Il fatto di aver conquistato nel luglio 1895 uno dei primi Comuni in Italia e l’unico della Toscana, non agevolò certamente il percorso ai socialisti di Montecatini.
Gli organi centrali e periferici di governo non mancarono da subito di interferire sulle vicende relative all’amministrazione del Comune e si prodigarono assiduamente per cercar di minare la stabilità della Giunta e la consistenza dell’apparato di Partito.
Sicuramente i socialisti non brillarono in accortezza e talvolta, spavaldamente, offrirono il fianco ai ripetuti attacchi dei rappresentanti del potere statale; certo è che si cercò qualsiasi pretesto per scardinare quel “dominio rosso” inopportunamente instauratosi nel “paese del rame”.
A meno di un anno dalla loro vittoria, in Prefettura, nell’impossibilità di fronteggiare il problema e normalizzare la situazione con interventi di carattere burocratico, già si pensava di far ricorso a provvedimenti drastici: non rimaneva che definire la giusta strategia.
Il tentativo di screditare il sindaco Barzi
Innanzi tutto si cercò di screditare a più riprese il ruolo del sindaco Barzi, un moderato a capo della Giunta Rossa. Così si pronunciava il sottoprefetto in una lettera al prefetto datata 18 giugno 1896 (ASP, Prefettura, AsC 1897-1899, B. 7, inv. 30, s. II, fasc. 3):
Il Sindaco vive in un’incoscienza continua e tutto giustifica, tutto difende, tutto spiega, ed intanto la propaganda deleteria, le influenze dannose si allargano e Montecatini è diventato un paese pericolosissimo e la cui condizione ne’ riguardi dell’ordine pubblico deve seriamente preoccupare.
Ed analizzando le cause di una situazione politica oramai considerata incontrollabile, ci offre, con la sua denuncia, un quadro abbastanza chiaro delle mire e degli espedienti escogitati per controllare e mettere un freno all’ondata rossa abbattutasi sul paese minerario. Credo valga la pena riproporla pressoché integralmente.
Le ultime elezioni generali nel Comune di Montecatini Val di Cecina, mandavano al consiglio una maggioranza decisamente socialista, fatto codesto che, note le condizioni del paese, se non sorprese certo fin dal principio preoccupò. Si confidò di poter se non altro ottenere una buona e corretta amministrazione e frenare l’influenza che gli elementi socialisti spinti del consiglio, poi entrati in gran parte nella Giunta Municipale, con la nomina di un Sindaco, che pur non professando spiegatamente idee socialiste, fosse accettato dalla maggioranza.
Ma le speranze si debbono ritenere completamente fallite. L’Amministrazione è in assoluta ed intiera balìa degli elementi più spinti e più sovversivi ed il Sindaco, nullo ed inetto, senza energia e forse pauroso, non vuole o non sa far valere in alcun modo l’autorità sua.
Nulla vien fatto che non sia istigato e sanzionato dai più caldi agitatori del paese, ai quali si è aggiunto anche il dott. Iermini Goffredo, medico condotto fin qui sorvegliato in applicazione delle leggi eccezionali, noto socialista-anarchico pericoloso ed agitatore.
[…] Legge atti, tutto vuol vedere e conoscere e con una supina alleanza tutto gli si lascia fare ed ormai si è talmente imposto che sarà difficile possa essere allontanato da quel paese dove ha trovato un campo tanto favorevole alle sue teorie ed un nucleo così forte di seguaci.
La condotta ambigua, fiacca del Sindaco sul quale non è possibile fare assegnamento di sorta, che anche nei recenti fatti ha dimostrato di non sapere o voler tenere alto il principio dell’autorità; esautorato, sospetto ai pochi benpensanti, evidentemente legato ai partiti sovversivi. Tale condotta dico necessiterebbe certo una severa lezione, ma non penso che un vantaggio si potrebbe avere sia perché tolto il Barzi che ha accettato e giurato, nessun altro potrebbe assumere l’ufficio di Sindaco a meno che la scelta, come è certo, non cadesse su un socialista, lo che sarebbe pericolosissimo.
