellini volle tal ricevuta dal venditore da dove resultasse che tutto il pesce vendutogli fu collocato nella cisterna della Comunità recusando una prima ricevuta dalla quale resultava l’uso fatto dal Bellini del pesce vendutogli.
Verificato l’uso fatto dell’esposto dal prefato Capoposto; il Magistrato delibera che siano a carico del ridetto Agostino Bellini tutti quei danni che per dato e fatto suo si fossero verificati o fossero per verificarsi in seguito, nel caso che dovesse essere vuotata la Pubblica Cisterna per essere andate a male le acque a causa del male operato dal Bellini medesimo; per voti favorevoli quattro nessuno contrario.»
«Veduta la ricevuta prodotta da Agostino Bellini dalla quale si rileva che il medesimo ha pagato a Luigi Gazzarri Lire italiane 2,28 per valuta di libbre 3 e mezzo di pesce vivo servito per gittarlo nel pozzo della Comunità, della qual somma ripete il pagamento o rimborso.
Veduta la precedente deliberazione.
Attesoché sia stato verificato che il Bellini non ha gittato tutto il pesce, del quale si reclama il rimborso nel pozzo della Comunità.
Il Magistrato riducendo alla metà il rimborso reclamato ordina il pagamento di sole lire una e centesimi quattordici ad Agostino Bellini.»
Dopo ulteriori discussioni e interventi del Gonfaloniere e del Capoposto dei Carabinieri, dalla Caserma di Piazza al Palazzo di Cancelleria in via dei Boschetti, il Magistrato, per porre fine alla controversia, deliberò infine di pagargli anche la parte restante della somma, chiudendo così la questione:
«Veduto come Agostino Bellini si era ricusato di ricevere il pagamento della somma stanziatagli nella precedente adunanza attesa la tara statagli fatta; il Magistrato dietro proposta del Sig. Gonfaloniere per togliere di mezzo qualunque controversia delibera che venga pagato ad Agostino Bellini la somma di lire una 68 ammontare della tara che era stata fatta».
