Per il comando tedesco Cecina rappresentò una linea di difesa naturale. Il fiume omonimo, che scorreva verso il mare tagliando il territorio in senso perpendicolare alla costa, offriva infatti un ostacolo ideale per rallentare l’avanzata alleata. Nacque così quella che i tedeschi definirono la «linea Cecina».
Alle 0.15 del 28 giugno 1944 la 14ª Armata trasmise un dispaccio al LXXV Corpo d’Armata ordinando di verificare la possibilità di organizzare una posizione arretrata lungo tutto il corso del fiume. Alla 16ª Divisione Granatieri Corazzati SS «Reichsführer» venne affidato il compito di esplorare e predisporre le difese. Fu ordinato di minare i passaggi a sud del fiume e di prepararsi alla loro distruzione qualora si fosse reso necessario.
Il giorno successivo la situazione apparve sempre più critica. Alle undici del mattino il comandante della 14ª Armata, generale Lemelsen, si recò personalmente al comando del Corpo d’Armata per discutere dei collegamenti e della condotta della battaglia sulla linea di resistenza di Cecina.
Dal diario di guerra emerge come la 19ª Divisione da campagna della Luftwaffe si fosse ritirata sotto la protezione di forti retroguardie, tra le quali figuravano reparti della 16ª Divisione SS. Il 30 giugno il settore di Cecina assunse un’importanza strategica ancora maggiore. La 16ª Divisione SS divenne il principale pilastro della difesa del fiume, mentre la 19ª Divisione Luftwaffe, ormai logorata dai combattimenti, mantenne posizioni sempre più deboli.
La mattina del 30 giugno gli Alleati lanciarono attacchi particolarmente violenti. Proprio in quelle ore il diario di guerra registra un episodio che mise in evidenza Walter Reder. Durante il ripiegamento dell’ala destra dello schieramento tedesco, il comandante del 16° Battaglione Esplorante si distinse per spirito d’iniziativa e tenace resistenza. Secondo il rapporto, la sua azione rese possibile un ordinato sganciamento delle truppe e il mantenimento della testa di ponte sul Cecina.
Nel corso della giornata gli attacchi alleati si susseguirono con crescente intensità. Alle 11.20, alle 12.20 e alle 15.30 reparti appoggiati da carri armati tentarono di sfondare le difese tedesche presso la testa di ponte di Cecina. Le SS riuscirono inizialmente a respingere gli assalti, infliggendo perdite agli avversari. Anche nelle ore successive il nemico continuò ad attaccare con regolarità, sostenuto da un pesante bombardamento d’artiglieria.
La mattina del 1° luglio si rivelò decisiva. Gli Alleati attaccarono contemporaneamente da tre direzioni e, alle 11.50, riuscirono finalmente a sfondare il fronte a est di Cecina grazie all’impiego dei carri armati.
I tedeschi tentarono allora un ultimo sforzo. Tutte le riserve disponibili vennero gettate nella mischia, sostenute da due carri pesanti Tigre. Nonostante ciò, alle 12.30 le SS dovettero riconoscere che le truppe alleate erano penetrate all’interno della città con fanteria e mezzi corazzati. Continuarono a esistere sacche di resistenza e vennero organizzati contrattacchi, ma la situazione apparve ormai compromessa.
Poco dopo emersero contrasti tra i comandanti impegnati sul campo e i vertici militari. Gli ufficiali delle SS suggerirono di abbandonare la testa di ponte sul Cecina per evitare ulteriori perdite, ma il comandante del Corpo d’Armata si oppose inizialmente a questa soluzione. Il dissenso mise in luce la crescente tensione tra chi combatteva in prima linea e chi dirigeva le operazioni dalle retrovie.
Nel pomeriggio il feldmaresciallo Kesselring ordinò un ultimo contrattacco sostenuto dall’artiglieria e dai carri Tigre. Tuttavia la situazione non poté più essere recuperata. Alle 19 il comando tedesco dovette prendere atto che gli Alleati erano ormai penetrati stabilmente a Cecina.
Nel corso della serata la città cadde definitivamente. Durante la notte le truppe tedesche si sganciarono e si ritirarono verso nord.
Per Walter Reder quella non fu la fine della guerra. Appena un mese più tardi il suo nome sarebbe tornato tragicamente alla ribalta, questa volta come comandante coinvolto nel massacro di Sant’Anna di Stazzema, una delle più gravi stragi compiute dai nazisti in Italia.