Allo stato delle cose, si presenta impellente la necessità di tentare ogni mezzo per rompere e distruggere le influenze deleterie dell’Amministrazione dei partiti sovversivi che oggi dominano, per trovare mezzo di mettere a dovere tanti elementi pericolosissimi e ristabilire a Montecatini il principio dì Autorità ora completamente scalzato.
Propongo quindi, per tutto ciò, lo scioglimento del Consiglio comunale di Montecatini e la nomina di un R. Commissario straordinario che, a mio avviso, dovrebbe cadere su un valente ed energico funzionario di Pubblica Sicurezza.
Disordini amministrativi non ve ne sono o non sono tali da richiedere l’opera di un amministratore, trattasi di provvedimento più che tutto, ispirato a necessità di ordine pubblico e politiche e per ciò e più specialmente richiesta quella di un funzionario di P.S. Io confido che la S.V. Illustrissima condividerà tali mie conclusioni ed appoggerà presso il Ministero la mia subordinata proposta.
Le pressioni della Prefettura e il controllo sul Circolo socialista
Preso atto dello stato delle cose, il prefetto scriveva al ministro dell’Interno di ritener necessario quantomeno lo scioglimento del Circolo: «provvedimento questo che […] mi sembra legale e giustificato».
Io credo tanto urgente la presenza di un funzionario di P.S. in quel comune che, mentre si compiranno le non brevi pratiche per la istituzione dell’ufficio, prego l’E.V. di autorizzarmi a mantenervi provvisoriamente in missione un capace delegato che potrebbe essere quello stesso da inviarvisi per lo scioglimento del Circolo operaio (ASP, Ucps, Apr 1887-1901, B. 931, Miscellanea: Socialisti, Anarchici, Repubblicani, fasc. “Partito socialista di Montecatini Val di Cecina 1896-1897”, Lettera al ministro dell’Interno del 18 giugno 1896).
Pochi giorni dopo, medesima opinione veniva espressa anche dal delegato di P.S. incaricato. Annotando che gli abitanti del «centro del Comune» erano per la maggior parte socialisti, rivelava che da un po’ di tempo si tentava, pur con scarso successo, di far propaganda anche nelle campagne. I sistemi contrattuali che legavano i contadini alla proprietà terriera non erano tali da permettere l’adesione al socialismo, però – ammoniva – «ciò non toglie che il pericolo sia continuo e permanente». Quindi, ad evitare «mali maggiori», anch’egli riteneva necessario lo scioglimento del Circolo, centro strategico della propaganda e dell’affermazione del Partito (Ibid., Relazione del delegato di P.S. Gattinoni al sottoprefetto del 2 luglio 1896).
Il provvedimento, nonostante le reiterate sollecitazioni del sottoprefetto, non poté essere attuato. Non sussistevano le condizioni; oppure era difficile farle emergere.
Denunce, processi e interventi contro l’amministrazione socialista
L’offensiva riprendeva nell’ottobre 1897 e con esiti ben diversi, andando a colpire il personale fidato degli amministratori socialisti.
Michele Sbragia fu Pietro, di anni 55, segretario comunale nonché padre di Roberto studente e attivista socialista, fu denunciato con l’accusa di peculato continuato. Stesso capo di imputazione fu addebitato anche ad Alfonso Mangini di Andrea, di anni 34, guardia municipale, che per un certo periodo aveva coadiuvato il segretario nell’esazione dei tributi.
Dall’ispezione del delegato Tagliapietra risultava, infatti, che per alcuni anni non erano state regolarmente versate le somme dovute al Comune per l’occupazione del suolo pubblico da parte degli ambulanti nel corso delle fiere tenutesi nel territorio comunale; non era stato inoltre fatto uso della prescritta carta da bollo, per le domande e per le licenze (Ibid., Rapporto del sottoprefetto del 7 ottobre 1897).
