Porta di Montecastelli
In direzione di Gabbro Bucignano
Visto da lontano Montecastelli ha un aspetto di serena e rude nobiltà, adagiato sulla cima di una quasi conica collina, circondato da verdi pinete che nel versante meridionale si sfrangiano in pascoli e coltivi. Le antiche case disposte in file sovrapposte suggeriscono un senso di riposante armonia, nei colori dipinti dal tempo, che sotto il sole lucente del mezzogiorno si tingono di riflessi dorati. Percorrendo l’ultimo tratto di strada, ripidissimo e quasi rettilineo, seguiti accanto a piccole case ed ai banchi di roccia verdastra, vellutati d’erbe grasse e di licheni. All’orizzonte le montagne dell’Appennino lucenti di neve suggeriscono lo spazio infinito.
Si entra nel paese dall’antica Porta Bucignana, così chiamata perché si apriva in direzione del castello di Gabbro Bucignano. Insieme ad alcune tracce alla base delle caste esterne che ricalcano la cinta, è una delle poche testimonianze delle mura del borgo. Si fa trovare con un arco a tutto sesto, sul quale presenta ancora un cardine superiore in pietra. Qui la vista alle spalle si allarga spaziando fino al Monte Amiata, mentre davanti si prospetta la via principale, larga meno di tre metri.

Porta di Montecastelli
In direzione di Gabbro Bucignano
Visto da lontano Montecastelli ha un aspetto di serena e rude nobiltà, adagiato sulla cima di una quasi conica collina, circondato da verdi pinete che nel versante meridionale si sfrangiano in pascoli e coltivi. Le antiche case disposte in file sovrapposte suggeriscono un senso di riposante armonia, nei colori dipinti dal tempo, che sotto il sole lucente del mezzogiorno si tingono di riflessi dorati. Percorrendo l’ultimo tratto di strada, ripidissimo e quasi rettilineo, seguiti accanto a piccole case ed ai banchi di roccia verdastra, vellutati d’erbe grasse e di licheni. All’orizzonte le montagne dell’Appennino lucenti di neve suggeriscono lo spazio infinito.
Si entra nel paese dall’antica Porta Bucignana, così chiamata perché si apriva in direzione del castello di Gabbro Bucignano. Insieme ad alcune tracce alla base delle caste esterne che ricalcano la cinta, è una delle poche testimonianze delle mura del borgo. Si fa trovare con un arco a tutto sesto, sul quale presenta ancora un cardine superiore in pietra. Qui la vista alle spalle si allarga spaziando fino al Monte Amiata, mentre davanti si prospetta la via principale, larga meno di tre metri.
Porta di Montecastelli
In direzione di Gabbro Bucignano
Visto da lontano Montecastelli ha un aspetto di serena e rude nobiltà, adagiato sulla cima di una quasi conica collina, circondato da verdi pinete che nel versante meridionale si sfrangiano in pascoli e coltivi. Le antiche case disposte in file sovrapposte suggeriscono un senso di riposante armonia, nei colori dipinti dal tempo, che sotto il sole lucente del mezzogiorno si tingono di riflessi dorati. Percorrendo l’ultimo tratto di strada, ripidissimo e quasi rettilineo, seguiti accanto a piccole case ed ai banchi di roccia verdastra, vellutati d’erbe grasse e di licheni. All’orizzonte le montagne dell’Appennino lucenti di neve suggeriscono lo spazio infinito.
Si entra nel paese dall’antica Porta Bucignana, così chiamata perché si apriva in direzione del castello di Gabbro Bucignano. Insieme ad alcune tracce alla base delle caste esterne che ricalcano la cinta, è una delle poche testimonianze delle mura del borgo. Si fa trovare con un arco a tutto sesto, sul quale presenta ancora un cardine superiore in pietra. Qui la vista alle spalle si allarga spaziando fino al Monte Amiata, mentre davanti si prospetta la via principale, larga meno di tre metri.

Porta di Montecastelli
In direzione di Gabbro Bucignano
Visto da lontano Montecastelli ha un aspetto di serena e rude nobiltà, adagiato sulla cima di una quasi conica collina, circondato da verdi pinete che nel versante meridionale si sfrangiano in pascoli e coltivi. Le antiche case disposte in file sovrapposte suggeriscono un senso di riposante armonia, nei colori dipinti dal tempo, che sotto il sole lucente del mezzogiorno si tingono di riflessi dorati. Percorrendo l’ultimo tratto di strada, ripidissimo e quasi rettilineo, seguiti accanto a piccole case ed ai banchi di roccia verdastra, vellutati d’erbe grasse e di licheni. All’orizzonte le montagne dell’Appennino lucenti di neve suggeriscono lo spazio infinito.
Si entra nel paese dall’antica Porta Bucignana, così chiamata perché si apriva in direzione del castello di Gabbro Bucignano. Insieme ad alcune tracce alla base delle caste esterne che ricalcano la cinta, è una delle poche testimonianze delle mura del borgo. Si fa trovare con un arco a tutto sesto, sul quale presenta ancora un cardine superiore in pietra. Qui la vista alle spalle si allarga spaziando fino al Monte Amiata, mentre davanti si prospetta la via principale, larga meno di tre metri.
