La nostra volontà di descrivere storia e forme del culto della Vergine Maria della Diocesi di Volterra ci mette in grado di conoscere episodi che la polvere degli archivi conserva pressoché ignoti a tutti meno che a qualche parroco o cultore di storia che ha il coraggio di curiosare fra “le antiche carte”.

Come saggio che la nostra inchiesta, con la collaborazione di tutti, può far conoscere, pubblichiamo la cronaca della incoronazione della Madonna della Mercede, avvenuta a Radicondoli il 20 Settembre 1708.

È tratta da un Brogliaccio del Monastero Agostiniano, che la paziente ricerca del Proposto Can.co Angelo Saltarelli ha messo a nostra disposizione. Il popolo di Radicondoli riserva alla venerata immagine della Madonna della Mercede una festa annuale la domenica dopo il 24 Settembre; la continuità di questo culto ha una sua tappa importante nel gesto solenne della incoronazione che, con stile notarile, una anonima cronista del Monastero ha descritto nel documento che ora pubblichiamo.


A dì 20 Settembre del sopraddetto Anno 1708

Il 20 settembre 1708, essendo stato stabilito dal reverendissimo proposto Francesco Spetij di Radicondoli di procedere alla solenne incoronazione della Santissima Vergine della Pieve Vecchia, e ottenute tutte le necessarie autorizzazioni, la sera di giovedì 20, verso le due di notte, l’immagine fu condotta al monastero.

Vi giunse accompagnata dallo stesso proposto Francesco Spetij, confessore delle monache, insieme al signor Michele Giovacchino Saccardini, al canonico Girolamo Ambrogiani e al sacerdote Angelo Spetij. I quattro sacerdoti consegnarono la sacra effigie nelle mani della superiora, suor Maria Giuditta Barletti, e della reverenda madre suor Clarice dei Conti d’Elci, priora.

Dopo aver chiuso la porta in silenzio, il quadro fu scoperto dalle suore più anziane e, con una processione accompagnata dal canto delle litanie e da circa 56 lumi, venne portato all’infermeria e quindi nei dormitori delle suore ammalate. Successivamente fu condotto nel coro, su un altare preparato, dove rimase esposto all’adorazione per tutto il sabato.

Nei tre giorni si svolse una vera e propria gara di lumi, che arrivarono fino a 72 contemporaneamente; furono inoltre raccolti quattro vezzi di perle, denaro e cera. In memoria dell’evento furono offerti anche una camicia, un cordone e un amitto, donati dal monastero come elemosina.

Il sabato, verso le ore 22, l’immagine fu riportata alle suore ammalate e poi alla porta, per essere collocata in un bellissimo tabernacolo. Fu dato avviso che fino all’una di notte non si sarebbe proceduto alla restituzione, e così tutte le monache attesero con i lumi accesi fino a quell’ora.

All’una1 arrivarono i soldati con le trombe e l’illustrissimo canonico Cesare Incontri, in vece del vescovo, insieme al clero. Vestiti con cotte e torce, giunsero in un profondo e solenne silenzio alla porta, dove tutte le religiose erano rimaste in ginocchio ad attenderli.

Restituita la santa, venerabile e antica immagine, la porta fu richiusa, e il tutto si concluse in clima di festa solenne.

Il giorno seguente di Domenica dovendo andare alla Pieve passò prima in nostra Chiesa condotta in barella dai Canonici; il Baldacchino era portato dall’Illustrissimi Signori Conte Achille Antonio d’Elci, Signor Conte Emmanuello d’Elci, Signor Conte Cosimo d’Elci, e Signor Conte Arturo Antonio d’Elci.

Arrivata in Chiesa di Santa Caterina Vergine e Martire posta in apparato alto da terra fu dai musici fatto salve con due violoncelli, sei violini, due trombe e gravicembalo, dal Signor Girolamo Chiti Sanese, Maestro di cappella, fu intonato Deum esset Rex poi finita tutta la detta Antifona raddoppiate le sinfonie, seguì il coro di sette cantori In te Domina speravi non confundar i Aeternum, venne raddoppiata la terza volta in suono e canto; dall’Illustrissimo Signor Canonico Cesare Incontri (letta) l’oratione della SS.ma Vergine quelli quattro Assistenti bendissero le Religiose e si inviarono alla Pieve circa l’hore 23; il lunedì tutti i suddetti Musici sanesi tornarono a fare un’armonia di suoni e canti all’hore 23 e mezzo.

Laus Deo Virginique Marie.
(c.207 v e car.208 r).


La cronaca dell’Incoronazione come si sarà notato, ci è giunta attraverso le grate di un Monastero, la pia monaca agostiniana, premurosa di notare tutti i particolari di un avvenimento insolito, si collega così con le consorelle del Monastero e con i fedeli di Radicondoli, ai quali tramanda la memoria di amore alla Vergine, che i secoli non devono raffreddare.

L’Araldo, ANGELO SANTARELLI
L’Incoronazione della Madonna della Mercede in L’Araldo, a. 22 agosto 1971
1 Era l’Ave Maria della sera che suonava in varie ore a seconda delle stagioni dell’anno, detta anche campana per gli sperduti nei boschi circostanti; suonava un’ora prima dell’ordinotte che era la preghiera per i morti.