Su invito del prefetto, la Giunta comunale il 19 giugno 1898 provvide a sospendere entrambi dal servizio, deliberando anche che il vice segretario Igino Fontaine assumesse la carica di segretario capo oltre alla funzione di cancelliere del giudice conciliatore già di pertinenza di Michele Sbragia (ASP, Prefettura, anno 1898, B. 44, inv. 30, s. II, fasc. 4, Affare Michele Sbragia).
Mangini fu assolto dall’accusa di correità con Sbragia, mentre quest’ultimo, il 7 giugno 1898 venne condannato dal Tribunale di Volterra alla pena di 3 mesi e 29 giorni di reclusione e al pagamento di lire 38 di multa e 67 di spese processuali; pena che fu confermata il 28 dicembre dalla Corte di Appello di Lucca, con l’incremento delle spese processuali a lire 75 (Ibid., Sentenza penale contro Sbragia Michele, 7 giugno e 28 dicembre 1898).
Sarà l’anticamera di provvedimenti ben più gravi.
Il commissariamento e la reazione socialista
Nella primavera del 1899 varie vicissitudini condussero all’invio di un commissario regio. Vicissitudini che, al termine del commissariamento, in una lunga relazione su “La Martinella” (a. II (XVIII), n. 38, 30 settembre 1898), Una lettera dei socialisti di Montecatini Val di Cecina, venivano imputate a dubbie accuse di «sperpero del pubblico denaro» e «trascuranza del servizio sanitario».
Fu comunque un invito a nozze per la stampa avversaria. «Quello che prevedevasi da molti, è avvenuto, […] ecco i grandi benefici che ha dati al nostro paese l’amministrazione socialista!», scriveva X su “Il Corazziere” (a. XVIII, n. 16, 16 aprile 1899).
Il commissario Stefano Cristiani, la cui nomina fu autorizzata dal Ministero dell’Interno il 4 aprile 1898, dette subito avvio ai provvedimenti richiesti dalle presunte manchevolezze, «spazzando dal palazzo municipale – così riporta “Il Corazziere” – certi factotum piovuti disgraziatamente in questo paese sotto la veste del pavone, mentre invece si sarebbero rivelati, a quanto dicesi, dei veri… animali da soma» (Ibid.).
La rapida inchiesta sul funzionamento dell’Amministrazione comunale portò al licenziamento immediato di Michele Sbragia e Igino Fontaine, rispettivamente segretario e vicesegretario comunale, per «le gravissime irregolarità, indelicatezze ed abusi compiuti» (ASP, Prefettura, anno 1898, B. 44, inv. 30, s. II, fasc. 4).
Fu poi rimosso dal suo incarico Alfonso Mangini, mentre lo scrivano Pinesco Zannotti che «faceva della politica in ufficio a tutto pasto, con nausea naturalmente di tutti quelli che quivi si recavano, non altrimenti che per motivi di servizio», fu indotto a licenziarsi.
Fu sciolto anche il Consiglio della Congregazione di Carità e licenziata la levatrice Antonietta Camerini della Sassa, moglie del socialista Artimino Bartolini, «sostituendola con altra levatrice, tal Emma Coli di Volterra».
Quindi si procedette alla nomina a segretario di Raffaele Ricci, e di Gino Marchionneschi a vicesegretario, della guardia comunale Bruschi Palmiro e di Carolina Trezza nei Bruschi in qualità di maestra comunale.
Venne quindi esaminata la situazione del dottor Iermini relativa all’esercizio di medico condotto.
Poiché si presentava l’urgenza di modificare il servizio sanitario in modo più rispondente ai bisogni della comunità, ma soprattutto – dichiarava il commissario – perché la condotta morale e politica del dottor Iermini lasciava molto a desiderare, si rendeva necessario prendere urgenti provvedimenti.
