Sono delle “spighe” che si trovano qua e là nel modesto “campo” dei Libri storici parrocchiali. Interesseranno pochi, forse nessuno, ma scommetto che qualcuno1 per curiosità o per… dispetto le raccoglierà, le stritolerà e farà un po’ di farina, che impastata con l’acqua della lettura, darà forse forma ad un piccolo pane di un colore svariato e sapore avariato. A me, parroco da ormai trent’anni di questa antica Terra castellana, hanno dato un tale gusto e un tale sapore, sì da formare in me un certo senso filosofico della Storia, che è e rimane Maestra della vita, purché gli scolari sappiano imparare la lezione.
I Pifferi
Ci volle una legittima e canonica adunanza capitolare per concedere alla Compagnia di S. Macario di poter sonare “li flauti rustici” (pifferi e cornamuse) alla processione ecclesiale, che si teneva prima della Messa cantata, in onore del Santo, che solitamente si festeggiava la quarta domenica di Maggio.
Ad istanza di Messer Florindo Berlinghieri legnaiolo e uno dei Fratelli della Venerabile Compagnia, eretta e fondata nella Chiesa e Pieve di S. Giovanni Battista fuori della Terra di Radicondoli, il M. Rev. Girolamo Bindi, come canonico più anziano, indisse l’adunanza per la domenica 18 maggio 1636.
Il Proposto Bambi Pietro, capo del Capitolo, era partito la mattina precedente dalla detta Terra “per la volta della SS.ma Madonna di Loreto, per quella santa Casa visitare”.
E coram2 Capitolo lo stesso Messer Florindo espose le ragioni per le quali
si lasciassero sonare li suoni rusticali [cioè pifferi e cornamuse], siccome hanno usato detti Fratelli di detta Compagnia per sonare a dette funzioni ecclesiastiche di detta festa [com’asserì] da doppo che è eretta della Compagnia [cioè 1569]. Ciò per maggiore solennità e devozione del Popolo e dei Fratelli, e parimente dei contadini, che la maggior parte sono di loro et della Compagnia dalli medesimi essere tenuta su con l’elemosine et sostenuta, et perché ancho non si tramuti detta festa et non nascha qualche tumulto per non volersi lasciar sonare li detti Suoni di Pifferi e Cornamuse.
Dopo questa arringa da Pubblico Ministero Messer Florindo fu licenziato. E dopo un lungo confronto tra i canonici, presa in esame la richiesta e al fine di evitare tumulti, il suddetto canonico Bindi consigliò e propose che si permettesse di suonare, durante le funzioni ecclesiastiche della festa, soltanto i piccoli flauti rustici. Stabilì inoltre che, durante la processione, tali strumenti e suoni precedessero la Croce della Compagnia di San Maccario, che apriva il corteo, e che non si mescolassero con il resto della processione.
Fu inoltre disposto che non si eseguissero musiche da ballo o ritenute lascive e che non fosse consentito l’uso di pifferi e cornamuse, considerati strumenti troppo rumorosi, anche perché gli stessi suonatori erano soliti utilizzarli nello stesso giorno durante i balli e, soprattutto, eseguivano per lo più musiche da danza, contrarie alle disposizioni della Chiesa.
Si precisò infine che tale concessione veniva fatta nei limiti delle competenze del Capitolo e della sua autorità, senza intaccare quelle superiori, alle quali si doveva fare riferimento in ogni caso e attenersi alle loro disposizioni nel modo migliore.
La decisione ebbe valore solo per quell’anno, come semplice autorizzazione temporanea, e fu concessa esclusivamente per la Compagnia e la sua processione e festa, senza estendersi ad altri casi.
Il lettore sorriderà: sono passati 4 secoli e quanto allora era motivo di discussione torna ad essere motivo di contrapposizione. Allora si discuteva di pifferi, oggi di chitarre! Davvero l’uomo, nonostante l’evoluzione rimane sempre uomo, è cambiata caso mai, la quotazione dei Canonici.