Tradizione, qualità alimentare e sostenibilità territoriale

Dalla castagna alla farina

Nel contesto dell’alta Val di Cecina, specialmente nei Comuni di Montieri e di Castelnuovo, i seccatoi per castagne rappresentano un sistema agro-forestale tradizionale di grande interesse etnografico e tecnico, fondato su pratiche di essiccazione a bassa temperatura che consentono la conservazione del frutto e la sua trasformazione in farina. Il principio alla base del processo è la riduzione controllata dell’umidità interna del seme, ottenuta attraverso un’esposizione prolungata a calore indiretto e fumo, generati dalla combustione lenta di legna di castagno.

La tecnica del cosiddetto “fuoco morto” evita la presenza di fiamma viva e mantiene condizioni termiche stabili, generalmente comprese tra i 35 e i 45 °C, limitando fenomeni di carbonizzazione e preservando le caratteristiche organolettiche.

Il sistema costruttivo dei seccatoi, con solai in graticci lignei sopraelevati, favorisce una diffusione uniforme del calore e la ventilazione naturale, elementi essenziali per prevenire muffe e fermentazioni indesiderate. Dal punto di vista chimico, l’essiccazione induce una concentrazione degli zuccheri e una modificazione dei composti aromatici, contribuendo alla formazione del tipico profilo sensoriale dolce e leggermente affumicato.

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Tra i boschi della Valdicecina

Alla ricerca degli ultimi seccatoi

Se i seccatoi non sono stati abbandonati o trasformati in piccole abitazioni, la continuità di questo patrimonio immateriale dipende quasi esclusivamente dalla trasmissione intergenerazionale delle competenze tecniche. In un’ottica contemporanea, tali pratiche possono essere interpretate come modelli virtuosi di economia circolare e valorizzazione delle filiere corte, capaci di coniugare tradizione, qualità alimentare e sostenibilità territoriale. Tuttavia, questi principi non sempre riescono a incidere sulla sensibilità delle nuove generazioni, spesso distanti da una visione così radicata nel lavoro manuale e nei tempi della natura.

Quando però questo passaggio avviene, si apre la possibilità di riscoprire uno degli scenari lavorativi più autentici e suggestivi dei nostri boschi. L’immaginario delle fiabe, la piccola costruzione isolata, il camino che fuma tra gli alberi, il silenzio interrotto solo dal crepitio del fuoco, smette di essere una suggestione d’infanzia e prende una forma più concreta. Perchè è esattamente così che si presenta un seccatoio in Val di Cecina.

L’ultimo seccatoio attivo nel Comune di Montieri

Seccatoio di Pelliccino

Ad esempio, il Seccatoio di Pelliccino rinasce da un legame profondo con la terra e da un progetto coltivato nel tempo da Francesco e Andrea, cresciuti all’interno di una famiglia che da generazioni si dedica alla cura dei castagneti. Fin dall’infanzia hanno affiancato i nonni nelle attività stagionali, dalla raccolta delle castagne alla preparazione degli innesti, apprendendo un sapere antico fatto di gesti precisi e conoscenze tramandate. Negli ultimi anni, con uno sguardo rivolto al futuro ma radicato nella tradizione, hanno acquistato il terreno e il seccatoio, ricostruendolo e riportandolo in funzione.

Il loro impegno punta a una visione più ampia della castanicoltura: migliorare i processi di lavorazione, valorizzare il prodotto e creare una filiera completa direttamente sul territorio. In questa prospettiva si inserisce il progetto di realizzare un mulino, per trasformare in loco le castagne essiccate, e di avviare un castagneto didattico, pensato per accogliere scolaresche e appassionati, trasformando così l’esperienza agricola in occasione di conoscenza, divulgazione e riscoperta culturale. Se vi trovate nelle zone di Gerfalco, il seccatoio è visitabile.