È noto infatti «lipidi et tonsoribus» che il Dott. Iermini non cessa mai di fare la sua propaganda aperta di principi sovversivi, fomentando l’odio di classe, con evidente nausea di tutti i ben pensanti, i quali del resto hanno il diritto di vivere tranquilli e senza lo spettro (al loro letto di dolore), di persona avversa ai più nobili sentimenti di amore alla famiglia che in sé compendia tutto l’ordine sociale (ASP, Prefettura, AsC, B. 17, inv. 30, s. II, fasc. 6).
Considerato perciò il fatto del poco lodevole servizio da lui prestato, «dappoiché non sia soltanto nei riguardi sanitari che la condotta del medico debba valutarsi ed apprezzarsi, ma ancora nei riguardi del cittadino al servizio di un Ente costituito, retto da leggi e tutelato dal Governo», fu deciso di licenziare il dottor Goffredo Iermini dall’ufficio di medico titolare della condotta del capoluogo. Incarico che provvisoriamente fu affidato al dottor Alfonso Tron di Guardistallo.
Nella comunicazione al prefetto, traspare evidente la soddisfazione del sottoprefetto per il licenziamento di quel propugnatore dei «principi socialisti, i più spinti», che nonostante le numerose diffide, avvantaggiandosi della sua condizione di medico, per di più stipendiato dal Comune, continuava «più audace nella azione sua organizzando il Partito in Montecatini, esercitando un dominio assoluto sui numerosi affiliati che nell’evenienza potrebbe spingere a qualunque eccesso» (Ibid., Lettera del 15 maggio 1899).
Mettendo fuori causa il dottor Iermini, si sarebbe inflitto un duro colpo all’organizzazione dei socialisti di Montecatini.
Ciò non accadde: il Partito socialista di Montecatini poteva contare su una struttura ormai consolidata, e non sarebbero stati certo i provvedimenti commissariali a metterla a dura prova.
Gli effetti del commissariamento infatti non avevano scalfito più di tanto la macchina socialista. Anzi, l’organizzazione risulterà rafforzata proprio dall’operato del commissario Cristiani, tanto che, a più di un mese dalle elezioni, su “La Martinella” (a. II (XVIII), n. 33, 26 agosto 1899), si poteva leggere:
Se riconquisteremo il Comune, lo dovremo in massima parte al Sig. Cristiani, il quale, coi suoi modi villani, colle sue prepotenze ed enormità è stato il nostro più attivo propagandista, tanto da disgustare tutti, e da far penetrare l’ideale nostro perfino nelle campagne, vincendo l’apatia e l’inerzia dei coloni.
Ed alla fine, grande apprezzamento per il lavoro del commissario non vi fu neppure da parte de “Il Corazziere” (a. XVIII, n. 41, 8 ottobre 1899), se l’articolo siglato Un vero amico ci rivela quanto segue:
Giunti al termine della gestione del R. Commissario di questo Comune, sig. Cristiani Stefano, io, libero cittadino e monarchico profondamente convinto, voglio accingermi ad esaminare l’opera del prefato signore, serenamente, senza preconcetti, ma unicamente guidato dall’equità e dalla verità. Certo è che il sig. Cristiani ha fatto qualcosa di buono, ma per essere veritieri bisogna convenire che il male supera di gran lunga quel poco di bene, e l’opera sua è stata piuttosto deleteria per il Comune.
[…] Voleva pacificare gli animi e non ci è riuscito, voleva annientare il socialismo ed è vieppiù rigoglioso […].
Le elezioni del 1899 e la riconferma socialista
Iniziato l’8 di aprile, il mandato del commissario straordinario andava a scadenza l’8 di ottobre, giorno in cui il presidente della Corte di Appello di Lucca aveva stabilito si dovessero tenere le elezioni amministrative.
Una votazione che, anche in questa occasione, si rivelò nettamente favorevole alla lista socialista.
