A quasi settant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, una vicenda rimasta a lungo nascosta tra i campi della costa toscana riemerse proprio grazie alla memoria di uno dei suoi protagonisti. Frederick Underwood Nelson, ex aviatore dell’United States Army Air Forces, conservò infatti per tutta la vita il desiderio di ritrovare almeno una traccia del bombardiere B-25 Mitchell sul quale aveva volato durante la campagna d’Italia.
Il 22 giugno 1944, mentre gli Alleati stavano avanzando verso nord e la liberazione della Val di Cecina era ormai imminente, il velivolo sul quale prestava servizio venne colpito dalla contraerea tedesca durante il rientro da una missione operativa. I proiettili raggiunsero uno dei motori e l’equipaggio comprese rapidamente che sarebbe stato impossibile raggiungere la base di Ghisonaccia, in Corsica. Ai comandi dell’aereo si trovava il pilota Robert Killian. Quando il bombardiere sorvolò il territorio di Bibbona, apparve chiaro che il B-25 non sarebbe mai riuscito ad attraversare il Tirreno. Fu allora dato l’ordine di abbandonare il velivolo. Frederick Underwood Nelson si lanciò con il paracadute e, durante la discesa, assistette impotente agli ultimi istanti dell’aereo, che precipitò al suolo schiantandosi in un campo.
Atterrato nelle campagne della costa della bassa Valdicecina, l’aviatore riuscì a raggiungere rapidamente una zona boscata per sottrarsi alle ricerche tedesche. La fortuna gli fu favorevole perchè poche ore dopo incontrò un uomo del luogo che parlava un inglese sorprendentemente fluente. L’identità di questo personaggio non venne mai chiarita completamente, ma il suo intervento si rivelò decisivo. Grazie al suo aiuto, Nelson venne vestito con abiti civili e trasformato agli occhi degli occupanti in un comune contadino della zona.
Nei giorni successivi attraversò un territorio ancora segnato dalla guerra. Evitò le pattuglie tedesche, trovò riparo in fienili e cascine e affrontò condizioni difficili, fino a entrare in contatto con i partigiani operanti nell’area tra Bibbona e la Val di Cecina. Furono proprio loro a guidarlo verso una base della Resistenza, dove ritrovò con sorpresa il pilota Robert Killian, anch’egli riuscito a salvarsi. Pochi giorni dopo i due militari americani riuscirono a oltrepassare il fronte e a ricongiungersi alle forze alleate della 34ª Divisione di fanteria, impegnata nella risalita della penisola italiana.
Molti decenni più tardi, spinto dal desiderio di dare un luogo preciso ai ricordi della propria giovinezza, Nelson cercò di individuare il punto esatto in cui il bombardiere era precipitato. Alcuni studiosi dell’associazione Air Crash Po, specializzata nella ricostruzione degli incidenti aerei militari della Seconda guerra mondiale, raccolsero la sua testimonianza e avviarono una ricerca sul territorio.
Partendo dalle coordinate riportate nei rapporti militari statunitensi, i ricercatori concentrarono le indagini nell’area delle Sondraie, poco a sud di Bibbona, tra la nuova Aurelia e i terreni agricoli circostanti. Alcuni abitanti del luogo indicarono persino zone dove, secondo la memoria locale, i resti dell’aereo erano rimasti visibili per anni dopo la guerra. Ma le ricerche, effettuate con metal detector e sopralluoghi sul campo, non permisero però di recuperare elementi decisivi. Le profonde trasformazioni subite dal territorio nel dopoguerra, dalla costruzione delle infrastrutture stradali e ferroviarie ai lavori agricoli, avevano probabilmente disperso o sepolto gran parte dei resti del velivolo.
Nonostante ciò, la vicenda del B-25 abbattuto nei cieli di Bibbona è per noi una testimonianza significativa degli ultimi giorni dell’occupazione tedesca lungo la costa toscana. Attraverso il ricordo dei sopravvissuti e il lavoro degli studiosi, quell’episodio ha restituito un volto umano alla guerra, ricordando come dietro ogni relitto disperso si nascondono storie di coraggio, fuga, solidarietà e speranza.
