Ci sono momenti nella storia di una comunità in cui la paura, la fede e il senso collettivo si fondono in un unico gesto. A Radicondoli, tra il Quattrocento e il Cinquecento, questi momenti presero forma nei cosiddetti “Voti”: solenni promesse pubbliche, pronunciate dal popolo e sancite dal Comune, per chiedere protezione divina contro calamità che minacciavano la sopravvivenza stessa del borgo.

Non si trattava di semplici atti religiosi, ma di veri e propri impegni civili e spirituali, regolati, finanziati e tramandati nel tempo come leggi della comunità. Dietro ogni voto si cela una storia di paura – la peste, la guerra, l’assedio – ma anche di identità collettiva, di ritualità condivisa e di un legame profondo tra istituzioni e fede.


VOTO CONTRO LA PESTE

Il 1° novembre 1478 per rogito di Filippo fu Giuliano Corsoni notaio, fu steso e pubblicato l’Atto del voto, che il Comune di Radicondoli fece per essere liberato dalla peste, che dilagava e si estendeva da per tutto all’intorno, e che “molestava e offendeva i Cristiani”.

Perché ne fosse preservato il popolo del Castello di Radicondoli fu convocato solennemente de mandato dell’uomo Filippo Vicario e Commissario a mezzo del suono della Campana e per la voce del Banditore sono tubae premisso il Consiglio Generale della Comunità e furono convocati gli uomini di detto Castello.

Dopo i colloqui, le discussioni e le arringhe fu stabilito che per mezzo della Comunità e gli uomini di detto Castello si fecesse voto dinanzi a Dio e alla Beata Vergine e Beato Sebastiano di celebrare ogni anno nella Chiesa Maggiore la festa di S. Sebastiano, per la devozione dei santi Fabiano, Sebastiano e San Rocco, con Messe, solenne Officio e Processione.

Si dovevano spendere ogni anno della detta festività fino a 10 libbre (di cera) e 12 denari; dei quali metà per la cera ad onore del Corpo di Cristo e Messe, soldi 5 per ogni Sacerdote che celebrasse in detta Chiesa e il resto pro honorando Sacerdotes. Si disponeva anche di porre una Cassetta per le elemosine sopra l’Altare dell’Opera e di eleggere Priore due donne, che andassero per il Castello questuando in denaro, da porsi poi nella cassetta, al fine di fare con esso una tela o statua di S. Sebastiano da porsi nell’Altare dell’Opera di detta Chiesa. Si stabiliva infine una pena pecuniaria per i negligenti a celebrare detta festività.

Terminata la seduta i sopra detti Priori e Consiglieri del Maggiore e Minore Consiglio andarono nella detta Chiesa e fecero detto voto e promesse a Dio, alla Beata Vergine e a San Sebastiano con grandissima devozione. Il tutto per esteso si legge nel Volume degli Statuti della Terra di Radicondoli, dello Stato Senese, a foglio 115.


VOTO CONTRO GLI SPAGNOLI

Nello stesso Volume a foglio 153 si trova un altro Voto, fatto il 10 dicembre 1531, essendo Pontefice Massimo Clemente VII, Carlo V imperatore regnante e Lattanzio Credi Commissario, in luogo di Vicario della Comunità di Radicondoli.

Il Voto fu fatto dalla Comunità e dagli Uomini della Terra di Radicondoli per essere stati liberati “dalle mani degli Spagnoli, che erano venuti con l’esercito alle mura del Castello con grandissimo impeto e sete di preda”; il Voto si doveva sciogliere ogni anno e in perpetuo al 20 di marzo (altrove il 19) in onore di S. Giuseppe.

Si onorava il Santo con Messe, processione e offerte di cera. Si comminavano ugualmente pene pecuniarie ai non “solventi quella legge comunale”, che diventava, come la precedente, parte integrante del Volume delle Costituzioni.


Non so fino a quando furono sciolti e osservati questi Voti; certo è che di fronte al preambolo

Nel nome della Santa e Individua Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen. A suo onore e gloria sempiterna, e della Beata Madre sempre Vergine, sua Madre, e dei Santi Martiri Fabiano, Sebastiano e di San Rocco, per le cui preghiere e meriti il popolo del Castello di Radicondoli sia liberato in perpetuo dalla peste e da ogni male. Amen.

si trova una Lettera rimessa il 19 gennaio 1874 al Parroco Magrini Giovacchino, dal Sindaco di allora Carlo Bizzarrini, di questo tenore:

Non avendo questo Consiglio Comunale nella discussione del preventivo 1874 approvato lo stanziamento per funzioni religiose a carico municipale, il sottoscritto partecipa a V.S. Rev. che questa Amministrazione non corrisponderà più né la spesa per il Predicatore quaresimale né quella per le feste di S. Fabiano e Sebastiano e della aspettazione del parto, né alcuna altra che sia relativa al Culto.

E così la pietà dell’antico popolo della Terra di Radicondoli, trovò nel “nuovo” la sua fine, almeno in fatto di… voti.

L’Araldo, ANGELO SANTARELLI
I voti di Radicondoli, in L’Araldo, a. 26 marzo 1972