L’offensiva francese della primavera del 1799 stava per chiudersi con uno spaventoso disastro. Sembrava imminente l’invasione della Francia. Firenze venne abbandonata dai francesi e occupata dagli aretini, che abbatterono gli alberi della libertà. Il vescovo di Pistoia, giansenista, Scipione De’ Ricci, venne condotto in carcere come malfattore. I ribelli aretini e il popolo, come tutti i movimenti in tali circostanze, si lasciarono andare ad eccessi e violenze, a inevitabili ruberie e vendette personali. L’arcivescovo di Firenze, Antonio Martini, traduttore e volgarizzatore della Bibbia, riuscì a far evitare eccessi peggiori, distinguendosi come saggio pacificatore.
Giunse in Firenze la cavalleria cosacca e venne acclamata la sovranità del granduca Ferdinanda III, che si trovava in Austria, mentre venne sciolto il governo provvisorio degli aretini.
All’arrivo in Pomarance di tali notizie, venne abbattuto l’albero della libertà, come infatti il Vadorini annotò:
«Il 5 Luglio 1799 fu atterrato l’albero e bruciato perché in questo medesimo giorno entrarono in Volterra gli aretini»
ed ancora il 6 Agosto dello stesso anno
«Nella buca medesima ove era stato l’albero infame messero la S. Croce, processionalmente con tutto il Clero e Compagnie in Cappa e Torcia e concorso di Popolo, e in tale occasione dal M.to Rev Sig. Arciprete Savani Pandolfini fu letta una erudita orazione, questo fu fatto a ore 22 in venerdì».
In data 12 Settembre il nostro Cancelliere Zoroastro Saccardini riprese la sua penna e stilò la prima deliberazione secondo «l’antico sistema politico», ove si prevedevano lavori urgenti per la classe indigente del Popolo; il pagamento al procaccia Pietro Biondi; lo stazionamento per la fiera del bestiame in bocca di Possera e pagamenti per somministrazioni a individui della milizia volterrana e aretina, nonché per la Cavalleria del T. Magg Cav Marcello Fei e purtroppo venne ordinata una imposizione straordinaria da ripartirsi tra tutti i possidenti.
Furono altresì resi nulli tutti gli ordini e le leggi disposte durante l’occupazione francese.
Il ritorno all’ordine granducale a Pomarance
Il 12 settembre 1799 si riunirono a Pomarance i gonfalonieri e i priori che componevano il Magistrato della comunità. Erano presenti in numero legittimo di cinque per poter deliberare, mentre il priore Antonio Funaioli risultava assente nonostante fosse stato convocato.
Durante la seduta venne mostrato al Magistrato un importante dispaccio emanato in nome di Sua Altezza Reale, datato 1º agosto, con il quale si ordinava che nel Granducato si tornasse all’antico sistema politico ed economico e alla stessa forma di governo che esisteva prima dell’invasione francese. L’unica eccezione riguardava il comando militare delle piazze e degli altri luoghi strategici, che sarebbe rimasto sotto le disposizioni dell’autorità imperiale e sarebbe stato affidato al comandante delle truppe austriache presenti nel Granducato di Toscana.
Ricevuta questa comunicazione, il Magistrato passò alle deliberazioni pratiche. Con voto unanime – cinque favorevoli e nessun contrario – venne stanziata la somma di 1116 lire, 17 soldi e 4 denari per il riattamento della strada che da Pomarance conduce a Volterra, in particolare nel tratto presso il Palagio. Questo lavoro era stato ordinato con una precedente deliberazione del Magistrato del 1º giugno 1799 e aveva anche lo scopo di dare lavoro alla parte più povera della popolazione che in quel periodo si trovava senza occupazione, almeno fino alla nuova raccolta agricola. Il pagamento doveva essere effettuato a maestro Antonio Bellucci, secondo la nota da lui presentata.
Successivamente venne stanziata la somma di 6 lire, 13 soldi e 4 denari da pagarsi con i consueti mandati al procaccia Pietro Biondi, come rimborso delle spese sostenute per far inserire nella Gazzetta la notizia della consueta fiera di Possera e della festa di ringraziamento per la liberazione della Toscana dalle truppe nemiche.
Fu poi stanziata la somma di 32 lire e 10 soldi per coprire le spese sostenute in occasione della tradizionale fiera del bestiame alla Bocca di Possera, che si era svolta nei giorni 28, 29 e 30 agosto 1799. Le spese riguardavano vetture, cibarie e altre necessità sostenute dai deputati Giovanni Domenico Bartolini e Giovanni Battista di Domenico Biondi, secondo la nota presentata. Il Magistrato ordinò che la somma fosse loro rimborsata secondo l’uso consueto.
Venne inoltre approvata la spesa di 56 lire, 1 soldo e 8 denari per le somministrazioni fatte a diversi individui appartenenti alla milizia volterrana e aretina durante il loro transito da Pomarance, su ordine dei rispettivi ufficiali.