Che noi dovessimo fatalmente e necessariamente vincere si sapeva; ma che la nostra vittoria fosse così imponente e così splendida questo non lo sognavamo neppure noi. In questi ultimi tempi il popolo italiano ha riportato molte e segnalate vittorie, in molte e varie parti d’Italia, ma niuna ha sorpassato quella riportata dal popolo di Montecatini.
Così “La Martinella” (a. II (XVIII), n. 40, 14 ottobre 1899) salutava la vittoria, mentre “Il Corazziere” (a. XVIII, n. 42, 15 ottobre 1899), riportando nel dettaglio il risultato elettorale, attribuiva la responsabilità della sconfitta all’operato del regio commissario.
Lo stesso sottoprefetto, pur producendo argomenti giustificativi ed elogiando «l’opera zelante e sempre retta del Signor Cristiani», dopo aver invano richiesto la proroga della gestione commissariale ammetteva come «ai risultati, in linea aziendale ottenuti, non hanno corrisposto quelli che tanto si desideravano per la ricostruzione di una amministrazione composta di elementi sani» (ASP, Prefettura, AsC, B. 17, inv. 30, s. II, fasc. 7, Lettera al prefetto del 24 ottobre 1899).
Risultarono eletti: Sani Egisto, calzolaio, con 148 voti; Barzi Alfonso, possidente, con 147; Sandroni Lorenzo, minatore, con 144; Sarperi Quintilio, minatore, con 144; Sandroni Ezio, minatore, con 141; Dani Giuseppe, macchinista, con 140; Sani Alfonso, minatore, con 140; Bruci Costantino, contadino, con 139; Sarperi Biagio, minatore, con 139; Casini Emilio, minatore, con 138; Guidi Clodoveo, minatore, con 138; Martellacci Geremia, minatore, con 133; tutti della scheda socialista. Quindi, Del Secco Casimirro, con 102; Pagani Avv. Vincenzo, con 99; Vannini Cav. Oreste, con 99; della lista monarchica. Nel seggio di Querceto il voto premiò i cinque candidati monarchici, Nannini Ferdinando, Barbieri Guglielmo, Regoli Dario, Creatini Giacinto, Bernardini Marco che ottennero 35 voti ciascuno (“Il Corazziere”, a. XVIII, n. 42, 15 ottobre 1899).
A comporre la Giunta andarono Giuseppe Dani, Egisto Sani, Ezio Sandroni e Quintilio Sarperi, mentre Geremia Martellacci e Clodoveo Guidi furono nominati assessori supplenti. Sindaco fu riconfermato Alfonso Barzi.
La nuova Amministrazione, naturalmente, operò da subito per ripristinare le condizioni precedenti il commissariamento, dando vita al programma annunciato, ma «procedendo per via di compensi ed a piccoli passi […] come richiede un Comune disgraziato come il nostro in cui tutto manca» e cercando di risolvere problemi, importantissimi e urgenti, inerenti la scuola, le strade, il servizio sanitario e soprattutto l’equa ripartizione delle tasse. (“La Martinella”, a. II (XVIII), n. 38, 20 settembre 1899, Una lettera dei socialisti Montecatini Val di Cecina).
Il licenziamento del dottor Iermini fu invalidato e il 2 febbraio 1900 il Consiglio, con 14 voti tutti favorevoli, deliberò il licenziamento del segretario, poi rientrato, del vicesegretario, della guardia Bruschi e della maestra Bruschi, provvedendo al reintegro di tutti i licenziati dal commissario, tranne Michele Sbragia che era stato condannato (ASCM, Deliberazioni Giunta dal 12 ottobre 1897 al 1° giugno 1901, Del. 52, Riammissione dottor Iermini, licenziamento dottor Alfonso Tron, Adunanza del 10 dicembre 1899, e ASP, Prefettura, anno 1898, B. 44, inv. 30, s, II, fasc. 4, Estratto deliberazione Consiglio comunale del 2 febbraio 1899).
Il cammino dei socialisti montecatinesi non si arrestava.
