L’arte di Lopez
Un murales dedicato a Pupo
La murale “La pietra degli dei”, opera di Nico Lopez Bruchi, è stata accolta con grande entusiasmo e partecipazione dalla popolazione di Borgo San Giusto e da tutta la città. La quarta tappa del progetto TUCC, Tuscany’s Urban Colors Correction, cofinanziato dalla Regione Toscana, aveva coinvolto i Comuni di Pontedera, Firenze, Capannori e Chianciano Terme, i quali hanno voluto creare una “Rete delle città colorate” per promuovere la realizzazione di interventi di riqualificazione urbana, in contesti popolari e in spazi pubblici degradati, attraverso la spray art.
Il soggetto dell’opera è ovviamente Aulo Grandoli, uno dei rappresentanti più originali della tradizione artigiana volterrana, colto nell’atto della creazione di un ancora di alabastro, oggetto che rappresenta, per Nico Bruchi, Volterra, con un duplice significato, come il peso che si porta costantemente dietro ma anche come ciò che gli da la salvezza quando è in preda alla tempesta. Un bellissimo murales.
Artigiani
La piccola bottega di Aulo Grandoli
La sua casa-laboratorio lungo le Mura vedeva un viavai continuo di persone che accorrevano ad omaggiarlo fra un bicchiere di vino, un «macchiatino» e quella chiacchiera pepata e mordace che i volterrani come il Pupo avevano nel loro patrimonio genetico. Il suo laboratorio era ricolmo di oggetti d’uso quotidiano e creatività, polvere e arte. Nelle sue vene scorreva una mistura sacra di polvere, estro e sudore. Aulo Grandoli, detto il Pupo era il più anziano ed esperto alabastraio volterrano della seconda decade del nuovo millennio.
Protagonista delle sue opere era la fauna: scene di caccia, cavalli al galoppo, uccelli nell’atto di spiccare il volo, cani in movimento, poderosi cinghiali nei quali avviene l’attimo del muoversi. Sugli scaffali ci sono opere finite o volutamente abbozzate che Aulo metteva li e riprendeva quando ne aveva voglia. Un uomo libero da schemi e facili richiami turistici che abbondano invece nelle vetrine luccicanti dei negozi di alabastro del centro storico.
Cento anni di esperienza
Una famiglia votata all’alabastro
Con cento anni alle spalle la famiglia Grandoli ha sondato diverse tecniche di produzione alabastrina. Il babbo di Aulo, Emilio, era tornitore e propendeva per la tecnica dello scorollamento, la precisione era tutto. Il fratello maggiore Valdo era forte per scatole e colonnine, per oggetti geometrici predefiniti, più al servizio della funzionalità che all’arte. L’altro fratello Velio invece aveva uno spirito più creativo ed era opposto a Valdo. La nipote Elisa infine è appassionata alla raffigurazione artistica di nature morte e oggetti da arredamento. Ad ognuno il suo stile, ma il fatto di averli maturati nella solita famiglia ha dato loro un vantaggio nella visione del mercato.
La passione è di casa, produzioni raffinate e disegni esclusivi. È l’innovazione e la capacità di sperimentare la buona pratica che la famiglia Grandoli ha custodito gelosamente negli anni, arrivando fino ai giorni nostri.
In territorio di Contrada
Contrada San Giusto
La Contrada di San Giusto, un tempo sviluppata attorno alla chiesa di San Giusto al Botro e al Piano della Guerruccia, oggi non esiste più nella sua forma originaria a causa delle frane che nei secoli hanno inghiottito l’antico borgo e le chiese storiche. Il territorio è stato ricollocato più in alto su Monte Alboino, dove sorge la moderna chiesa di San Giusto, e prende oggi il nome di Borgo San Giusto, comprendendo anche le zone un tempo note come Prato Marzio, Montebradoni e Val Guinizinga. Storicamente la contrada era attraversata dalla via per Pisa e comprendeva numerose abitazioni, torri private e fonti importanti, mentre le opere difensive erano costituite dalle mura etrusche e da alcune torri isolate, tra cui l’ultima rimasta, la Torricella.