Fu anche approvato il pagamento di 43 lire, 6 soldi e 8 denari sostenuto dal camarlingo della comunità per la fornitura di biada e fieno a Girolamo Mugnaini, destinati al mantenimento del tenente maggiore cavaliere Marcello Fei e di alcuni reparti di cavalleria durante il loro passaggio. Il pagamento era giustificato da una nota firmata dall’ufficiale Norchi, al servizio delle armi imperiali.
La deliberazione fu firmata dal gonfaloniere Giovanni Domenico Bartolini.
La determinazione del Senato fiorentino
In quello stesso periodo venne resa nota anche una determinazione del Senato fiorentino. Il Senato dichiarava che l’invasione delle truppe francesi nel Granducato non poteva in alcun modo essere considerata una vera conquista, nemmeno temporanea. La nazione toscana, fedele al proprio sovrano il granduca Ferdinando III, si era infatti liberata dal nemico grazie anche alle vittorie dell’armata imperiale.
Per questo motivo il Senato riconosceva come violente e ingiuriose tutte le ordinanze, le leggi, i proclami e gli ordini pubblicati in Toscana dai commissari civili e dai comandanti militari francesi o da altri funzionari che agivano per loro incarico.
Il Senato affermava inoltre che l’autorità delle istituzioni toscane non era mai stata realmente interrotta e dichiarava quindi che tutte le leggi, i proclami e gli ordini emanati durante l’occupazione francese erano nulli e privi di valore legale fin dall’inizio. Per quanto riguardava gli effetti prodotti da quelle disposizioni e gli atti compiuti durante il periodo dell’occupazione, si stabiliva che si dovessero applicare le leggi patrie e i principi della ragione.
Da questa dichiarazione generale venivano però esclusi gli atti relativi all’amministrazione della giustizia. Anche se formalmente nulli, essi venivano comunque confermati e ratificati per quanto riguardava la giurisdizione e le procedure, anche nel caso in cui fossero stati emanati da giudici nominati dai commissari francesi. Restavano comunque validi i rimedi ordinari e straordinari previsti dalle leggi vigenti. Si ordinava infine che questa determinazione fosse registrata negli archivi, nei protocolli e nelle filze degli atti dei magistrati e dei tribunali del Granducato.
Il documento era firmato da Federico De Ricci, luogotenente.
L’imposizione straordinaria del 19 settembre 1799
Il 19 settembre 1799 venne poi pubblicata una notificazione per un’imposizione straordinaria. In base alle disposizioni di Sua Altezza Reale contenute nell’editto del Senato fiorentino del 12 settembre 1799, trasmesso con lettera della Camera della Comunità di Firenze, veniva ordinata una tassa straordinaria corrispondente a un’annata della tassa di redenzione, da ripartire tra tutti i possidenti della comunità.
Tutti i contribuenti proprietari dei comuni appartenenti alla comunità di Pomarance dovevano quindi versare la loro quota al camarlingo della comunità. Il pagamento doveva essere effettuato in tre rate uguali: la prima entro la fine di settembre, la seconda entro la fine di ottobre e la terza entro la fine di novembre. In caso di mancato pagamento si sarebbe proceduto all’esazione secondo le procedure previste dai regolamenti vigenti.
La notificazione veniva emanata dalla Cancelleria di Pomarance e firmata dal cancelliere Zoroastro Saccardini.
La notizia del ritorno della truppa volterrana
Il cronista Vadorini segnala inoltre che il 22 settembre 1799, in serata, tornò a Pomarance la truppa volterrana comandata dal cavaliere Marcello Inghirami Fei. Secondo la notizia riportata, questa truppa si era impadronita di Livorno ed era stata accolta con applauso universale.
Le spese per il passaggio della cavalleria volterrana
Il 27 ottobre 1799 il Magistrato approvò un’ulteriore spesa. Con voto unanime venne riconosciuto il pagamento di 329 lire, 5 soldi e 4 denari, sostenuto dal camarlingo della comunità per le numerose razioni di denaro, biade e altri generi distribuite ai soldati della cavalleria volterrana comandata da Marcello Inghirami.
Queste spese erano state effettuate in occasione del passaggio della truppa nei giorni 22 e 23 settembre, quando i soldati, provenienti da Massa, stavano rientrando a Volterra. I pagamenti risultavano documentati dai buoni firmati dai sergenti Norchi e Spagnoli, appartenenti alle compagnie Guarnacci e Gardini, e dalla nota di 172 lire e 12 soldi presentata da Francesco Cinci per la fornitura di biade, fieno e altri generi. Tutta la documentazione risultava firmata anche dai deputati incaricati degli approvvigionamenti per le truppe, dottor Giovanni Battista Biondi e Antonio Funaioli, così da permettere in seguito il recupero delle somme pagate.
