Edifici non più esistenti

Dogana del Sale

Fino a poco prima della fine della Seconda Guerra Mondiale, nello spiazzo dove oggi è distribuito il marciapiede e la pensilina dei bus, in continuo con Palazzo Inghirami vi si trovava un altro edificio: la Dogana del Sale. Si trattava di un grande magazzino e venne costruito nei primi anni del Seicento; era destinato alla raccolta del sale estratto nelle moie di Saline prima della sua partenza per Firenze, dove veniva commerciato. Il deposito fu costruito quando il sale divenne un monopolio sotto il controllo del granduca, prima di allora l’estrazione e la vendita erano controllate dal comune di Volterra che possedeva una prima dogana del sale posta nel Borgo dell’Abate, l’attuale Via Sarti.

L’edificio fu ristrutturato in occasione dei lavori di metà Ottocento, in quell’occasione venne allargato e furono costruite nuove stalle, cisterne e magazzini; nella prima metà del Novecento per necessità definite dal periodo storico a cui si andava incontro fu trasformato in una caserma e occupato dalla 89° legione “Etrusca” della milizia fascista.

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Coordinate e carattere del luogo
IndirizzoPiazza Martiri della Libertà
Lat43.400784
Long10.859186
Iconicità2/5Interessante
Scoperta4/5Poco conosciuto
Contemporaneo

Allo Scoppio della Caserma

10 min0 €Esterno
VolterraCentro
Sempre Aperto
Influenza della pioggia
💧💧💧💧💧
Moderata

Con pioggia leggera si può fare, ma l’esperienza cambia.

Fatica della visitaNessuna fatica

Tappa molto semplice, adatta anche a una visita rilassata.

Completamente accessibile: tappa adatta anche a chi cerca un percorso facile.

Con il cane è una tappa ideale: facile da vivere e molto adatta agli animali.

Può offrire qualche scorcio interessante, soprattutto con la luce giusta.

Con bambini è abbastanza adatta: meglio viverla con tempi tranquilli.

Vista esterna: Vale la visita anche solo dall’esterno.

L’incendio e la tragedia

Lo scoppio della caserma

La caserma fu distrutta nelle ultime battute della cosidetta Battaglia di Volterra, durante lo scontro tra i tedeschi e gli americani, a seguito di una tremenda esplosione. Ancora oggi non sono note le cause della tragedia. La caserma aveva preso fuoco e mentre la popolazione era febbrilmente impegnata a domare l’incendio l’edificio saltò in aria. In quella deflagrazione, che fu così forte da catapultare pietre e macerie fino alla Porta all’Arco, morirono otto civili volterrani. Fu grazie all’opera di volenterosi cittadini che il Palazzo Inghirami non venne distrutto dall’incendio che si era propagato dalla contigua caserma e che seguì l’esplosione.

Due lapidi installate in un’aiuola a lato destro della piazza spiegano il nome della piazza e ricordano i morti di quella notte. Lo scultore Mino Trafeli vi espose un monumento a memoria imperitura della tragedia volterrana e, più in generale, di quella della guerra.

Nell’incendio rimasero uccisi Arnaldo Bianchi, Nello Costagli, Averardo Fiaschi, Sergio Mendici, Francesco Raffini, Corso e Renzo Ricci e Giulio Spinelli.

BIBLIOGRAFIA
A. FURIESI, Piazza Martiri della Libertà, in “Dizionario di Volterra / II, La città e il territorio: strade – piazze – palazzi – chiese – ville e opere d’arte del volterrano”, Pacini, 1997, pp. 446-448