Di sicuro sappiamo che almeno in tre occasioni fece visita a Montecatini ed allo stabilimento minerario di Caporciano che, gestito in prima persona da Francesco Giuseppe Sloane, maggiore azionista della Società Fratelli Hall & Soci, stava vivendo, in quegli anni, il periodo di massima prosperità.
Sto facendo riferimento al cardinale Wiseman, personaggio di primo piano nella Chiesa cattolica d’Inghilterra.
Nicholas Patrick Stephen Wiseman (Siviglia 1802 – Londra 1865), frequentò il St. Cuthbert College di Ushaw, lo stesso dove aveva studiato Francis Joseph Sloane: è lì, infatti, che nacque la loro amicizia.
Sloane era stato tutore di Wiseman al St. Cuthbert a partire dal 1810, e i due evidentemente anche in seguito mantennero stretti contatti.
Sappiamo che Sloane riceveva Wiseman nelle ville della famiglia Boutourline durante le estati. Di questo loro legame apprendiamo dalle memorie dello scrittore inglese Thomas Adolphus Trollope (1810-1892) che nel suo What I Remember (Londra, Bentley, 1887-1899, vol. II, pp. 91-92) riporta:
«The only opportunity I ever had of conversing with Cardinal Wiseman was in Casa Sloane [… and (n.d.r.)] I know that Sloane has always been on very intimate terms with the Grand Duke, and it was a power in the most intimate circles of the ecclesiastic world».
E in una lettera datata 17 ottobre 1850, Wiseman riferisce di stare nella casa di «un vecchio amico gentile, il mio tutore di Ushaw, ora un uomo molto ricco, che vive in grande splendore, il signor Sloane» (Wilfrid Philip Ward, The live and times of Cardinal Wiseman (1802-1865), London, Longmans Green & Co., 1897, vol. I, p. 531).
Di quel soggiorno fiorentino ce ne dà conto anche William John Battersby affermando che, nominato cardinale il 30 settembre 1850, il 12 ottobre:
«His Eminence Cardinal Wiseman left Rome, and reached Florence on the 15th. Here he remained for a few days, as the guest of an old and cherished college friend, Joseph Sloane, Esq., at his residence in the Palazzo Boutourlin […]»
(Battersby’s Registry for the Whole Word, with the Complete Ordo, or Catholic Directory, Almanac and Registry, for 1852, Dublin, J. Mullany, 1852, p. 241).
Dopo gli studi al St. Cuthbert, deciso ad abbracciare la vita sacerdotale si laureò in teologia al Collegio Inglese di Roma, scuola dove rimase, prima come insegnante e successivamente come rettore.
Ritornato in Inghilterra, s’interessò di argomenti storici, di rapporti tra scienza e religione, del Movimento di Oxford all’interno della Chiesa anglicana e dei rapporti di questa con la Chiesa cattolica.
Nel 1840 fu nominato vescovo e nel 1849 vicario apostolico del distretto di Londra.
Aveva grande ascendente presso Pio IX che lo chiamava «l’uomo della Provvidenza» e nel 1850, quando il papa con l’Universalis Ecclesiae ristabilì la gerarchia cattolica in Inghilterra, fu proclamato arcivescovo di Westminster e cardinale.
Si veda in merito il suo Appello alla ragione e al retto sentire del popolo inglese intorno alla gerarchia cattolica d’Inghilterra di sua eminenza il Card. Wiseman, in “La Civiltà Cattolica”, Roma, 1850, a. I, vol. III, pp. 571-614.
Scrisse vari trattati sulle lettere antiche, anche se la sua opera più famosa rimane senz’altro il romanzo Fabiola (o La Chiesa delle catacombe), il suo unico testo non teologico, pubblicato nel 1854 con l’intento di far conoscere in Inghilterra le condizioni della Chiesa in un periodo storico ancora poco conosciuto.
Il romanzo, alle cui trame si ispirarono numerose sceneggiature di film storici negli anni Sessanta, è ancor oggi pubblicato, tradotto in molte lingue ed anche ridotto per l’infanzia.
Per una più esauriente conoscenza della sua figura, si veda W.P. Ward, op. cit., vol. I e II.
Le visite a Montecatini
Ospite – come abbiamo visto – di Sloane nella residenza fiorentina dei Boutourlìne, riscontriamo più volte la sua presenza a Montecatini in compagnia dell’amico, attestata da alcune epigrafi tuttora presenti a Caporciano.
Testimone delle fortune del suo ex tutore scolastico nell’impresa mineraria dei “gabbri rossi”, non mancò nell’ottobre 1850 all’inaugurazione della nuova facciata dell’oratorio della Madonna di Caporciano, posto dal 1842 sotto il titolo di Santa Barbara, protettrice dei minatori.
Per l’occasione compose questa epigrafe (Gianluca Salvatori, Spall, Firenze, Tip. Pegaso, 2008, p. 88):
a Caporciano nuncupatae et
B. Lino, Martyri, Pontifici Maximo,
Franciscus Sloane et Isabella ejus conjux
Incolarum Loci Devotioni Obsecundantes
suaeque indulgentes Pietati
Sacellum Hoc
quod a fundamentis erexerant
Ampliore adjecta Fronte
ornandum curaverunt
A.D. MDCCCL
Wiseman fu a Caporciano anche nel 1855.
