Conte Guazza

Negli anni Settanta del Novecento, svolgendo già il mio lavoro di tecnico comunale a Montescudaio, mi capitava spesso di recarmi a Firenze, al Settore Urbanistica della Regione. La FI-PI-LI a quel tempo non esisteva e in genere percorrevo la strada, per me bellissima, Volterra – Colle, per immettermi poi sulla superstrada FI-SI. Un po’ perché questa strada era un percorso quasi obbligato e poi anche perché il tratto Volterra – Colle mi ha sempre affascinato. Nel percorrerla mi sentivo quasi catapultato nella “terra di mezzo” del magico mondo di Tolkien. Mentre però, mi lasciavo cullare da queste scorribande fantasiose… intravidi una scena per certi versi sconvolgente.

IL LATTE VERSATO

Si trattava semplicemente di un ribaltamento di un camion-cisterna del latte. Da un bocchettone ne sgorgava infatti a fiotti copiosi, andando così ad alimentare una fossetta stradale. Notai, in questa scena per certi versi surreale, un canino bianco e nero che sbatteva velocemente la lingua in questa provvidenziale “grazia di Dio”. Ancor più surreale era la presenza di un signore che guardava con serioso distacco lo scorrere del latte con le mani dietro la schiena. Eretto come impalato, altero con un bel cappello a larghe tese e come un aristocratico coltivatore di cotone della Louisiana, guardava il rigagnolo lattifero come lo scorrere placido del Mississipi.

Mi avvicinai, quasi in soggezione: “Tutto bene? Ma come è successo?” Girandosi lentamente come distolto dai gravi ed eterei pensieri mi degnò di uno sguardo obliquo, quasi di commiserazione, accompagnato dal solito, inconfondibile sorrisetto (per intenderci: quello tipico degli etruschi mollemente distesi sulle urne cinerarie) come solo nella Val di Cecina si riesce ancora ad intravedere e… lapidario con l’indice alzato sentenziò: “Ragazzo, non bisogna mai piangere sul latte versato!”


CAVALIERE DI SPINACE

Venni così rispedito nel mio mondo di piccolo sognatore etrusco e ripartendo, dopo qualche chilometro mi fermai per lasciarmi andare ad una risata lunga e liberatoria. Tutto sommato contento di vivere in questo pezzetto di Toscana, dove si riesce, insieme alla natura che ci circonda, a ridere ed ironizzare su tutto. Per quanto possibile anche sulle disgrazie. Dopo qualche giorno trovai il Mastridi, esperto conoscitore della Val di Cecina e dei suoi personaggi. Descrissi sommariamente quel tizio del camion del latte ribaltato e lui pronto: “Sicuramente è il conte Guazza!”

Il conte Guazza era quello dal quale il Mastridi si fece dare un passaggio in moto e dopo qualche centinaio di metri, come diceva lui: “non vedeva l’ora di cascà per scende”. Un nobile, insomma, vero e decaduto in piena regola, e come un conte Mascetti nostrano, aveva dilapidato infatti due patrimoni: “il suo e quello della moglie”. Il Mastridi non contento, per maggior precisione, lo tratteggiò ancora: È chiamato anche il grande cavaliere di Spinace, colui che riconosceva ad occhi chiusi “la m… a a tasto”. Un requisito non eccessivamente “nobile”, ma così era ricordato dal grande Mastridi. E nel citarlo non si può ricorrere certo a sinonimi troppo eufemistici. Sono sicuro che non avrebbe voluto.

© Stefano Biagini, STEFANO BIAGINI
Il latte versato, gli Etruschi, il cane e la filosofia del conte Guazza, in “Il Tirreno”, a. 02 agosto 2019