Se parliamo di alabastro, la prima associazione che nasce spontanea è quella con la città di Volterra, famosa soprattutto per i suoi artigiani, che sapientemente lavorano questa pietra dai colori più diversi. Qui le botteghe, imbiancate dalla polvere finissima che l’alabastro gessoso produce quando è lavorato e scolpito con raspe, scuffini e ferri a sciabola, hanno un’origine antichissima. La loro struttura e organizzazione, nel corso dei secoli, è rimasta fondamentalmente immutata, mentre la produzione degli oggetti ha attraversato fasi diverse: dai manufatti di arte sacra, come tabernacoli ed acquasantiere ad oggetti più comuni come vasi, scatole, tabacchiere, cornici o posaceneri.
Fino agli anni Sessanta del secolo scorso la maggior parte delle botteghe si trovava nel centro storico. Successivamente avvenne una forte emigrazione verso le periferie, insediando grandi capannoni, laboratori decisamente più spaziosi e meno costosi negli affitti. Agglomerati industriali si svilupparono a San Quirico, a San Lazzero e a Santo Stefano, dove in quest’ultimo risiede anche Omero Cerone, maestro tornitore.