Due targhe ricordano la visita dell’8 gennaio, nel corso della quale, celebrando la messa, pregò per la prosperità della miniera.
In una si legge:
S.E. il Cardinale Niccola Wiseman arcivescovo di Westminster porgeva preci all’Altissimo per la prosperità della miniera avanti all’Altare di questa Cappella il dì 8 Gennaio 1855
L’altra ricorda l’evento con queste parole:
Nicolaus Tit. S. Pudentianae S.R.E.
Presb. Cardinalis Wiseman
Primus in Anglia Westmonast. Archiep.
Francisco Jos. Sloane
suo olim in bonis artibus preceptori charissimo
suisq. omnibus
cuncta bona omnia fausta
Adprecabatur
MDCCCLV
Ancora a Montecatini ospite di Sloane, il 17 ottobre del medesimo anno compose questa epigrafe a perenne ricordo del rinvenimento di un ricchissimo filone di minerale:
O semper facilis, Barbara sancta, veni,
Auspicioque tuo defossi vena metalli
Aurea splendescat, luce novata tua.
Sic, ubi erat quondam tenebrosi janua Ditis,
Virtuti monstra ad astra patere viam,
Callosasque labore manus quae hanc tendid ad aram,
Extenta plebem, Diva, tuere manu.
Devozione mariana e contesto storico
È da dire, in proposito, che la collocazione nelle sue varie proprietà di formelle o lunette in terracotta di ispirazione robbiana raffiguranti la Madonna col Bambino, indica una particolare devozione di Sloane alla Vergine che, se faceva parte della sua educazione, fu probabilmente influenzata anche dal cardinale Wiseman, in prima linea nel risveglio cattolico in Inghilterra e tra gli inglesi che vivevano in Italia.
Dai suoi Sermoni sappiamo che, subito dopo l’8 dicembre 1854 allorché fu proclamato il dogma dell’Immacolata Concezione, Wiseman – che si era recato a Roma per sostenere l’Ineffabilis Deus di Pio IX – invitava ad una comprensione cattolica della santità di Maria e della sua natura immacolata.
Sosteneva che i credenti non dovrebbero tentare di comprendere gli argomenti teologici che sostengono il dogma, ma abbracciarlo basandosi semplicemente sulla vicinanza che Cristo sentiva a sua Madre e sull’idea che Dio non avrebbe consentito una tale vicinanza se Maria fosse stata contaminata dal peccato originale.
La dedizione di Wiseman alla Vergine ed al papato, come pure la sua ferma convinzione nell’Immacolata Concezione, sono indicative del punto di vista ultramontano inglese, condiviso da Sloane, sostenitore della supremazia e dell’infallibilità della Chiesa romana in materia teologica in un momento in cui il papato stava perdendo il suo potere (Nancy M. Thompson, The Immaculate Conception Window in Santa Croce and the Catholic Revival, in “Journal of Nineteenth-Century Culture”, vol. XII, 2013/1).
Il contesto politico
Le sue strette relazioni con il cattolico Leopoldo II di Lorena, che avendogli dato accesso ai giacimenti cupriferi di Montecatini gli avevano consentito di accumulare grandi ricchezze, e la sua devozione all’agenda spirituale della Vergine Immacolata e di Pio IX, manifestano che lo stesso Sloane era probabilmente resistente alla secolarizzazione promossa dal nuovo stato italiano.
Sappiamo, infatti, che con la caduta del granduca del 27 aprile 1859, al partito favorevole all’annessione al Regno di Sardegna guidato da Bettino Ricasoli si contrappose quello organizzato dal principe Poniatowski che, pur in netta minoranza, cospirava a favore del ritorno di Leopoldo II.
Uno dei membri più in vista del partito reazionario fu Francis Joseph Sloane che dal 1859 al 1861 frequentò attivamente le varie riunioni in cui gli adepti, chiamati dal popolo e dal ceto mercantile codini o clericali, macchinavano una sommossa popolare pro granduca.
Addirittura la sua fedeltà al granduca fu tale che:
«quando, alla cacciata nel 1859 dei sovrani italiani dai loro principati, una tenuta assai grande in Toscana [la fattoria di Isola di Laterina – 867 ettari in Valdambra – appartenuta a Leopoldo II (n.d.r.)], venne venduta dal nuovo governo italo-piemontese, il signor Sloane acquistò anche questa proprietà per evitarne il passaggio in mani estranee ed al fine, pare, di farla riavere al suo vero proprietario», una volta che questi avesse riconquistato il potere
(Wanda Gasperowicz, Michail Talalay, Memorie del conte Michàil Dmìtrievitch Boutourline, Lucca, Fazzi Pacini Editore, 2001, p. 246).
Ma su questo non mi dilungherò avendo già trattato l’argomento nell’articolo Echi… risorgimentali, pubblicato su “La Spalletta” del 28 febbraio 2015, ora in Fabrizio Rosticci, Montecatini Val di Cecina. Piccole cose di casa nostra, Firenze, Edizioni dell’Assemblea, Consiglio Regionale della Toscana, 2019, p. 327.
