Meta di numerose passeggiate
La Croce di ingresso a Montecatini
La Croce, oggi seminascosta tra le frasche, accoglieva un tempo chi entrava nel paese provenendo dalla SS-439 Sarzanese-Valdera, segnando simbolicamente l’inizio di Montecatini. Per generazioni, quasi per naturale consuetudine, il passeggio dei montecatinesi si snodava dalla Croce fino al Ponte, lungo un percorso semplice ma profondamente radicato nella vita quotidiana.
Era un’abitudine lenta, fatta di incontri, saluti e soste, in cui il camminare aveva il valore del ritrovarsi. Col passare degli anni, però, i tempi sono cambiati e con essi le abitudini. Oggi la Croce non è più una meta spontanea di passeggiata, e su quel versante il confine ideale si ferma al Parco della Rimembranza. Anche il tragitto fino al Ponte, un tempo così familiare, è diventato una consuetudine per pochi.
Restano i luoghi, immobili e silenziosi, a custodire la memoria di un paese che si muoveva a piedi, scandendo il tempo con passi lenti e condivisi. Ma solo questi, perché al momento la sua storia, le volontà della sua installazione su quel preciso versante restano al momento ignote, o perse.
Croce di ferro ad alta quota
Il sodalizio tra Targioni e Schneider
A Montecatini piacciono le croci, o almeno, danno loro grande importanza. Non a caso, avvicinandosi al paese di Montecatini, lo sguardo è inevitabilmente catturato dalla mole imponente di un’altra croce. E’ quella che svetta sulla cima del monte dominante la miniera di Caporciano, a 591 metri di altitudine, come segno visibile e simbolico sulle vallate dell’Era e del Cecina.
Eretta nella seconda metà dell’Ottocento, l’idea della Croce nacque qualche anno prima durante la festa della Madonna. Durante questo evento profondamente religioso e comunitario per i montecatinesi il vescovo Targioni celebrò un solenne sermone e distribuì il pane degli angeli a circa trecento persone. Ospitato successivamente nella villa Sloane presso la miniera, il vescovo concordò con il proprietario e direttore Schneider la realizzazione di una croce in ferro, fusa nelle officine Masson di Colle Val d’Elsa. L’opera fu collocata sulla vetta del Poggio e poi solennemente benedetta.
Alla base della Croce resta incisa una dedica che ricorda come quel segno di redenzione fu innalzato dai proprietari della miniera di rame sottostante, a testimonianza del legame profondo tra fede, lavoro e territorio.
